Troppe puttane! Troppo canottaggio!

«Gli scrittori che ammiriamo non possono servirci da guide, perché è in noi che abbiamo, come l’ago calamitato o il piccione viaggiatore, il senso del nostro orientamento. […] guidati da questo istinto interiore […] quando gettiamo lo sguardo […] ci allietano come amabili cartelli indicatori dai quali apprendiamo che non ci siamo sbagliati.» (Marcel Proust, “Contro Sainte-Beuve”)

troppe puttune! troppo canottaggio!Le antologie sono bestie pericolose, spesso nascono con le migliori intenzioni e sovente si smarriscono per strada, dibattendosi tra la necessità di far cassa ed il desiderio di non scontentare nessuno. Per questo motivo, da mesi ormai, io e questa raccolta ci incontravamo in libreria e ci guardavamo con sospetto, fino a quando la mia curiosità ha avuto la meglio sui miei pregiudizi e ho deciso di dargli una chance.
In effetti, ogni mia possibile diffidenza è stata subito spazzata via dalla bella introduzione di Filippo D’Angelo che ben chiarisce quello che questo libro vuole essere ovvero, non un decalogo pronto all’uso per giovani scrittori in cerca di gloria, ma un’occasione per riflettere e forse capire qualcosa di più sulla scrittura e sulla creazione di un’opera.

Cominciamo dal titolo, che attira inevitabilmente l’occhio del lettore, e di primo acchito potrebbe pure sembrare poco più che un’astuzia se non fosse che poche pagine più avanti scopriamo che in effetti si tratta solo di un generoso consiglio che Flaubert rivolge ad un giovane Maupassant evidentemente più coinvolto nelle contingenze del mondo che in quelle letterarie.

«Dovete, capite, giovanotto, dovete lavorare di più. Comincio a sospettarvi di esser un po’ fannullone. Troppe puttane! Troppo canottaggio! […] Siete nato per fare dei versi, fatene!
[…] Vivete in un inferno di merda, lo so, e vi compatisco dal profondo del cuore. Ma dalle cinque della sera alle dieci del mattino tutto il vostro tempo può essere dedicato alla musa, che è anche la miglior zoccola. Suvvia mio caro giovanotto, rialzate il capo!» (Gustave Flaubert, lettera a Guy de Maupassant, 15 agosto 1878)

Il genere epistolare è forse quello prevalente, ma non è l’unico; infatti nel testo incontriamo anche passi narrativi, abbozzi saggistici, appunti, tutti scelti e selezionati con cura tra i migliori autori francesi (vorrei dire mondiali…) dell’otto-novecento. Oltre al già citato Flaubert, scendono in campo: Balzac, Baudelaire, Flaubert, Zola, Gide, Proust e Maupassant che ad un tempo è oggetto di consigli e dispensatore a sua volta.

Cos’è dunque la scrittura, perché si diventa scrittori, come nasce un’opera d’arte? Dispiace dirvelo, ma in questi testi non troverete nessuna ricetta, nessuna pozione magica. Per tutti un’unica costante: il duro lavoro, nient’altro, non ci sono scuse.
Passando in rassegna gli autori antologizzati, tra il più vecchio (Balzac nato nel 1799) e il più giovane (Proust nato nel 1869) passano quasi cento anni eppure tutti, perfino Baudelaire, concordano che l’arte si fonda su un duro sforzo quotidiano di dedizione quasi ascetica al proprio lavoro.

«L’orgia non è più la sorella dell’ispirazione: abbiamo rotto questa parentela adulterina. Il rapido snervamento e la debolezza di alcune indoli testimoniano a sufficienza contro quell’odioso pregiudizio.
Un’alimentazione molto sostanziosa, ma regolare, è la sola cosa necessaria agli scrittori fecondi. L’ispirazione è, nel modo più assoluto, la sorella del lavoro quotidiano.» (Charles Baudelaire, “Consigli ai giovani letterati”)

Ma non basta il duro lavoro e nemmeno il talento è sufficiente perché la strada è tutta in salita. Infatti, anche dopo aver dato seguito alla propria vocazione letteraria, sarà sempre bene tenere a mente che le capacità artistiche poco e nulla hanno a che vedere col riconoscimento del pubblico:

«Avete la stoffa di tre poeti, ma prima di sfondare avrete avuto sei volte il tempo di morire di fame, se per vivere contate sui prodotti della vostra poesia.» (Honoré de Balzac da “Illusioni perdute”)

Ribadisco, né qui né altrove troverete ricette sicure e quello che troverete tra le parole di questi grandi scrittori – tutti splendidamente presentati da un’accurata nota introduttiva – sono al massimo delle dritte su cosa è bene portarsi nel bagaglio a mano prima di intraprendere il viaggio dell’esperienza artistica. Si va dal pratico (mangiare e dormire a sufficienza, stare al caldo), all’importanza della libertà dell’artista fino al sempre utile consiglio di come comportarsi con gli stupidi.

«Le scuole sono state create per la mediocrità. È bene che ci siano regole per quelli che non hanno la forza dell’audacia e della libertà. […] Gli artisti di genio nascono e crescono liberamente; i discepoli ne seguono la traccia. Le scuole non hanno mai prodotto un solo grand’uomo, sono i grandi uomini che hanno prodotto le scuole.» (Émile Zola, “Lettera degli schemi” a Antony Valabrègue, 18 agosto 1864)

«Presta alla lode un solo orecchio; aprili entrambi alla critica. Non preoccuparti troppo degli stupidi, non piacere a loro è un piacere. Anzi, non occuparti proprio degli stupidi, e soprattutto rinuncia a considerare stupidi tutti quelli a cui non sei riuscito a piacere.» (André Gide, “Consigli al giovane scrittore”)

Conclude questa passeggiata letteraria la splendida postfazione di Filippo D’Angelo, curatore e traduttore dei testi, dove si possono ravvisare altri notevoli consigli, primo fra tutti quello di non cedere mai e poi mai all’editoria a pagamento:

«L’autore che paga un editore per farsi pubblicare è come una puttana che paghi il cliente per farsi scopare. Non pensare all’eccezione di Proust: nessun è mai stato né mai sarà Proust all’infuori di Proust.» (Filippo D’Angelo, “Postfazione”)

 

aa.vv., Troppe puttane! Troppo canottaggio!, a cura di Filippo D’Angelo, Minimum Fax, 2014

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libri & sconfinamenti

  1. zeronicola

    Complimenti per l’ottimo post. Mi hai decisamente incuriosito e di certo leggerò questo libro.

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  2. La collana Filigrana della Minimum Fax nasconde tante perle interessanti… Ho finito di recente “Scrivere pericolosamente” di Joyce, la cosa bella è che il lavoro del curatore è ben visibile in ogni pagina 🙂

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