Il mistero di Rue des Saints-Pères

Parigi innalza la sua torre,
come una grande giraffa inquieta;
la sua torre
che, giunta la sera,
teme i fantasmi.

Pierre MacOrlan, Tel était Paris

Parigi, estate 1889, la città intera è in subbuglio per l’Esposizione Universale e freme per salire sulla torre eretta da Monsieur Eiffel. Ma tra i luccichii dei padiglioni, tra i ninnoli esotici e i figuranti che alla meno peggio mettono in scena gli usi e i costumi dei popoli dalla preistoria ad oggi, avviene un fatto spiacevole: Eugénie Patinot viene punta da un’ape, si accascia al suolo e muore proprio su una delle piattaforme delle torre.

Casualmente si trova nei paraggi il giovane libraio Victor Legris e nel giro di poco tempo sotto i cui occhi s’iniziano a comporre i tasselli di una morte per nulla naturale e che soprattutto pare coinvolgere alcune delle persone a lui più care. Victor inizia dunque a indagare suo malgrado e come nella celebre incisione di Goya, fatica a tenere a bada i mostri della sua mente mentre cerca disperatamente di venire a capo di un enigma che pare coinvolgere allo stesso tempo il suo socio e mentore Kenji Mori e la sua recente e cocente passione amorosa, la giovane pittrice russa Taša.

È un giallo molto avvincente e divertente che trae linfa vitale anche dall’ambientazione fisica e temporale dell’intera vicenda. La Parigi della fine dell’ottocento è popolata da artisti di ogni genere e nel romanzo – grazie anche al personaggio di Taša – questo ambiente viene rievocato in modo plausibile, senza eccessi pacchiani, ma quel tanto che basta a farci entrare nello spirito di una città capace di sedurre e respingere allo stesso tempo e con la medesima violenza.

Completa il quadro di questa ambientazione così accattivante anche la libreria Elzévir di Victor Legris e Kenji Mori che per noi amanti (leggasi malati) dei libri e della lettura è un po’ come entrare in un mondo incantato fatto di riferimenti e suggerimenti letterari che costituiscono a tutti gli effetti una micro-storia all’interno del romanzo.
In questo vortice di scatole cinesi in salsa letteraria, è interessante notare come non ci sia mai uno sbilanciamento: dal mondo dei pittori squattrinati alle citazioni colte tratte dai romanzi, fino all’estemporanea comparsa sulla scena di Anatole France, tutto è al servizio della storia e mai il contrario.

Un equilibrio analogo si registra anche in merito alle opinioni espresse nel romanzo in merito all’Esposizione Universale: se da un lato l’autore, o meglio le autrici (Claude Izener è lo pseudonimo sotto cui si celano le sorelle, nonché libraie, Liliane Korb e Lurence Lefèvre), descrivono ampiamente come gran parte della città sia in preda all’eccitazione per questo evento, dall’altro affidano proprio al protagonista una delle posizioni più critiche in merito. Victor non nasconde la sua perplessità e in certi casi la sua riluttanza, nei confronti di un evento dalle troppe contraddizioni, capace perfino di vendere come “esotici” oggetti di chiara manifattura francese.

Un giallo ben scritto dicevo, e come ogni storia ben scritta a fine lettura lascia sempre un orizzonte oltre cui guardare.

Claude Izner, Il mistero di Rue des Saints-Pères, TEA Editore, 2007

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