Relitti

«Il calendario è QUEL CHE STA SCRITTO per definizione… La data, proprio per il suo essere assolutamente preesistente, è insieme anche assolutamente inesistente.»

di Jean Rabe

Così annota Rafael Sánchez Ferlosio e guardando il calendario del 2018 ancora nuovo, si riesce ad apprezzare la sua ulteriore considerazione:

«che iniziativa gentile da parte di qualcuno dei grandi organismi internazionali sarebbe quella di dichiarare un giorno senza data! Ma quanto tenebrosamente sospetto, non so se per il calendario o addirittura per il tempo stesso, risulta il fatto che tale decisione suggerirebbe immediatamente l’idea di un indulto!»

Lo scrittore spagnolo, ma di nascita italiana, lo scorso anno ha compiuto il suo novantesimo anno, senza che in Italia qualcuno se ne accorgesse o che decidesse di tradurre e pubblicare altre sue opere che sicuramente avrebbero smosso riflessioni e suggestioni, così come è possibile intravedere leggendo una sua piccola ma preziosa raccolta aforismatica: Relitti.
D’altronde, nell’esprimere il coraggio dell’ombra, una parte centrale della sua opera narrativa è una rivolta contro la tirannia del tempo che consuma il presente.
Proprio navigando tra i suoi pensieri su date e calendari, mi è tornato alla mente di aver letto che nel 1871 i comunardi di Parigi iniziarono la rivoluzione sparando proprio sugli orologi, per fermare il tempo dell’oppressione e lo scandire di un presente soffocato tra passato e futuro.

Una dimensione umana del vivere dovrebbe infatti poter respirare liberamente, senza l’angoscia dell’attimo fuggente e del peso del vissuto, così come Ferlosio prova ad immaginare.

«Tempo felice quello in cui il vivere umano fosse realmente inutile, carente di senso, ossia fine a se stesso e non strumento di alcun futuro, né anello della catena di un divenire!»

W. Turner, “Approdo nella tempesta” (1801)

Invece, come ben sappiamo, dobbiamo fare quotidianamente i conti con un presente che ci sfugge tra le mani e sotto gli occhi, risucchiati in una continua rincorsa di obblighi, urgenze e necessità dettate da una società delirante e alienata, con i ritmi parossistici di “Tempi moderni” che dalla fabbrica fordista si sono estesi a tutta la macchina sociale e ad ogni singola esistenza.
Corriamo così senza una reale meta, dentro un orizzonte urbanistico che somma la desolazione periferica e le finte trasgressioni annegate nei recinti immobili della movida consentita e mercificata.

La ricerca di Ferlosio allude con ironia ad un respiro diverso, ma certo non quello della meditazione zen; un respiro autentico e disincantato che desidera far emergere una dimensione più intensa ed anche conflittuale verso le diverse forme del potere.

«La paura della morte è ciò che, in fondo, porta gli uomini a temere e rispettare lo Stato fino all’indegnità. Perchè è una bestia che muore uccidendo: tutti la odiano da viva, ma li atterrisce di più da moribonda.»

E la sua ribellione, dentro un mare da navigare sino in fondo, senza rimpianti o  fughe, si dimostra davvero profonda quando rivendica l’importanza di non temere le tempeste e di amare i nostri relitti.

«Dire che il tempo cura tutto. Equivale a dire che tradisce tutto. Saprò sopravvivere senza tradire?»

 

Rafael Sánchez Ferlosio [a cura di Danilo Manera], Relitti, Milano, Garzanti, 1994

 

Jean Rabe, tipo poco raccomandabile e frequentatore di bassifondi librari.

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