Sei biblioteche – Tempo di leggere

Al contrario dei pregiudizi diffusi, le vite vere sono di gran lunga più eccitanti di quelle inventate.  (Zoran Živković)

di Jean Rabe

Dopo aver velocemente letto Sei biblioteche di Živković Zoran, ripensando alle diverse situazioni librarie immaginarie in cui l’autore ci trasporta e coinvolge – non senza una certa tensione narrativa – sono comparse alcune interferenze provenienti dai primordi televisivi che, alla fine, hanno preso il sopravvento sul libro.

zivkovicInfatti, dopo essere stato catturato nelle sei diverse biblioteche (di casa, virtuale, notturna, infernale, minima, raffinata) coi rispettivi surreali risvolti e protagonisti, non ho potuto fare a meno di tornare ad uno dei più suggestivi episodi della mitica serie televisiva, in bianco e nero, Ai confini della realtà (titolo originale negli Stati Uniti: The Twilight Zone), la cui prima serie andò in onda nel lontano 1959. Recentemente la Rai ha riproposto buona parte della serie, ma non so se è stato possibile rivedere anche l’episodio Tempo di leggere (Time Enough at Last), con al centro proprio un Biblioteca pubblica, ispirato da un racconto di Lynn Venable.

L’attore protagonista è un ancora giovanissimo Burgess Meredith che impersona un oscuro e occhialuto impiegato di banca, mr. Henry Bemish, che non riesce a dedicarsi alla lettura di libri e giornali come desidererebbe, né a casa dove è tiranneggiato dalla moglie né sul posto di lavoro dove è vessato da dirigenti e colleghi. Per questo, durante la pausa pranzo, si rifugia nel caveau della banca per portare a termine una lettura senza essere tormentato o interrotto.

Ma, proprio mentre si trova nel deposito sotterraneo, scoppia una devastante guerra nucleare che tutto distrugge e annienta. Così, presumibilmente unico sopravvissuto, quando nel “day after” riprende conoscenza e torna in superficie, si trova davanti uno scenario apocalittico e desolato. Preso dalla disperazione è sul punto di spararsi, ma la visione delle rovine della Biblioteca pubblica sventrata e delle montagne di libri sparsi attorno, gli salva la vita.

tempodileggereFinalmente avrà la libertà e il tempo di dedicarsi alla sua grande passione e già sceglie e programma felice le letture per i mesi ed anni a venire, purtroppo però il destino beffardo gli fa cadere gli occhiali e le indispensabili lenti per la sua miopia si rompono infrangendo così il suo sogno e il nostro cuore di spettatori bibliofili (https://www.youtube.com/watch?v=QzZVHkYoOjc).

Ebbene, attraversando gli episodi descritti da Zoran, è davvero impossibile non avvertire l’analogia delle sue atmosfere, tra il surreale e il fantascientifico, e un’ulteriore conferma che l’autore è stato ispirato o contaminato da quella serie televisiva si ha confrontando La biblioteca notturna e l’episodio The library, scritta da Anne Collins, per la seconda serie di The Twilight Zone ed andata in onda nel 1986, con trama pressoché identica.

Qualcuno potrebbe sospettare il plagio, ma è più divertente pensare che anche questa analogia è stata indotta da un ulteriore salto in quella «quinta dimensione» che, come avvertiva la premessa parlata di ogni puntata, «oltre a quelle che l’uomo già conosce; è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità; è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere: è la regione dell’immaginazione, una regione che potrebbe trovarsi Ai confini della realtà».

Živković Zoran, Sei biblioteche, TEA, 2011.

Jean Rabe, tipo poco raccomandabile e frequentatore di bassifondi librari.

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