Eternamente straniero

Se si tratta di regnare, che regni la ribellione
(Sup. Marcos)

di emmerre

Nonostante il caldo, quasi centroamericano, la presentazione il 12 luglio nel contesto degli Orti urbani di Livorno, promossa dal Mercato autogestito rurale clandestino, del libro Eternamente straniero (BFS edizioni) è stata una bella occasione sia per ascoltare direttamente dalla voce dell’autore l’esperienza di “un medico napoletano nella Selva Lacandona”, sia per socializzare le ultime, preoccupanti, notizie provenienti dal Chiapas zapatista. A venticinque anni dall’insurgencia del 1° gennaio 1994, infatti, pressoché totale è il silenzio dei mezzi d’informazione, compresi quelli che a suo tempo avevano abbracciato la causa neo-zapatista e mitizzato la figura del sub-comandante Marcos.

Il libro, come annota Claudio Albertani nella prefazione storica, si legge tutto d’un fiato e racconta, in presa diretta, la radicale scelta individuale, ma con evidenti risvolti sociali, di Cippi Martinelli, simpatico medico e docente partenopeo che da 23 anni ha preferito svolgere la sua attività professionale -sia come chirurgo che come formatore – dentro quel mondo e tra quelle persone, quotidianamente protagoniste – nonostante la povertà materiale – di un ricco e diverso intrecciarsi delle relazioni umane.

Lungo questo cammino, denso di interrogazioni, colpiscono le modalità – orizzontali e paritarie – nel prendere e farsi carico delle decisioni attraverso un metodo assembleare alternativo anche alla logica delle democratiche maggioranze. Infatti, anche quando questa può apparire la strada più difficile, la ricerca del consenso è ritenuta «l’unica forma di approvare qualcosa».

Dal racconto antiretorico di Cippi, pur non volendo essere un testo politico, da questo punto di vista traspare  molto tale dimensione collettiva ma non omologante, dove gli individui sono rispettati e valorizzati in modo egualitario, in quanto «ognuno porta dentro di sé qualcosa di diverso».

D’altronde, nel suo saper mantenere sempre uno sguardo critico, lo stesso autore è consapevole di essersi guadagnato accoglienza, amicizia e rispetto, pur rimanendo sostanzialmente uno “straniero”.

Il luogo d’incontro e d’osservazione è stato – e continua ad essere – la clinica “La Guadalupana” di Oventic, in territorio liberato e controllato dall’Ezln, dove l’emergenza sanitaria è assillante realtà quotidiana, ma anche motivo di rapporti autentici di vicinanza e cooperazione.

Emblematica l’ironica riflessione di Cippi sulla difficoltà di voler starsene un po’ da soli, in quanto subito motivo della – premurosa quanto invasiva – preoccupazione di piccoli e grandi.
Il presente di questa umanità però è insidiato da ombre minacciose.
Dopo un quarto di secolo di resistenza e autonomia, le comunità indigene, assediate dall’esercito federale e da spietati gruppi paramilitari, sono gravemente in pericolo, così come testimoniato da un crescendo di scontri, uccisioni e vittime.

Il nuovo governo messicano, erroneamente ritenuto progressista, dietro i toni demagogici, sta  perseguendo una “modernizzazione” incentrata su Grandi opere devastanti per le economie locali e accresce la militarizzazione dei territori supportata dalla nuova Guardia nazionale, già mobilitata contro i migranti verso gli Stati Uniti.

Il sup. comandante Moisés, che ha preso il posto di Marcos, nel gennaio scorso ha avvisato che «adesso, vengono a distruggere noi popoli indigeni», per spianare la strada al cemento, alla speculazione, alla privatizzazione e al consumismo, avvertendo però che «combatteremo se sarà necessario».

Questa predazione, a danno dell’ambiente e dei viventi, si va compiendo attraverso le note Grandi opere in numerosi stati regionali soprattutto nel sud-est del Messico (Chiapas, Oaxaca, Morelos, Puebla, Tlaxcala, Tabasco, Yucatan…); tra queste: la realizzazione di un Corridoio multimodale transistmico, tra il Golfo del Messico e l’Oceano Pacifico; un gasdotto di 160 km; deforestazione e piantagioni per le grandi imprese dell’agro-industria; due centrali termoelettriche e una linea elettrica di 20 km, nonchè l’incremento dei campi eolici da anni avversati dalle comunità locali; autostrade; dighe; centri turistici con conseguente inquinamento delle coste, per non parlare del progetto di un infausto Treno Maya che dovrebbe portare i turisti in tour archeologico dallo Yucatan al sito di Palenque, nel Chiapas.

Rincuora comunque sapere che, anche 500 anni fa, chi invase e profanò quei luoghi e quelle montagne, oltre che con i guerrieri maya, dovette fare i conti con la maledizione di Kukulkán e Ahpuch.

 

Cippi Martinelli, Eternamente straniero. Un medico napoletano nella Selva Lacandona, Pisa. BFS Edizioni, 2018, pagine 104, con foto, euro  12.00

Per approfondire: La ribellione indigena di Claudio Albertani

 

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