Livorno clandestina

«Non accentando simile clima di asservimento, morale e materiale, in molti scelsero la difficile via dell’emigrazione; per altri, invece, la città rimase terreno di scontro e cospirazione, attraverso un sordo conflitto protrattosi per un tragico e oppressivo ventennio.»

Durante gli anni bui della dittatura fascista può talvota essere difficile cogliere a pieno la reale portata del dissenso e della ribellione poiché, com’è risaputo, oltre alla violenta e costante repressione, il regime mise in campo una tenace propaganda al fine di occultare ogni manifestazione di disubbidienza e malcontento.

In Livorno clandestina Marco Rossi, proseguendo idealmente il percorso di ricerca dell’intenso Livorno ribelle e sovversiva, si propone dunque di scavare dentro le disubbidienze cittadine – individuali e collettive – alla ricerca di quei fili che, tra alterne fortune, il ventennio fascista non riuscì mai a spezzare completamente.

Quello che fin da subito appare evidente all’interno di questa ricerca è la difficoltà di misurarsi con una “zona grigia” ampia, in cui l’adesione formale al fascismo era dettata più da contingenze pratiche che da reale appartenenza.
Infatti, fin dalle primissime pagine, il libro ci impone di fare i conti con una realtà quotidiana costituita da oppressione, arresti, lotta di classe, miseria e fame, riuscendo ben a inquadrare quanto i numeri dell’adesione al PNF o alle sue corporazioni sindacali da parte della cittadinanza siano da considerarsi con molte cautele.

«…vennero sì diffusamente accettati riti e obblighi, ma come un male necessario per evitare problemi, tanto che la stessa iscrizione al Partito fascista era accettata e vista come “la tessera del pane”, denotando un compromesso dettato da motivi di opportunità piuttosto che da fede incrollabile.»

Ma, se da una parte il regime ufficialmente pretende di aver rimosso da Livorno ogni componente sovversiva, dall’altra i rapporti e documenti ufficiali citati nel volume testimoniano una storia diversa, in cui ogni manifestazione di ribellione e malcontento destava la massima preoccupazione.
La dimensione e la portata di questo non asservimento al regime, nonché le difficoltà e le repressioni con cui le varie componenti del sovversivismo livornese si misurarono, sono ben ricostruite e documentate nei capitoli che passano in rassegna le diverse voci di questa resistenza che fu animata in modo particolare da anarchici e comunisti, ma anche da socialisti e repubblicani.

Di particolare interesse – almeno dal mio punto di vista – è il capitolo dedicato alla componente femminile che fu «tutt’altro che clandestina e raramente interna alle strutture cospirative»  e che solleva, oltre alle problematiche storiche, anche un inevitabile conflitto di genere:

«Le donne, ovvero, l’«elemento femminile» per le autorità fasciste rappresentava un duplice problema, dal momento in cui sfuggiva a quel disciplinamento sessista che, oltre ad essere alla base della riaffermazione  del potere patriarcale da parte del regime mussoliniano, a Livorno era stato  uno dei cardini della propaganda usata dal fascismo prima della Marcia su Roma. […]
L’esiguo numero delle oppositrici schedate dalla polizia, per lo più espatriate all’estero, appare quindi scarsamente indicativo rispetto al complesso quadro della non sottomissione delle donne alle direttive e alla cultura veicolata dalle organizzazioni del regime, a partire dai Fasci femminili»

Se è vero, come ha giustamente sottolineato Giorgio Sacchetti durante la presentazione del libro in occasione dell’ultima Vetrina dell’editoria anarchica e libertaria di Firenze,  che la realtà livornese era ed è assai particolare rispetto al resto della Toscana, è pur vero che quanto delinea l’autore all’interno di questa sua ricerca può essere letto e inquadrato ad un livello più ampio al punto che, molte delle dinamiche da lui descritte, possono essere rappresentative di quanto accadeva e si muoveva all’interno del Paese.

Per tracciare questo percorso il libro resta lontano da ogni possibile agiografia e scava senza pudore nei documenti d’archivio spingendo il lettore a interrogarsi e a ripensare criticamente molte delle proprie certezze aspetti questi che, in ultima istanza, sono il vero obiettivo di ogni ricerca storica che si rispetti.

 

Marco Rossi, Livorno clandestina. Un ventennio di opposizione antifascista (1923-1943), BFS Edizioni, Pisa, 2017, pp. 130 + ill., € 14,00

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

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