Buon compleanno Maigret

«Non sono un patito di romanzi polizieschi.»
(Maigret a New York)

Il commissario Jules Amédée François Maigret  compie – letterariamente parlando – 90 anni; infatti il primo romanzo [Pietro il Lettone] risale al 1929.
Sulla sua notissima figura, anche cinematografica e televisiva, nonché sulle sue 75 inchieste e su Georges Simenon – di cui ricorre pure il trentennio della morte – si può trovare moltissimo da leggere.

L’umanità di fondo del commissario – va detto – talvolta appare appannata da certi pregiudizi (razzisti, antisemiti e sessisti) dell’autore, ma comunque emerge sempre un senso morale che non è mai moralismo, né tanto meno acritica osservanza della legge. Tanto è vero che sovente (come in Una vita in gioco) mostra rispetto per gli anarchici, mentre al contrario non nasconde la propria avversione per certa ricca borghesia (Maigret e le persone perbene).

Tra le innumerevoli quanto suggestive citazioni, forse la più significativa e attuale potrebbe essere questa (da Maigret e il ladro insolente):

«In realtà, il nostro compito principale è di proteggere prima di tutto lo Stato, il governo, qualunque esso sia, le istituzioni, poi la moneta e i beni demaniali, la proprietà privata e solo dopo, ma proprio all’ultimo posto, la vita degli individui […] Si è mai preso la briga di sfogliare il Codice penale? Bisogna arrivare a pagina 177 per trovare qualcosa sui crimini contro la persona. Un giorno farò il conto esatto, più avanti, quando sarò in pensione. Diciamo che tre quarti del codice, se non addirittura quattro quinti, si occupano di beni mobili e immobili, moneta contraffatta, falso in atti pubblici o privati, captazioni di eredità, eccetera eccetera, insomma, di tutto ciò che concerne il denaro… al punto che l’articolo 274, riguardante l’accattonaggio sulla pubblica via, viene prima dell’articolo 295, che tratta dell’omicidio volontario…».

Tra i tanti che ne hanno scritto (da Leonardo Sciascia a Francesco Recami), vi è pure Luciano Bianciardi. Col seguente articolo.

 

Il commissario è un uomo

L’eroe di un «giallo», in letteratura e poi in televisione, è quasi sempre personaggio piuttosto povero, disegnato con pochi tratti che diventano proverbiali: l’impermeabile chiaro e attillato del tenente Sheridan, i «mi oppongo» di Perry Mason. E questo perché la vicenda poliziesca tira dritto all’essenziale, dal fatto (un assassinio o un grosso furto) alla scoperta del «chi è stato»: anche certi libri di filosofia sono così, a ben pensarci, con la differenza che il fatto può essere l’universo, e il colpevole l’Io, lo Spirito, la Materia, Iddio, il Nulla.

Sheridon e Mason dunque erano personaggi rudimentali, pezzi di una macchina più o meno ben montata e funzionale, e quindi piacevano solamente agli appassionati di quel particolare genere letterario. Ora è arrivato Maigret, ed ecco che il venerdì sera alle nove si accende il televisore anche chi di solito evita i «gialli» o ci si annoia mortalmente. La differenza è in parte merito di Simenon, autentico scrittore da sempre, anche quando campa di rendita o quando sonnecchia. Ma la bontà del testo letterario di partenza. Per chi fa lo spettacolo, è un vantaggio costoso.

Perciò il merito maggiore è di chi ha portato Maigret dalle pagine dei libri allo schermo piccolo. Fabbri, Craveri, Landi, hanno capito una cosa fondamentale: che il commissario è un uomo. Corpulento, sanguigno, appassionato, Maigret ficca il naso nei fatti altrui senza mandato di perquisizione, accetta il bicchier di vino della portinaia, si ferma a comprare mezzo franco di caldarroste, si fa negare al telefono quando lo chiama il giudice istruttore, segue i funerali della vittima, che non è mai un «caso» ma prima di tutto una persona, non cerca tracce o indizi, ma semmai sentimenti, ragioni. Non spera mai di arrivare al bandolo della matassa col freddo rigore della logica, proprio perché ha capito come la natura umana non è mai rigorosa e logica, ma anzi contorta e contraddittoria.

Inteso questo, gli autori hanno fatto centro sul personaggio, e le storie sono raccontate e viste con gli occhi suoi, con uno sguardo minuzioso e appassionato, attento ai particolari obbiettivi ma anche alle ragioni del cuore umano: ecco perché appare così verosimile lo sfondo della Parigi negli anni venti, di cui a tratti ti par di sentire gli odori.

Di Gino Cervi, che con baffoni autentici e autentica pipa, incarna Maigret, si dirà solo questo: è il più bel personaggio della sua non breve carriera di attore.

Luciano Bianciardi

Le Ore, 14 gennaio 1965

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