Sono ancora viva

«Ho continuato a star lì e a pensare che forse mi meritavo le cose che mi faceva. Non era vero. Oggi so che nessuna persona, neanche fosse la peggior donna sulla terra, può meritare che le vengano fatte violenze di quel genere.»

Sono ancora viva (Edit. Le Lettere)Questo libro raccoglie le storie di otto donne profondamente diverse fra loro per età, ceto sociale, istruzione, ma tutte quante accumunate dall’aver subito violenza, fisica e psicologica, da parte dei propri compagni.

Attraverso la forma dell’intervista le autrici, Chiara Brilli e Elena Guidieri, danno voce alle terribili storie di queste donne che iniziano con la violenza subita e proseguono con un duro calvario psicologico, sociale e legale per ricucire se stesse ed ottenere un briciolo di giustizia che solitamente non arriva mai.

Grazie a domande brevi e precise emergono storie dolorose, fatte di enorme sofferenza e difficili da leggere, perché mettono a nudo quello che la violenza di genere è realmente: un germe che si nutre del desiderio di essere amati, delle debolezze, delle aspettative, delle difficoltà economiche e sociali, per poi diventare il mostro che abusa fisicamente ed annienta psicologicamente le sue vittime.

Scelta di metodo determinante è il voler raccontare storie non dal fronte del delitto, del femminicidio che si poteva ma non si è saputo evitare; bensì il punto di partenza del lavoro delle due autrici è stato proprio la volontà di indagare la violenza di genere attraverso storie che non si esaurissero nella cronaca, ma che fossero testimonianza viva al fine di aprire un confronto costruttivo intorno a questo tema.

Infatti, oltre all’altissimo valore umano delle testimonianze riportate, Sono ancora viva ha avuto per me il grande merito di farmi inquadrare il problema della violenza di genere da un punto di vista diverso e più ampio aiutandomi a capire innanzi tutto quali sono le domande più utili da porsi. Infatti prima di domandarci come possono delle donne convivere per moltissimo tempo con un compagno violento forse dovremmo iniziare a chiederci:

«Cosa separa la vita di una donna che subisce violenza dai casi di femminicidio che leggiamo sul giornale? Cosa accade a una donna che sceglie di denunciare, segnalare, raccontare che il suo compagno usa violenza contro di lei? Quali sono le reti di protezione, quale la tutela legale, quali i tempi della giustizia?… In quale condizione di solitudine e isolamento la persona si trova a vivere una volta denunciato il compagno?… Quali sono le attività dei Centri antiviolenza e quali le loro carenze?…»

Le storie di questo libro non ci raccontano solo la violenza subita, ma ci raccontano anche del difficile cammino che con fatica e dolore ha portato queste donne a denunciare e a ricostruirsi oggi una vita diversa. In effetti, come è importante riconoscere e capire quando una persona sta usando violenza, è altrettanto importante sapere cosa può succedere dopo una denuncia, dal momento in cui una donna riesce a ribellarsi ed opporsi agli abusi.
Purtroppo lo scenario che si apre davanti ai nostri occhi non è affatto rassicurante e durante la lettura si ha la netta sensazione che di fronte ad una donna che subisce violenza il nostro sistema funzioni solo a metà poiché il percorso del “dopo” è sostanzialmente in balìa della buona sorte.
Può capitare di incontrare un carabiniere adeguatamente preparato che ti aiuta a redigere la denuncia di stalking, come tuttavia può capitare quello che “consiglia” di pensarci bene prima di denunciare per non “rovinare la vita” al proprio compagno; può capitare che gli assistenti sociali siano in grado di sostenere ed aiutare la donna e minori coinvolti, così come al contrario può succedere che la donna che ha subito violenza sia costretta a dover dimostrare di essere una buona madre per non vedersi togliere la custodia dei figli.

Capitolo a parte è la giustizia dove le cose vanno quasi mai come dovrebbero. Sarà un caso, ma nella maggior parte delle storie raccontante nel libro, le donne vittime di violenza hanno dovuto cambiare più di un avvocato prima di trovare la persona capace di occuparsi del loro caso; per non parlare delle lungaggini dei tribunali che spesso complicano ulteriormente le cose e mettono ancora di più a rischio la vita della donna e dei figli coinvolti.

Questo libro non intende abbracciare tutte le casistiche – e forse sarebbe quasi impossibile farlo – mancano infatti all’appello, per la grande difficoltà di accedere alle loro testimonianze, le storie di donne immigrate, tuttavia resta un libro prezioso per l’indubbio valore umano di queste storie, perché ci insegna ad affrontare il problema in un ottica più completa e soprattutto perché ci aiuta a capire che la violenza non è facile da riconoscere e sprofondarci dentro può essere questione di un attimo.

Un libro sicuramente da leggere, anche perché sfata alcuni dei miti comunemente accettati intorno alla violenza di genere, in particolare quello secondo cui le vittime siano prevalentemente persone con scarsa istruzione e che vivono in situazioni di degrado. Al contrario qui si racconta anche storie di donne con una certa istruzione, vittime di uomini che in teoria sarebbero il fior fiore di questa società. Per questo, guardatevi intorno, spesso la violenza più terribile è quella psicologica perché è la più difficile da scoprire e da far riconoscere a chi ne è vittima.

«ancora non ce la faccio a parlare di quello che mi è successo. Se lo faccio con voi è proprio perché spero che altre donne leggano la mia storia e capiscano già dai primi segnali di violenza fisica o psicologica, di prepotenza, che è necessario lasciarli subito. Perché nessuno deve prendere la nostra vita in mano, qualsiasi sentimento si provi. E’ un atto di prepotenza.»

Chiara Brilli, Elena Guidieri, Sono ancora viva. Voci di donne che hanno detto basta alla violenza, Le Lettere, 2014

Ps. Desidero precisare che ho parlato sempre al femminile perché, sebbene esistano casi di violenza fisica e psicologica subita da uomini, le donne sono indubbiamente i soggetti più esposti e le vittime “preferenziali” della violenza domestica.

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

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