La prima estate di guerra

Il nazionalista ha un odio enorme e un minuscolo amore.
(A. Gide)

di emmerre

FabbriSono ormai disponibili numerose corrispondenze, trascrizioni di racconti orali e diari di guerra, dai quali emerge in tutta la sua crudezza la realtà inumana del Primo conflitto mondiale; leggendo, in particolare, Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu o il Diario di un disertore di Bruno Misefari ci si può anche avvicinare allo stato d’animo vissuto da quanti avevano delle consapevolezze politiche tali da cogliere anche la tragicità attraversata dalla società dilaniata in trincee che la facevano regredire ad esistenze primordiali, pur se armata di strumenti modernissimi di sterminio.

Assai meno conosciuta appare invece la visione e la riflessione di chi assistette, nelle settimane precedenti e nei mesi immediatamente successivi l’entrata in guerra dello stato italiano, al gorgo nazionalista e militare che stava trascinando individui, comunità e speranze verso lo strazio dei corpi e delle menti.

Per questo la recentissima pubblicazione, puntualmente curata da Massimo Ortalli, del diario compilato da Luigi Fabbri, insegnante anarchico di Fabriano, nella prima estate di guerra assume un valore del tutto straordinario; d’altronde, lo stesso autore, anni dopo, avrebbe scritto in presa diretta l’avanzata dello squadrismo fascista nel libro La contro-rivoluzione preventiva, non solo descrivendo il susseguirsi degli eventi ma fornendo un’interpretazione storico-politica assunta ormai come chiave interpretativa.

Fabbri, convinto antimilitarista, pur cercando di opporsi all’intossicazione nazionalista e ai preparativi bellici, con amarezza si rese conto ben presto che il movimento contrario alla guerra, sia nella sua componente neutralista che in quella antimilitarista, non aveva colto in tempo la gravità della situazione e si era limitato alla propaganda pacifista e a forme inadeguate di opposizione.

Probabilmente, vi era una sorta di fuga psicologica collettiva nei confronti sia nell’immane pericolo incombente che delle conseguenti scelte, necessariamente estreme, che si sarebbero dovute mettere in atto prima che fosse troppo tardi, anche «se si sarebbe corso qualche rischio personale di più». Infatti, con lo stato di guerra, la sospensione emergenziale delle libertà, il divieto di sciopero e manifestazione, la censura, la miseria, l’arruolamento coatto e la militarizzazione forzata anche della società civile, tutto divenne ancora più difficile per fermare l’ingranaggio bellico ormai avviato.

Per cui, mentre scriveva instancabilmente articoli contro la guerra sul giornale «Volontà», si trovò a raccogliere liberi pensieri e considerazioni critiche mentre il popolo italiano si faceva condurre a passo di marcia verso il baratro, salvo tardive ed inermi proteste («un atto clamoroso di ribellione, di resistenza attiva… ci sarebbe voluto, anzi, ai primi del maggio scorso!»).

Fabbri si trovò quindi a registrare e segnalare “a futura memoria” le immutate dinamiche di ogni conflitto; il 10 maggio 1915, a soli 14 giorni dall’intervento italiano, annotava:

Soltanto, lo ripeto, se l’opposizione alla guerra sapesse diventare opposizione antimonarchica e passare i ponti della legalità prima della guerra, questa potrebbe essere evitata.

E, due giorni dopo, intuiva non senza pessimismo:

Poveri giovani! Protestano, ma… partono! […] non sanno che, appena lontani dal loro paese, rinchiusi nelle caserme o negli accampamenti, ogni loro volontà sarà spezzata ed annullata e, nei quadri, diventeranno niente più che una passiva ruota del sanguinoso ingranaggio militarista.

In realtà, gli sviluppi, la ferocia e la durata del conflitto avrebbero rappresentato la migliore propaganda antimilitarista e, in Italia così come in ogni paese coinvolto, non tutti i soldati-contadini, gli operai e le donne che la guerra travolse accettarono passivamente di sacrificarsi per interessi e logiche non loro.

Cento anni dopo, il richiamo di Fabbri alla rivolta di Spartaco «contro il patriziato» come alternativa alla «lotta ignobile fra i gladiatori del circo» forse non è un riferimento superfluo in un presente in cui domina lo spettacolo del cosiddetto scontro tra civiltà.

 

Luigi Fabbri, Massimo Ortalli (a cura di), La prima estate di guerra. Diario di un anarchico (1 maggio-20 settembre 1915), con prefazione di Roberto Giulianelli, Pisa, BFS, 2015, 128 pp, ill., € 12.00

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