Marcovaldo è tornato, tre volte viva Marcovaldo!

“Zio, che cosa sono i sacrifici umani?”.
Marcovaldo alzò la testa dal giornale come un naufrago sul cui capo l’onda s’avvolge e pesa.
Il nipotino lo fissava dietro lenti sferiche, pronto a bersi qualunque risposta.
(…)
Poi domandò: “Dimmi la verità, quegli altri sacrifici, quelli agli spiriti… si fanno ancora?”.
L’ora di andare a letto si avvicinava e la finestra faceva vedere un nuvolone nero orlato da una schiuma gialla che divorava le prime stelle.
Il poco cielo che rimaneva da vedere era freddo, pura luce senza colore.
Marcovaldo non se la sentì di raccontare favole: “Si, ma i nostri spiriti sono più forti”.
“Chi sono i nostri spiriti?”
“Quando sei rimasto un attimo in silenzio, cosa avevi dentro?”
“Una domanda”.
“Ecco!”

di Martina Guerrini

Un piccolo gioiello aspetta i lettori che amano la letteratura contemporanea, ma non si tratta di Calvino, che pure immagino sorridere dietro alle pagine del libro di Massimo De Micco: “C’era tre volte Marcovaldo”, edizioni Ensemble, uscito pochi mesi fa.
Ed eccolo tre volte qui, Marcovaldo, saltato fuori dallo sguardo acuto dell’autore, in poco più di trenta ritratti, disegnati e vissuti con penna apparentemente veloce.
Solo in apparenza: la scrittura sembra scorrere semplicemente, ma è piena di tranelli, di composizioni seducenti, un’acqua cheta che può travolgere ponti.

È il potere di questo personaggio, talmente (in)attuale da capire meglio di altri chi cammina per strada, affolla i bar la mattina, o se ne sta seduto a guardare dal finestrino del tram, una giornata come un’altra, con qualche goccia di pioggia a bagnare l’asfalto.
Chi sia veramente Marcovaldo, non è dato saperlo.
Che l’autore si sia affezionato a lui, mi prendo la responsabilità di scriverlo, è piuttosto probabile. Retrò ma non troppo, semplice per niente, solidale solo qualche volta…sembra aver vissuto con un piede nel passato per scaraventarne i venti migliori nel presente digitale, sotto cieli urbani che riflettono i passi e il grigiore di quest’epoca priva di passioni travolgenti.

Marcovaldo sa ascoltare e osservare, e in questo c’è tanto del suo “secondo” inventore, che non a caso disegna e dipinge, oltre a scrivere poesie e prose.
Trovo la morbidezza di alcuni passaggi del testo molto poetica: mai eccessiva, trattenuta a tratti, ma nascostamente pulsante, febbrile.
Ci si affeziona immediatamente a questo personaggio, sin dalle prime pagine, così come ai suoi incontri…Prudenzio Giardini, il Denuvolis…

E anche quando un retropensiero sulla sua ingenuità ci coglie, ecco che il suo autore ci guarda con occhi maliziosi e forse un po’ incantati: “…prese un kokedama in più da mettere sulla porta per ripetere l’esperimento a capodanno con la sua dama, nel suo castello, con intenzioni più galeotte”…

Una lettura consigliata a tutti e tutte coloro che non si rassegnano agli orizzonti odierni, e che sanno ancora ascoltare…e dipingere: con la penna, con la voce, con la matita.

 

Massimo De Micco, C’era tre volte Marcovaldo, Ensemble edizioni, 2018.

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