L’uomo di Schrödinger

«Recinzioni senza limiti. Verso un confine spento. Alcune vite sono come i binari morti. La mia, ad esempio»

uomo-di-SchrödingerUn giovane uomo si ritrova a vagare in un paese non ben precisato alla ricerca di un sé stesso altrettanto vago. Non ricorda niente della sua vita, si è risvegliato in un luogo che ha tutta l’aria di essere un ospedale e con in testa delle bende che coprono delle grosse ferite. Il tempo di arraffare dei vestiti e via alla ricerca di qualche tassello che possa ricucire la sua memoria sgangherata mentre dentro di sé sente cresce una forte spinta alla fuga: non sa niente, ma presagisce il pericolo e si muove di conseguenza.

In effetti, nel corso degli eventi, di motivi per scappare ne piovono in quantità, sviluppando una trama decisamente ben strutturata che tocca con eleganza diversi generi letterari, dal pulp al fantascientifico, senza prendere impegni con nessuno di questi, ma fabbricandosi un carattere e un linguaggio molto personali. Confesso che questo romanzo di Giovanni Marchese è riuscito nell’incanto di non farmi schiodare dalla pagina, catapultandomi in un piacere totale verso la lettura senza mai mostrare l’impianto su cui il romanzo è fondato. Ovvero il mestiere c’è, e menomale, ma il lettore non lo percepisce, il che secondo me è già un ottimo risultato.

Tuttavia questo libro non ha solo una storia ben congeniata, sarebbe riduttivo. Il protagonista muovendosi in un magma di ricordi vaghi, cercando spasmodicamente di trovare qualcosa che possa ricondurlo a sé, alimenta una profonda riflessione sulla reale capacità di conoscere sé stessi e gli altri. I vuoti di “conoscenza” non riguardano solo il protagonista poiché fisicamente impedito a ricordare, bensì interessano tutti noi in quanto società in cui la pratica dell’introspezione e della riflessione (personale e collettiva) è dispersa da tempo.
Potrebbe sembrare un tema ormai buono solo per le poesie novecentesche, invece non lo è affatto, perché nella nostra quotidianità sperimentiamo continuamente scissioni e “vuoti di memoria”, al punto che spesso diventa difficile sapere chi siamo o chi abbiamo di fronte.

Il nostro protagonista incontra, e noi con lui, un’umanità varia e molteplice che incarna un quadro vivo, credibile e purtroppo sconfortate della nostra società.
È un mondo ben strano, dove si rinuncia a capire i motivi di una pesante crisi economica e finanziaria, ma dove contemporaneamente si accettano di buon grado le sette o le teorie complottistiche più originali. Su questo aspetto ho poi capito cos’era che veramente mi faceva stare attaccata alla pagina, ossia una capacità narrativa che riesce a stare al di sopra di tutto e che può parlarti di tutto, anche di quei temi in cui l’effetto ciarlatano è dietro l’angolo.

L’uomo di Schrödinger evidentemente nel titolo si ispira al celebre paradosso del gatto di Schrödinger ma compie anche un notevole e inaspettato passo in avanti. Protagonista di questo paradosso è l’uomo, cioè noi, non più il gatto; siamo noi che siamo allo stesso tempo vivi e morti e proprio per questo motivo non siamo più in grado di capire e dare un nome a quel che ci circonda.

«Però è strano, quando cercano spiegazioni circa questa crisi, dice, nessuno riesce a dare un resoconto preciso. Solo indicazioni vaghe su fantomatiche bolle finanziarie legate al mercato immobiliare statunitense. Mutui non pagati. Fondi d’investimento ad alto rischio e rendimento. (…) E via imprecazioni contro la corruzione la dabbenaggine della classe politica. Navigano a vista. Un’intera società, un intero paese che naviga a vista, dice. Da più di vent’anni almeno. Senza memoria. Senza forza.»

 

Giovanni Marchese, L’uomo di Schrödinger, VerbaVolant edizioni, 2014

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

  1. Tra il romanzo e il saggio, se non ho capito male. E che tocca temi di estrema attualità in modo originale e coinvolgente, al punto che non ti fa schiodare, come hai detto, dalla pagina 🙂 Sembra interessante.

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    • Ciao Alessandra, si tratta decisamente di un romanzo, solo che a me ha fatto riflettere molto su questi temi e da qui la mia deriva “saggistica”… del resto, come ben sai, quando mi appassiono è finita… 🙂
      Sicuramente una storia profonda, ben scritta e ovviamente consigliata!

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