Il tuono viola

«Il tuono viola rombò nell’anno 1596 al concilio dei cardinali a Roma, il quale concilio aveva deciso che i blasfemi  dovessero essere colpiti dal fulmine.
Siccome si trattava di una questione di sua pertinenza, di punto in bianco il tuono viola apparve al concilio.
Tornato quindi su in cielo, si dispiacque d’essere entrato con troppa violenza tra i cardinali, mandandone due all’altro mondo.»

di Jean Rabe

Il racconto sicuramente più noto di Jaroslav Hašek resta sicuramente Il buon soldato Sc’vèik, anche se non meno apprezzabili sono pure Compagno Hasek, comandante della città di Bugul’ma e l’inarrivabile Storia del Partito del progresso moderato nei limiti di legge. Pressochè sconosciuto e introvabile invece Il tuono viola e altri racconti che raccoglie alcuni scritti, più o meno brevi;  infatti, l’unica edizione italiana risale al 1963 (Nuova Accademia).

L’accompagna un’introduzione assai simpatica del grande slavista Angelo Maria Ripellino che sottolinea la surreale esperienza letteraria, giornalistica, politica ed umana di questo praghese inquieto e corrosivo nel mettere sarcasticamente a nudo l’assurdo della stampa periodica, delle istituzioni burocratiche, del moralismo borghese e clericale nonché di ogni autorità costituita, ugualmente patetica dal portiere prepotente all’imperatore.

L’ambientazione dei diversi episodi è quella società asburgica che continuava a ballare sull’orlo del baratro, tra guerra mondiale e rivoluzione socialista, aggrappandosi illusoriamente a leggi, tradizioni e abitudini di un passato dinastico ormai in declino.

Come suo stile, per certi versi analogo a quello di F.Kafka e K.Kraus, Hašek contribuisce alla demolizione di quel mondo tronfio e spietato verso ogni dissenso, limitandosi ad evidenziarne la totale inconciliabilità con l’intelligenza e l’umanità reale, quella che pulsava viva per le strade e le osterie, sfidando continuamente l’ordine delle guardie e il quieto vivere tra formalità e pregiudizi.
Di lui, forse, il miglior ritratto è quello fotografato da Beppe Benvenuto: «il suo approccio al dramma del mondo suona, solo di primo acchito, infantile. In realtà, è di ben altra grana: popolare e intimamente ribelle. In una parola: anarchico. Di un’anarchia […] da marciapiede… Appartiene alla genia dei non calcolatori, a un tipo di persone che non portano in palmo di mano Machiavelli […] E, in breve, un restio alla normalità.»

Tra i numerosi racconti contenuti ne Il tuono viola, i miei preferiti sono due. Il primo è senz’altro “Come ci occupammo assieme al reverendo del battesimo di piccoli negretti in Africa”, che con ironia tagliente smaschera certa interessata ipocrisia ancora oggi riscontrabile in quell’umanitarismo caritatevole dietro cui non c’è ugualitarismo ma alberga la superiorità di chi si ritiene più civile. Il secondo è invece “Il primo raduno dei gruppi di ginnasti cattolici”, in cui il connubio tra sport e religione produce un risultato esilarante quanto irriverente, tra suore equilibriste con acquasantiere, esercizi ginnici dei parroci sui cavalletti e arrampicate di sagrestani, nonché il salto in lungo per l’alto clero.

I premi per le migliori esibizioni non sono da meno: da un’indulgenza eterna per il primo classificato a un quarto di litro l’acqua di Lourdes, quale consolazione al sesto in graduatoria.
Significativo anche il rapporto della polizia: «Il secondo giorno del raduno s’è svolto pacificamente, come il primo. Gli schiamazzi notturni dei partecipanti ubriachi si sono ripetuti in maggior misura, ma nessuno è stato arrestato.»

 

Jaroslav Hašek, Il tuono viola e altri racconti, Nuova Accademia Editrice, Milano 1963, p. 282

Jean Rabe, tipo poco raccomandabile e frequentatore di bassifondi librari.

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