Oltremare

di Carlo Heep

oltremareIl comandante Robart Kee, reduce da rocamboleschi traffici di whisky e armi, si ritrova a condurre la sua ciurma, di cui fanno parte suo figlio ed un giovanissimo Corto Maltese, attraverso isole greche, Istanbul, Venezia, mar Rosso e via via fino alla Cambogia, dove, in missione per conto di un delirante (quanto provvisto di mezzi) nobile inglese, aiuterà i ribelli khmer in cambio di una misteriosa antica scultura sepolta nella giungla, manufatto dalle prodigiose proprietà alchemiche…

Ebbene sì. Tutto questo sta dentro a 270 pagine. Disinvoltamente Steiner ci prende per mano e ci porta dove vuole lui, fiducioso che ancora una volta l’incanto si ripeta. Che ancora una volta, in questo mondo che Corto non avrebbe amato, ci sia spazio per il sogno…

Ma Corto Maltese è un sogno concreto.

Nel senso che è come una scultura, chiusa nel suo blocco di pietra, in attesa di essere cavata fuori. Marco Steiner sbozza via un altro po’ di concrezioni, rivelando al pubblico altri tasselli del colorito ed esotico mondo di Corto. E viene da chiedersi: ce la sta raccontando giusta?

Tempo fa, in occasione dell’uscita di “Sotto il sole di mezzanotte”, avevamo sottolineato come sia assai arduo avere per le mani un’eredità pesante come quella di Hugo Pratt, essendo sempre dietro l’angolo il rischio di chiedersi, prima di porre mano all’opera, cosa avrebbe fatto il ‘maestro’.

È davvero importante? Ci piace pensare che esistano infiniti modi di narrare Corto, tanti quante le sculture possibili in un blocco di pietra. Chi può dire quale sia la forma più giusta? Negli interstizi del non-conosciuto storico, c’è posto per infinite invenzioni. Ciò che i libri non dicono è lo spazio dove nascono i sogni e le buone storie. Non è quello che faceva lo stesso Pratt?

Una lettura grafica di Fabrizzio Uffreduzi del romanzo "Oltremare" di M. Steiner

Una lettura grafica di Fabrizio Uffreduzzi del romanzo “Oltremare” di M. Steiner

E la forma-prosa aiuta Steiner a svincolarsi in parte dal modello originario: siamo nel mondo di Corto Maltese, certo, ma non esattamente. Ciò che rischiava di essere un blando spin-off dell’Opus di Pratt, prende in realtà una rotta tutta sua, seppure echeggiando le romanticherie esotizzanti care allo stesso Hugo.

Ciò che più convince in questo lavoro di Steiner è il generoso e ruvido tocco con cui trascina in avanti le esistenze dei suoi personaggi: non sempre tutto è spiegato, non sempre i fili si riannodano. Steiner ci lascia a volte lì, persi come nel va e vieni d’un porto lontano, storditi nel flusso di lingue sconosciute, eppure certi che il vero senso è andare, bordeggiando fiduciosi, assaporando consapevoli…

Non è bello dare voti, eppure siamo certi che alcuni sdegnosi cavatori di pulci non aspettino altro che questo: il momento in cui si bolla il libero volo della mente con un timbro. È questo che volete?

E allora leggete il libro, e che ognuno si fatichi il suo giudizio.

 

Marco Steiner, Oltremare, collana “La memoria”, Sellerio Editore, 2015

 

Carlo Heeplingua velenosa, si occupa di rimestare nell’ovvio per proporre prospettive di recupero.

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