L’antenato sotto il mare

Cos’è gementi schiavi
questo remar remare?
Meglio morir tra i flutti
sul biancheggiar del mare.

(Il Galeone, canto anarchico)

di Jean Rabe

Dalla copertina s’intuisce già che non è un saggio di archeologia subacquea, né tanto meno un racconto di avventurose immersioni in mari esotici; semmai è una mappa – tra storia e filosofia – tracciata sui fondali del Golfo di Trieste, disseminato come ogni altro mare di relitti navali antichi e moderni.

Questa è la cronaca di un viaggio nel vuoto, la calata in un luogo sub-reale dove resta sospeso il sistema reticolare del nostro confuso presente.

Soltanto nel Mediterraneo, è stato ipotizzato che vi sia un milione di relitti e non si può fare a meno di pensare a quante carrette del mare, gommoni e vecchi pescherecci stanno tragicamente facendo aumentare il numero dei fantasmi che popolano questo immenso cimitero sottomarino.

L’Autore ci trascina a molti metri di profondità alla scoperta dei resti e dei ricordi di naufragi lontani e vicini, condividendo le inquietudini incontrate nel proprio esplorare e interrogarsi: sul fondo giacciono rovine e relitti, in un precipitato di vissuto che in larga parte è ancora da scoprire.

Il mare, da sempre, offre innumerevoli quanto suggestive metafore, ma in tempi in cui si avvertono sbandamenti, perdite di rotta e percezioni di imminente naufragio, persino i relitti possono rivelarsi dei punti fermi, esattamente come le stelle per i naviganti.

I relitti sono soggetti perduti, segnano la posizione di un reale precedente, impongono una datazione e una localizzazione e perciò, direbbe il filosofo Paul Ricoeur, testimoniano il legame inseparabile fra la problematica del Tempo e quella dello Spazio.

Perché i relitti, come le rovine sulla terraferma, predicono la caduta di regni e imperi, ricordano la futilità delle aspirazioni umane, rappresentano la dissoluzione dell’io nello scorrere del tempo, la caducità di ogni destino. Tutto, prima o poi, affonda. E in quella che Hans Blumenberg chiamava “l’estraneità allarmante del mare” si annida il catalogo di ciò che è stato perduto per essere ritrovato, il segno dell’abbraccio tra Tempo e Storia.

Le guerre, suscitate dagli interessi economici e dagli odi nazionalisti, continuano a produrre relitti e morte su scala industriale, anche tra le onde, ben più di tempeste, uragani e maremoti. E sovente proprio in mare si preannunciano le tragedie epocali, come nel caso del piroscafo austriaco Baron Gautsch, affondato poche settimane dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale. Con esso scomparve un’umanità di oltre 130 persone: civili, donne, bambini, profughi, turisti, giovani richiamati al fronte; così come diverse erano le loro nazionalità: slavi, italiani, austriaci e persino alcuni indiani.

Scendere sul relitto del piroscafo oggi, nuotare nel blu attraverso i ponti e le strutture coperte di concrezioni, entrare nel salone passeggeri, significa visitare le stanze vuote e buie di una memoria che riporta di colpo al dramma di quel 13 agosto 1914 e invita a interrogarsi sul come e sul perchè, trasformando in monito per il futuro lo sguardo posato sul passato.

Eppure quei relitti si trovano spesso a poca distanza dalle affollate spiagge estive e dalle tranquille passeggiate sul lungomare, immersi in un silenzio apparente e nascosti da un sudario naturale di alghe e incrostazioni. Se per caso intravediamo la loro ombra, raramente siamo in grado di riconoscerli e di ascoltarli.

Mi accorgo, ancora una volta, che sto nuotando tra i fantasmi. La verità è che ne siamo circondati, ogni giorno, ovunque. Persone scomparse, amori svaniti, relazioni spaccate, incontri mancati, rimpianti. Sono questi i nostri fantasmi, e sono loro a dare senso e profondità ai nostri giorni, sono loro la connessione necessaria alla complessità del momento, qui e ora, nell’area franca dove si mischiano passato e presente.

Pietro Spirito, L’antenato sotto il mare. Un viaggio lungo la frontiera sommersa, Guanda, Parma, 2010, pp. 204, con foto e illustrazioni. Euro 15,00

Jean Rabe, tipo poco raccomandabile e frequentatore di bassifondi librari.

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