Il manicomio chimico

«Anche se tutto ciò fosse di aiuto, non tutto ciò che aiuta è consentito.» K. Schneider

il manicomio chimicoI libri di Cipriano sono illuminanti poiché riescono a raccontare in modo comprensibile ed appassionante, la questione assai complicata della salute mentale nel nostro paese.
Se nel suo precedente lavoro, La fabbrica della cura mentale, entrava nel vivo dei meccanismi della cura psichiatrica in Italia e soprattutto ne denunciava le incongruenze, per non dire abusi; in questo suo nuovo lavoro la sua ricerca s’indirizza verso l’uso massiccio e spesso inconsapevole di cui sono oggetto gli psicofarmaci.

La riflessione di Cipriano prende in parte le mosse dal libro Indagine su un’epidemia di Robert Whitaker, testo in cui si critica l’elevato ricorso agli psicofarmaci sostenuto negli ultimi decenni da illustri accademici e psichiatri che, attraverso una pesante connivenza e/o sudditanza verso le case farmaceutiche, non si sono fatti scrupoli a “aggiornare” manuali diagnostici al fine di rendere disponibile per il mercato dello psicofarmaco fette sempre più ampie di popolazione, bambini compresi.

Ma a fianco del testo di Whitaker, di cui il libro fornisce un utile e valido compendio, c’è la fondamentale esperienza di Cipriano come medico psichiatra. Infatti, non solo sono i numeri e le statistiche a dirci che gli psicofarmaci hanno preso il sopravvento, ma lo è anche e soprattutto l’esperienza diretta sul campo, in SPDC che dà conferma del fatto che gli psicofarmaci ormai sono diventati una rete chimica nella quale facilmente si può cadere e non uscirne più.

In effetti, come Cipriano ben illustrava nel suo precendente libro, se la chiusura dei manicomi ha in realtà generato dei “manicomietti”, strutture che in piccolo replicano in modo più o meno evidente i meccanismi delle strutture abolite dalla legge Basaglia, a cominciare dalla vergognosa pratica della contenzione dei pazienti; l’abuso di psicofarmaci può portare verso un manicomio chimico fatto di fasce da cui è difficile liberarsi perché invisibili e soprattutto perché socialmente accettate.

Non vorrei aggiungere altro perché non ho intenzione di spingermi oltre in aspetti che sono sicura di aver compreso ma che evidentemente non sono il mio pane e che quindi non riuscirei mai a restituirvi con la stessa chiarezza e immediatezza del libro, ma soprattutto sono certa che commetterei qualche terribile e imperdonabile imprecisione.

Mi limito ad invitarvi sinceramente alla lettura di questo testo che secondo me ha il merito grande di promuovere una lucida riflessione critica sugli psicofarmaci. Non fa terra bruciata, incoraggia il ragionamento esponendo al lettore tutti gli elementi per orientarsi in modo corretto nell’argomento, col pregio altrettanto importante di non nascondersi mai dietro un dito.

 

Piero Cipriano, Il manicomio chimico, Elèuthera, 2015

 

Ps. Attenzione: questo libro produce un incontrollabile desiderio di correre a leggere (o rileggere) Roberto Bolaño. L’unico modo per uscirne, è assecondarlo 🙂

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

  1. Colpa degli psicofarmaci e di una rete di medici che li prescrivono senza farsi una domandina o due

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  2. Pingback: Cose belle da leggere #1 | LIBRI NELLA MENTE

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