Respirazione artificiale

Sono
l’equilibrista che
in aria cammina
scalzo
sopra un filo spinato.

di Andrea Siviero

Respirazione artificiale è un romanzo composto da voci che affiorano da lettere, da testimonianze raccolte, da appunti frammentari, da dialoghi. E sono voci che affiorano da un abisso: quello della Storia; un abisso profondo e complesso almeno quanto il mondo.

Tra le tante voci di questo romanzo le principali sono tre, e sono le voci di tre scrittori. Il primo, Emilio Renzi, ha scritto un romanzo in cui svela un segreto di famiglia. Il secondo, Marcelo Maggi, zio di Renzi, chiamato anche «il Professore», sta lavorando a un romanzo inchiesta a causa dal quale teme per la propria vita. Maggi entra in contatto epistolare con Renzi e lo esorta a raggiungerlo per affidargli la documentazione che ha raccolto. Il terzo scrittore è Enrique Ossorio, un personaggio vissuto nell’Argentina dell’Ottocento, lontano antenato della moglie di Maggi, su cui «il Professore» sta raccogliendo dati per il suo libro.

La prima parte del romanzo di Piglia è scandito dal rapporto epistolare tra Renzi e Maggi, dove affiora in modo frammentario la vita di Enrique Ossorio. Questa prima parte pare ricostruire anche il tentativo di scrittura di due romanzi. Il primo tentativo è quello già citato, ossia quello di Maggi, che ha prodotto una certa documentazione che sarà consegnata a Emilio Renzi. Il secondo, più fine, è il tentativo di Enrique Ossorio.

Ossorio sta lavorando a un romanzo utopico ambientato nell’Argentina del 1979 (un’Argentina che per lui, che vive nel 1850, è un futuro lontanissimo), e che è l’epoca in cui vivono – e si scrivono – Renzi e Maggi.

Una scoperta. Passeggiavo per la stanza, da una parte all’altra, tentando di dimenticare questo dolore, quando ho finalmente capito quale deve essere la forma del mio racconto utopico. Il protagonista riceve lettere dall’avvenire (che non sono indirizzate a lui).
Dunque una novella epistolare.

Dalle parole di Enrique Ossorio sembra che si parli proprio di Respirazione artificiale. A un certo punto ci si domanda se il libro che si sta leggendo non voglia essere proprio il frutto di quel tentativo di Enrique Ossorio. Ma è a questo punto che il romanzo di Piglia cambia registro. Anzi, attraversa numerosi registri: dal romanzo poliziesco, all’indagine filologica, al romanzo storico, al romanzo filosofico, per arrivare a costruire una metafora dell’Argentina della fine degli anni Settanta.
Nell’introduzione all’edizione italiana l’autore afferma: «La cosa più importante in una storia è ciò che non si racconta. Questo processo di elisione Hemingway lo chiamava la massa sommersa dell’iceberg». Occorre tenere bene a mente queste parole per riuscire a comprendere a fondo Respirazione artificiale. Perché Ricardo Piglia costruisce la sua metafora cifrandola, nascondendola sotto il velo romanzesco; e questo velo non è mai strappato: la metafora rimane sottintesa per tutto il libro, e sembra emergere in pochissimi brani, come a pagina 250.

Da quando Kafka ha scritto quel libro la scampanellata notturna è risuonata a innumerevoli porte, e il nome di coloro che sono stati trascinati a morire come un cane, come Joseph K., è legione.

Questo frammento appartiene alla seconda parte del romanzo. Emilio Renzi sta attendendo l’arrivo di Maggi all’appuntamento che avevano fissato per incontrarsi. Qui incontra Tardewski, un esule polacco, amico del «Professore», che intrattiene Renzi con un memorabile monologo su Adolf Hitler e Franz Kafka.
Ricardo Piglia sembra nascondersi dietro le parole che affida Tardewski per raccontare una storia che si è ripetuta molte volte nel corso del Novecento, una storia che in qualche modo Kafka aveva anticipato ne Il processo, che si è concretizzata nella follia nazista e nell’Argentina della dittatura di Videla: quella in cui si svolgono le vicende di Respirazione artificiale e contemporanea alla stesura del libro stesso.

Respirazione artificiale è un libro dalla struttura complessa, mutevole. Sembra voler ricalcare la complessità stessa della Storia. Ma la complessità si ferma alla struttura del testo. La lettura è avvolgente. Si ha l’impressione di sentire tutte queste voci che desiderano raccontarsi e raccontare le proprie storie minute. E come nel quotidiano sono le storie minute, gli intrecci, gli incontri, le persone che parlano e quelle che sanno ascoltare gli autentici artefici della Storia.

Che cosa diremmo che sia l’indicibile, oggi? Il mondo di Auschwitz. Quel mondo è al di là del linguaggio, è la frontiera dove si trovano i fili spinati del linguaggio. Filo spinato: l’equilibrista cammina, scalzo, solo lassù, e tenta di vedere se è possibile dire qualcosa su quello che c’è dall’altra parte.

 

Ricardo Piglia, Respirazione artificiale, Edizioni Sur, 2012 (e nuova edizione 2018). Traduzione di Gianni Guadalupi.

 

Nota: Questa recensione era già stata gentilmente ospitata dal blog Antiga Palavra, che ora non esiste più. In occasione dell’uscita della nuova edizione di Respirazione artificiale, sempre per i tipi di Sur, la ripropongo qui, su “Aspettando il caffè”.

 

Andrea Siviero
Copywriter, per mestiere scrive di argomenti medici e scientifici. Qualche volta si dedica alla narrativa: insegue il gioco del rovescio e gli anelli di Möbius. Progressivamente leopardiano, soffre della malattia dell’infinito. Fa parte della redazione della rivista letteraria Tre Racconti e collabora con l’organizzazione del concorso letterario Racconta un libraio. Il suo blog è Bookpills

Informazioni su Collaboratori di Aspettando il caffè

libri & sconfinamenti

Un Commento

  1. Io penso che, di tanto in tanto, bisognerebbe riproporre le recensioni così come vengono riproposti i libri in nuove edizioni. Perché qualcosa ci sfugge sempre o, semplicemente, ce ne dimentichiamo. Ed è bello avere una nuova occasione per prendere nota di libri smarriti nel marasma delle tante uscite editoriali.

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