Piccolo manuale del perfetto avventuriero

«Sono diventato uno scrittore perché ero un buono a nulla» Pierre Mac Orlan

Lo scorso fine settimana ho fatto un salto in una libreria indipendente recentemente aperta a Firenze, la libreria Marabuk.

La Libreria Marabuk (via di Maragliano 29/E, Firenze) è il risultato del coraggio e della determinazione di alcuni ex dipendenti della libreria Edison che nonostante tutto non si sono rassegnati a smettere di fare il proprio mestiere, quello dei librai. La storia della chiusura della Libreria Edison, ed il conseguente licenziamento dei suoi dipendenti, fu sicuramente una pagina molto triste per la nostra città, per questo quando sono venuta a sapere di questa iniziativa ho pensato che fosse giusto sostenerla come potevo, considerando anche che, in una città dove ormai Feltrinelli ha assunto proporzioni di un preoccupante monopolio, veder nascere una libreria indipendente riaccende un filo di speranza.

La libreria è molto accogliente, gli arredi – dagli scaffali ai divani – sono tutti in cartone e sicuramente si rivolge ad un pubblico eterogeneo tanto che al suo interno si possono trovare a proprio agio sia chi cerca l’ultimo best seller, sia il lettore più di nicchia.
In effetti ho subito notato con soddisfazione che c’è una discreta attenzione verso l’editoria indipendente ed ho constatato anche un particolare risalto offerto alla casa editrice fiorentina Clichy e alla romana, ma con vocazione latinoamericana, Sur; di certo due case editrici con ottime proposte in catalogo.
Bellissimo lo spazio riservato ai bambini e, per chi non lo sapesse, segnalo che la zona è provvista anche di un bel giardino pubblico e di una buona gelateria (anch’essa testata sul campo, come è dura la vita del blogger… 🙂 ).
Un’unica pecca, se così vogliamo dire, l’ho riscontrata nel soppalco, secondo me leggermente disorganizzato, dove ho fatto un po’ fatica ad orientarmi soprattutto fra la saggistica ed i libri di storia. Niente di tragico e nulla che non possa andare a posto quando la libreria avrà qualche mese in più di attività, del resto, considerando che io ci ho messo dieci mesi per porre fine agli scatoloni del mio trasloco, non credo di essere la persona più adatta per esprimere giudizi.

avventurieroCosa ho portato a casa? Un libro della Sur edizioni ed “Il manuale del perfetto avventuriero” di Pierre Mac Orlan, di cui avevo già recensito “Il porto delle nebbie”.
Questo “Manuale” è un’autentica chicca che si legge in un’ora scarsa, ed in cui questo sorprendente autore francese, ancora così poco tradotto dalle nostre parti, risplende in tutta la sua originalità e bellezza.

In questo volume estremamente agile, Pierre Mac Orlan, ci dà conto con ironia e leggerezza di due specie di avventurieri, quello attivo e quello passivo, così diversi fra loro ma così assolutamente indispensabili l’uno all’altro più di quanto essi stessi possano sospettare.
L’avventuriero attivo, ovviamente è colui che si lancia nelle avventure più incredibili a testa bassa e senza pensare ai pericoli o alle conseguenze delle sue avventure; quello passivo invece, sarà colui che simili avventure si limita a viverle nella propria testa comodamente seduto nella propria poltrona.

Non pensate però che ci sia dicotomia fra i due: l’avventuriero passivo si nutre non solo delle gesta di quello attivo, ma più spesso delle suggestioni che giungono da lui. Non è necessario vivere in prima persona l’avventura quando un profumo, una stoffa o uno sguardo possono mettere in moto avventure ben più ardite di quelle sperimentate dall’avventuriero attivo. Ma l’avventuriero passivo non è una specie di parassita che si nutre di vite altrui, giammai: egli casomai le riveste di immortalità, scrivendo le gesta di pirati e condottieri altrimenti seppelliti dall’inesorabile polvere della storia.

«Se dovessi innalzare una statua al capitano Kid sulla costa più arida del mondo moderno, ai piedi del monumento metterei la dolce e meditabonda figura di Robert Louis Stevenson, l’immortale autore dell’Isola del tesoro»

In effetti, nutrimento base di ogni avventuriero che si rispetti sono i libri da cui non solo si possono trarre le gesta di questi uomini, ma da cui soprattutto si spargono tutte le suggestioni che solo la lettura può generare.
Nel libro ci sono due capitoletti assai divertenti in cui si descrive minuziosamente tutti i segnali che fin da piccoli aiutano a capire a quale delle due sponde si appartiene, certo non un trattato scientifico, ma alcuni punti possono essere, letterariamente, illuminanti, eccovi un assaggio dei tratti caratterizzanti dell’infanzia dell’avventuriero attivo:

«La mosca senz’ali
Il cane maltrattato…
Le querce centenarie trasformate pazientemente in stecchini da shangai…
Profonda ammirazione per gli imbecilli coetanei del futuro avventuriero
Sincero disprezzo per coloro che devono insegnarli la saggezza, la matematica
Rapida usura delle suole»

Per contro, circa l’avventuriero passivo in fasce, si segnala:

«rapporti improntati alla decenza con il personale femminile della casa
Sonno regolare
Buon appetito
Capacità di mentire con discrezione…
Saper scrivere in venti lingue la parola: sgualdrina
Mangiarsi le unghie
saper suonare alla fisarmonica qualche canzone marinaresca
parlare solo di ciò che non conosce
avere un amico credulone da trasformare in avventuriero attivo»

A seguire tutta una serie di indicazioni sulle città da frequentare (quali e per quanto tempo), le taverne, l’erotismo, la lettura e l’assoluta inutilità della documentazione diretta; tutti aspetti fondamentali per il perfetto avventuriero.

Ciliegina di questo bel libretto è sicuramente la prosa di Mac Orlan, divertente, acuta e decisamente aderente come un guanto all’argomento trattato. Tutte queste cose, una volta finito di leggere il libro, fanno immediatamente desiderare due possibili opzioni: o leggere immediatamente qualcos’altro di Mac Orlan, o partire per qualche isola sconosciuta e lontana inseguendo qualche chimera.
Oppure fare entrambe le cose, standosene sul proprio divano, diventando noi stessi dei perfetti avventurieri seguendo tutti i consigli di questo libro e lasciando che Mac Orlan ci dischiuda le porte del mondo degli avventurieri passivi o, per meglio dire, degli scrittori.

 

Pierre Mac Orlan, Piccolo manuale del perfetto avventuriero, Adelphi, collana Biblioteca minima, 2006

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