La foresta dell’amore in noi

O compagna della ferita nella notte del nostro deserto,
come mai i venti non mischiano alle nostre
l’inchiostro delle loro passioni?

di emmerre

Non è un segreto: per entrare e sentire addosso una poesia è necessario possederne la chiave; altrimenti ne restiamo estranei. Talvolta, invece, è la poesia a non avere in sé il codice d’accesso per giungere a toccarci e sommuoverci.
Se l’incontro non avviene può comunque compiersi in seguito, perchè certe formule alchemiche richiedono i loro tempi e temperature.

Per questo motivo, se una poesia o una raccolta di versi non vi dice niente, mettetela da parte, a decantare, in attesa del momento in cui, magicamente, si schiuderà e fluirà in voi, come rispondendo ad un’intima e latente attesa.
Succede così di scoprire che, liberato dalla polvere, quel libro incompreso e accantonato conteneva la nostra poesia ad orologeria; così come, a volte, l’atteso e persino desiderato riconoscimento può non compiersi, aspettando uno sconosciuto innesco.

Personalmente, mi accade inseguendo gran parte della poetica dei pur amati García Lorca e Fernando Pessoa: sempre un passo oltre, mi sfuggono.
Con Adonis – ossia il poeta d’origine siriana il cui nome è Ali Ahmad Sai’ïd Esber – l’ingresso si è invece rivelato subito facile. Di certo, nei suoi versi, affiora forte l’eco della tradizione poetica araba; ma la sua contaminazione europea, soprattutto con l’espressionismo e il simbolismo – ma anche sfiorando il surrealismo – lo rendono un compagno di strada non sconosciuto, anche quando ci sorprende e colpisce con parole e suggestioni d’oriente.
Già autore di numerose e importanti opere, tradotte anche in italiano, ne “La foresta dell’amore in noi” sembra voler scendere in profondità per mettere a nudo l’intreccio di tempi, corpi, luoghi, sentimenti, natura che compongono il vivere con i suoi misteri.

I nostri corpi sono il tempo e il luogo
ogni organo in noi è un paese e una storia
ogni palpito una festa.

• • •

Il luogo, fosse anche amore,
è la strada verso il non luogo.

Inoltre, vi si possono scorgere riflessi diversi, tra un’allusione erotica a Baudelaire e un’assonanza al Pascoli impressionista, quello capace di scrivere: “E nella notte nera come il nulla, / a un tratto, col fragor d’arduo dirupo…”
E poi, in molte delle sue poesie, colpisce il ricorrere di una parola: ferita, ferite..
Il riferimento più immediato, quasi banale, è quello ai tagli e alle cicatrici interiori, ma poichè si ritrova non soltanto in componimenti dolorosamente esistenziali, traspare l’evidenza che la ferita diventa, tra le ombre di Masoch e Sade, una metafora con letture molteplici. Un’allusione all’imprevisto aprirsi, alle stigmate dell’incontro tra interno ed esterno, alla vertigine sensuale che lascia il segno…

Cos’altro chiedere ad una poesia?

 

Adonis, La foresta dell’amore in noi, Guanda, Milano, 2017

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