Una vecchia canzone

«Tutta la questione sfuggiva al suo controllo verso la regione della fantasia e lì lavorava e fermentava, lanciando una sottile spuma di falso eroismo.»

StevensonUna vecchia canzone è il primo testo pubblicato da Robert Louis Stevenson ed è apparso per la prima volta sulle pagine del «London» nel 1877 ma in forma anonima.
La collaborazione di Stevenson col «London» era fatto ben noto ai suoi biografi, tuttavia la paternità di questo testo è stata riconosciuta solo recentemente (1982) grazie al ritrovamento di una pagina manoscritta.

Trattandosi del primo testo pubblicato da Stevenson, la tentazione di andarvi a cercare i temi a lui cari, è assai forte tuttavia, senza voler essere eccessivi, nella storia dei fratelli Falconer è possibile riconoscere alcune questioni che poi verranno maggiormente riprese e sviluppate. Di sicuro abbiamo già una prosa “solida” che niente ha da invidiare ai libri che verranno, in quanto già forte di una scrittura lineare, logica, ma capace di acutissime considerazioni in merito a argomenti anche delicati quali morale, religione e convenzioni sociali.

La vicenda prende avvio da un evento piccolo, una banalità capace di mettere in moto una serie di eventi e reazioni a catena dalla portata più ampia del previsto. Due fratelli orfani vengono presi sotto la protezione di uno zio, il colonnello Falconer, un uomo in gioventù assai libertino ma attualmente molto religioso ed autoritario che decide di destinare fin dall’inizio i suoi averi al nipote più grande.
Tuttavia “Il diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini” sosteneva Karl Kraus e così è, perché (pur senza svelarvi nulla) un piccolo incidente di percorso rovescia i destini dei due fratelli e la decisione su chi affidare l’eredità del vecchio colonnello.

Sicuramente un testo che vale la pena di leggere perché in esso è contenuta una profonda quanto amara riflessione su

«L’ambigua natura umana sempre in bilico tra bontà e perfidia (Dr. Jeckyll and Mr. Hyde), le disastrose conseguenze di chi, nel proprio comportamento, scambia la testardaggine per forza di carattere (The Ebb-Tide), il cinismo delle convenzioni sociali e l’ossessionante conflitto tra ricchezza e miseria (The Master of Ballantrae)» (Fabrizio Bagatti, introduzione al testo)

In effetti la storia dei fratelli Falconer è un ottimo punto di partenza per riflettere su come nell’esistenza umana si conceda più del dovuto ai fraintendimenti, al rispetto della morale comune o delle convenzioni sociali, includendo in esse anche le convenzioni religiose verso le quali Stevenson si mostra molto critico ed esplicito, perlomeno tanto quanto lo è verso il colonialismo.

Resta da segnalare solo l’ottima l’introduzione al testo di Fabrizio Bagatti, nella quale si possono reperire ulteriori spunti di riflessione ed interessanti collegamenti con le altre opere di Stevenson.

 

 

Robert Louis Stevenson, Una vecchia canzone, traduzione e curatela di Fabrizio Bagatti, Edizioni Clichy, 2014

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  1. La Clichy ha un catalogo molto interessante 🙂

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