Grazie, Mille!

Non furono anni tristi, men che mai noiosi; anzi non ci sono nella nostra storia episodi più eroicamente festosi, concitati, coloriti, persino un poco matti, di quelli che vedremo fra poco.
(L. Bianciardi, Antistoria del Risorgimento)

di Jean Rabe

Ma poi quanti erano davvero i Mille di Garibaldi? Secondo i dati ufficiali più accreditati 1089 e talvolta viene pure aggiunta Rosalia Montmasson, moglie di Francesco Crispi.
Tra i Milleottantanove si contavano almeno 78 toscani, tra i quali una cinquantina di indisciplinati livornesi di cui – secondo qualche malalingua –  Garibaldi avrebbe tentato di liberarsi a Talamone mandandoli in un’improbabile missione, via terra, contro lo Stato Pontificio.

Infatti, i “volontari” finirono in bocca ai gendarmi papalini e, dopo uno scontro a fuoco, tornarono a a casa o nel carcere livornese dei Domenicani, salvo poi ripartire per la Sicilia e raggiungere i Mille in tempo per combattere contro la dominazione borbonica.

Tra questi volontari livornesi vi era il panettiere repubblicano Carlo Olinto Andrea Pacini, classe 1822.
A distanza di oltre un secolo da quell’epico 1860, il nipote Bruno Olinto Pacini ha scritto le  veridiche memorie del nonno garibaldino, anche sulla base di racconti e documenti, creando un piacevole romanzo quasi storico, già dal titolo assai ironico: Grazie, Mille!

Nonostante diversi e più autentici diari sull’impresa dei Mille, va riconosciuto a questa narrazione la capacità di offrire un ritratto più genuinamente popolare dello spirito e della varia umanità che radunò questa Armata Brancaleone in camicia rossa che pure ha “fatto la storia”.

Eroi fuori da ogni retorica scolastica, ribelli per lo più appartenenti a ceti popolari e proletari, mossi talvolta anche da spirito d’avventura e sovente con la fedina penale – o la coscienza – non propriamente candide; per di più, politicamente assai più vicini al repubblicanesimo anticlericale, al socialismo e all’anarchia che al nazionalismo filomonarchico. Fedeli al generale Garibaldi ma riconoscendolo come un condottiero rivoluzionario, ancor prima che un patriota.
Ossia il Garibaldi guerrigliero internazionalista dell’abbraccio con Bakunin e del suo testamento ateo e contro i preti, piuttosto che quello dell’obbedienza rassegnata al Regno d’Italia.

Il fatto poi che il libro è dedicato a Luciano Bianciardi e che un protagonista – neanche troppo immaginario – porta il suo nome è un motivo in più per cercare e leggere questa autentica chicca letteraria.

Per quanti non riusciranno a rintracciarlo, offriamo comunque l’ultima pagina del probabile testamento del garibaldino livornese.

 

   Sono partito pieno di entusiasmo, non vedevo l’ora di agire, di marciare, di combattere, così come , dopo sette mesi, non vedo l’ora di tornare a casa fra i miei familiari. Perché non si deve mai essere completamente felici nella vita, perché si deve sempre desiderare qualche cosa, e questo qualcosa una volta ottenuto deve perdere ogni valore, perché si vuol essere sempre dove non si è, perché capita di rimpiangere il passato anche quando questo passato non lo merita? A tutti questi interrogativi forse l’uomo non saprà mai rispondere, siamo impastati di ossa, carne e inquietudine. Nessuno conosce la ricetta della serenità, anche l’uomo più calmo, più tranquillo, ha sempre un diavoletto in corpo che lo rode.
   Io avrei potuto avere la vita più piatta della pianura padana. Bastava che mi fossi occupato soltanto di fare quattrini e ne avrei fatto a palate. Ma ho sempre avuto a cuore gli affanni degli altri, ho sempre avuto mille interessi, mille preoccupazioni, e quando non le avevo me le sono create. Ho voluto camminare sempre contro vento, e qualche volta son dovuto tornare indietro a raccogliere il cappello.
   In politica sono sempre stato all’opposizione, sempre all’estrema sinistra.
   Tutti, con l’andar degli anni, smussano gli angoli del proprio carattere, diventano più moderati. Io più invecchio, più leggo, , più mi faccio una cultura, più vado a sinistra, più vedo la necessità di riformare, trasformare, rivoluzionare.
   Naturalmente le riforme e le trasformazioni sarebbero la maniera meno indolore per ottenere una migliore società. Ma chissà perché ormai il verbo “riformare” significa solo non far fare il militare ad un “lavativo”. Tutti si proclamano riformatori, tutti vogliono trasformare, ma in effetti in migliaia di anni di civiltà se si è voluto seppellire il medio evo e il feudalesimo ci è voluto quel po po’ di scossone che è stata la. rivoluzione francese. E’ chiaro che nessuna persona di buon senso può desiderare un altro bagno di sangue di quel genere. Però se ciò dovesse ripetersi sarà perché chi detiene il potere. La ricchezza, il latifondo l’ha voluto per troppa ottusità.
   Perché, come tutti sanno, la fame fa uscire il lupo dal bosco. Nessuno può affiggere un manifesto e dire: domani ore 10 in piazza tale comincerà la rivoluzione, perché le rivoluzioni sono come i foruncoli, scoppiano quando sono maturi, ed allora bisogna anche con dolore eliminare la parte marcia, la parte purolenta. Ma le rivoluzioni si potrebbero evitare, se i cosiddetti riformatori riformassero davvero e non si limitassero a promettere e non mantenere per decenni e per secoli. Ma anche questa è una pia illusione, come forse è un’illusione il mio sogno di un mondo tutto socialista, senza più barriere o stati nazionali, dove la ricchezza sia equamente divisa e la miseria e la fame un cattivo ricordo.
   Un mondo dove, chi si confessa socialista non cerchi aggettivi, in mondo dove la differenza di colore o di razza siano cose che uniscono anziché dividere. Un mondo dove la religione sia un fatto strettamente personale per chi vuol credere, e che le guerre e i guerrafondai siano ricordati con lo stesso orrore e disprezzo con cui noi ricordiamo i cannibali e le loro tribù.  Un mondo dove la parola mondana voglia dire cittadina del mondo e non puttana.

 

Bruno Olinto Pacini, Grazie, Mille!, Quartu S. Elena, Edizioni Castello,1983, p. 210.

(ringraziando Giovanna per la trascrizione del brano)

 

Jean Rabe, tipo poco raccomandabile e frequentatore di bassifondi librari.

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