Presagio

«− Paura? Mi sì che gò paura… no par mi, comendatòr, ma gò do fiòi che se sciòpa tuto va soldài de sicuro.
Piero mise il motore al minimo. – I mati adeso va a dormìr, come tuti i cristiani… ma quei che comanda no li dorme mai.
− Lo credi davvero?
− Mi no credo niente, comendatòr, mi no so niente… non sono studiato, comendatòr… ma ne gò portai tanti de siori di quei che conta con sta barca… ma de tosi in gamba ghe ne gò visti pochi.»

presagioVenezia, luglio 1914, vigilia della Prima Guerra Mondiale. Niccolò Spada, celebre imprenditore e fondatore dell’hotel Excelsior, è nervoso: da tempo una febbriciattola lo perseguita ed un sogno ricorrente tormenta le sue notti, mentre all’orizzonte si annunciano le fosche tinte di una guerra imminente.

In questo preludio onirico, in attesa degli eventi internazionali, fa la sua apparizione sul palcoscenico dell’Excelsior la marchesa Margarete von Hayek, donna affascinante ed inquieta, i cui splendidi occhi di un “azzurro inferocito” tradiscono una sofferenza antica e profonda.
Basta poco, qualche bicchiere di champagne, e Niccolò Spada intreccia una relazione con la marchesa diventando testimone di un dolore che – nonostante la sua repulsione – lo condurrà fino a San Servolo, l’isola dei matti dove si cela il segreto di Margarete.

Romanzo breve ed intenso, perfetto da leggere in un piovoso pomeriggio autunnale, perché anche se a tratti si è colti dal desiderio di prendere a schiaffi la marchesa, è impossibile non restare sedotti dalla scrittura asciutta di Molesini che con grande eleganza mescola l’inquietudine amorosa e morale del commendator Spada e della marchesa von Hayek ai fermenti internazionali che annunciano la guerra e profetizzano il baratro umano.

Il “presagio” è, infatti, il segno della vicinissima rovina, morale e sociale. Nel luglio del 1914 pochi potevano immaginare a cosa concretamente il conflitto mondiale avrebbe portato, ma ciò nonostante Molesini riesce – sebbene l’intreccio amoroso sia comunque dominante su quello storico – a restituire lo spaccato di una Venezia sospesa tra paura e euforia, laddove tutto è avvolto, con maggiore o minore coscienza, dal “presagio” della fine del mondo come fino a quel momento era stato conosciuto.

Ciascuno a suo modo, questo è evidente, la marchesa vive lo scoppio del conflitto quasi come una necessità rivitalizzante per una generazione – la sua – frivola e piena di quattrini.
Lo Spada, pur manifestando qualche preoccupazione in più, di fatto è concentrato sulle ripercussioni che una guerra – fin lì immaginata solo nei Balcani – potrebbe avere sugli interessi del suo albergo. Gli unici che sembrano avere intuizioni un po’ più lungimiranti sono – manco a dirlo – i dipendenti del commendatore: Piero il barcaiolo, che non ha alcuna fiducia nei potenti di questo mondo e che si preoccupa per il futuro dei figli in età da soldato; e Jolanda la sua segretaria:

«− Dica Jolanda, non abbia paura.
− Ecco, adesso io devo andare di là a battere a macchina i settantadue licenziamenti che lei ha appena ordinato. Forse fra qualche giorno, il prossimo mese forse, non avrò più un lavoro e ho una madre sulla sedia a rotelle e un fratello che è già in età militare. Lei capisce che dei sogni… vede… i sogni sono per gente come lei, gente che vive con gli stucchi sopra la testa, io la rispetto ma tutto questo lusso, – con la destra fece un ventaglio, – la vita è una cosa più semplice, più dura, molto più dura… non ci sono i cherubini sopra la testa, dove abito io, e i miei sogni… me li tengo per me, io.»

Infatti, come ci ricorda l’autore nella nota finale, la dichiarazione di guerra del 28 luglio 1914 significò anche lo svuotamento degli alberghi veneziani causando una grande quantità di licenziamenti e quindi di disoccupazione. Tuttavia, come già accennato, nonostante questo ampio respiro storico il romanzo è sostanzialmente una sofferta e dolorosissima vicenda umana, un romanzo d’amore, del genere che solitamente si usa definire sbagliato. Più del conflitto, infatti, è la vita, ed ancor di più gli errori della marchesa ad avvolgere il lettore. Sono i suoi occhi azzurri che ci ammaliano ed, assieme a Niccolò Spada, ci trascinano in una laguna che, a dispetto del periodo, già mostra tratti e colori autunnali. Un autunno della vita, e forse del genere umano, che non ha niente di rassicurante, tutt’altro. Si fa più buio l’orizzonte, appassisce la natura esattamente come si ripiega su se stessa la vita di Margarete e di chi con lei ha condiviso il suo dolore più grande.

 

Andrea Molesini, Presagio, Sellerio, 2014

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

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