Chadži-Murat

«Gli anziani si erano raccolti sulla piazza e, seduti sui talloni, ragionavano sulla situazione. Di odio per i russi nessuno parlava. Il sentimento che provavano tutti i ceceni, dal più piccolo al più grande, era più forte dell’odio. Non era odio, era il non riconoscere questi cani russi come uomini, e un disgusto tale, una ripugnanza e un imbarazzo tali di fronte alla crudeltà insensata di questi esseri, che il desiderio di sterminarli, così come il desiderio di sterminare i topi, i ragni velenosi o i lupi, era tanto naturale quanto l’istinto di conservazione.» (p. 130)

TolstojChadži-Murat è un romanzo breve (o racconto lungo che dir si voglia) estremamente denso ed intenso, giustamente definito “il capolavoro sconosciuto” di Tolstoj. Sicuramente si tratta di un romanzo fra i meno noti e questo forse anche perché lo stesso Tolstoj lo destinò ad una pubblicazione postuma.
I motivi di questa sua decisione erano evidenti all’epoca e lo sono tutt’ora in quanto il racconto è profondamente critico nei confronti del conflitto ceceno e si accanisce, non meno duramente, contro lo Zar Nicola I (1796-1855) ridicolizzandolo apertamente.

Benché il romanzo sia breve, la storia è articolata tanto quanto era ed è complicata la questione cecena; la maggior parte dei personaggi sono realmente esistiti a cominciare proprio  da Chadži-Murat, un guerrigliero àvaro fortemente contrario all’annessione russa della Cecenia ma – vuoi per calcolo politico, vuoi per salvare la propria famiglia – decide di consegnarsi ai russi e di intavolare una trattativa con loro.

La resa di Chadži-Murat, forse il guerrigliero più valoroso e le cui gesta erano circondate da un’aura quasi mitica, getta scompiglio fra i ceceni e provoca sospetti fra i russi che hanno difficoltà a decifrarne la figura e non sanno se fidarsi o meno di lui.

La permanenza di Chadži-Murat presso i russi offre all’ospite il pretesto per raccontare la sua travagliata esistenza, segnata non solo da molteplici avventure ma anche da numerose sofferenze e difficoltà.
Da questi racconti prende forma una descrizione accurata dell’ambiente ceceno, dei villaggi, delle loro vicissitudini storiche, nonché delle violenze perpetrate dai russi; restituendoci uno spaccato quasi “antropologico” di queste comunità. Ma lo stesso occhio vigile si posa anche sull’altro versante, quello russo, anch’esso scrutato con sguardo acuto, specialmente per quanto concerne gli ambienti del comando militare.

È l’inaspettata resa di Chadži-Murat che permette a questi due ambienti così diversi fra loro, di entrare in comunicazione e di mostarsi in tutto il loro divario, a cominciare proprio dalle profonde differenze fra l’oligarchia militare russa e la guerriglia cecena.

Come già anticipato, i capitoli dove compare la figura dello zar sono memorabili: è qui che Tolstoj affila tutta la sua critica sul conflitto ceceno. Egli ci descrive Nicola I come un uomo incapace e presuntuoso, lussurioso, adulato dai suoi, con una sproposita considerazione di sé e delle sue abilità militari. Incompetenza che mostra anche tutta la sua violenza allorquando è sostenuta dalla presunzione ed è alimentata da schiere di ruffiani.
Tolstoj era ben consapevole che questo ritratto dello Zar difficilmente sarebbe passato indenne attraverso la censura, ma oggi varrebbe la pena leggere il libro anche solo per questi capitoli, se non fosse per il “piccolo dettaglio” che “la questione cecena” continua ad essere di attualità ancora oggi.
La posizione di Tolstoj sul conflitto appare evidente sia quando racconta di inermi villaggi distrutti ed incendiati dai soldati russi, sia quando ridicolizza le “strategie” belliche di Nicola I. Non di meno la sua penna si fa amara nel descrivere la vicenda della morte del soldato semplice russo Petrucha Adveev su cui si sofferma a lungo, quasi a voler elevare la figura di questo contadino che si è fatto soldato controvoglia e per volontà altrui, ad emblema dello sfruttamento morale e fisico dei più deboli.

Come nella migliore tradizione dei romanzi russi, se la storia ti prende sei finito, non desideri altro che continuare a leggere. Tuttavia, dal momento che i miei trascorsi con la letteratura russa non sono sempre stati sereni, solo l’imbattermi in una traduzione di Paolo Nori poteva convincermi a prendere questo libro in mano. E menomale, così forse adesso troverò anche il modo di ristabilire rapporti amichevoli con la letteratura russa, chissà…

 

Lev Nikolaevič Tolstoj, Chadži-Murat, traduzione di Paolo Nori, Voland 2010

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