Donna di Porto Pim

«Ho sempre scelto il troppo, nella vita, e questa è una perdizione, ma non puoi farci niente se sei nato così.»

donna porto pimIsole, balene, naufragi, balenieri, amori disgraziati, male di vivere e tanta poesia.
In fondo potrebbe bastare questo, almeno per me che ho sempre trovato la scrittura di Antonio Tabucchi estremamente “familiare”. Tutte le volte – poco importa che siano passati mesi o anni dall’ultima lettura – fra le sue parole si ripete l’incanto di sentirsi a casa. Non saprei dire se questo avvenga in virtù della comune origine toscana o a causa dell’averlo avuto come nume tutelare nei miei studi lusitani. La prima ipotesi tendo ad escluderla, la seconda temo sia fortemente soggettiva, pertanto penso che questa sensazione derivi dal  fatto che Tabucchi, come pochi altri, ha saputo raccontarci le nostre inquietudini con l’assoluta delicatezza del vivere quotidiano.

Sia come sia, Donna di Porto Pim, non è esattamente un romanzo, piuttosto è una raccolta di testi, di forma più o meno compiuta, che probabilmente non hanno trovato né posto né sviluppo altrove. In effetti questo libro ci regala sia testi complessi ed articolati ma anche brani decisamente abbozzati, incipit di qualcosa che poteva essere ma non è stato.

L’indefinibilità di alcuni racconti tuttavia non deve trarvi in inganno, né essere di ostacolo alla lettura, perché l’incompiutezza di alcune storie è solo apparente: la loro provvisorietà è specchio del nostro essere, del nostro divenire, del nostro essere spesso e volentieri sospesi. Queste storie sono pezzetti di vetro, legnetti, conchiglie trasportate dal mare sulla battigia. Concedetevi una passeggiata lungo questa riva e raccogliete quello che vi attrae di più, tenetelo con voi lungo il cammino e poi lasciatelo di nuovo andare in mare aperto.

Venendo alle storie, tre sono quelle da cui secondo me non si può prescindere: Donna di Porto Pim, Antero de Quental, una vita e Esperidi, sogno in forma di lettera.
La prima, che non a caso dà il nome alla raccolta, è forse il testo più interessante e narra la struggente storia di un amore finito male e culminato con la violenza. Nel testo lo stesso Tabucchi s’infila in un gioco di specchi, lasciando forse qualcosa di sé nella figura dello scrittore italiano che raccoglie la confessione del vecchio cantante di osteria. È un testo degno del miglior Tabucchi, tanto è intriso d’inquietudine, sofferenza e nostalgia, con in più un occhio profondamente disincantato verso il presente.

A seguire, nella mia personalissima classifica, Antero de Quental, una vita, un testo che ci catapulta nella vita dello scrittore Antero de Quental (1842-1891), figura di spicco della poesia ottocentesca, e personaggio molto attivo nella diffusione del pensiero socialista in Portogallo. È proprio in testi di questo tipo che si misura tutta la distanza tra un grande scrittore ed uno mediocre: tradurre una biografia in un testo di viva poesia, restituire con poche parole il farsi poeta di Antero de Quental, tutta la sua inquietudine, nonché la forza del suo ideale socialista, mostra una volta di più tutta la bellezza della prosa di Tabucchi.
Ed una volta di più ci fa sentire la sua mancanza.

Infine l’ultimo testo (che poi nella raccolta è il primo) Esperidi, sogno in forma di lettera è un viaggio verso delle isole-metafora della nostra vita e dei nostri sentimenti. Ma di questo testo non voglio dirvi niente, scopritelo da voi, se ne avete voglia, sostate nei templi delle varie divinità che qui s’incontrano e che incarnano i nostri sentimenti quali amore, odio, nostalgia e rimpianto. Imbarcatevi verso queste isole, ci incontreremo da quelle parti.

 

 

Antonio Tabucchi, Donna di Porto Pim, Sellerio Editore, 1983

Informazioni su Aspettando il caffè

libri & sconfinamenti

  1. Io non sono toscana, quindi escluderei la prima ipotesi 🙂
    Che bel commento, grazie per questa condivisione.

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  2. Di quell’almanacco letterario che è Donna di Porto Pim mi è piaciuto molto anche Piccole balene azzurre che passeggiano alle Azzorre. E poi c’è Donna di Porto Pim che è davvero uno dei migliori testi tabucchiani. A tale proposito, hai letto Autobiografie altrui? Vi è narrato un bell’aneddoto in merito a tale racconto, ed è un aneddoto in puro stile tabucchiano, è intitolato Balene d’altri tempi. Tango di ritorno. (Il titolo, tra l’altro, è un prestito da un racconto di Cortazar).

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    • Ciao, sì concordo con te “Piccole balene azzurre che passeggiano alle Azzorre” è molto bello e “Donna di Porto Pim” è davvero un piccolo capolavoro.
      No, purtroppo non ho letto “Autobiografie altrui”, ma corro a cercarlo perché sembra davvero molto affascinante! E poi, il titolo “Tango di ritorno”, mi fa l’effetto del canto delle sirene, un po’ per il tango e un po’ per Cortázar… Grazie mille per lo splendido suggerimento 🙂

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