Il buoncostume

«E Roma? Roma, beh Roma si era ormai abituata alla vita normale con un governo regolare che aveva ripreso a funzionare, con le tradizioni e e forme burocratiche che riprendevano forza a consolidarsi contro le inquietudini, le tentazioni dei rivolgimenti. Senza contare che c’era il Papa, il Vaticano e la gente quando non ha pane ha fede se non le metti una pulce nell’orecchio a cercare di sviarla» (p. 241)

il buoncostumeSplendido romanzo che racconta uno spaccato di vita domestica e pubblica di una porzione d’Italia fra il 1920 e il 1950. Sono gli anni dell’avvento del fascismo, della guerra e della liberazione, anni in cui potrebbe succedere di tutto, perfino una rivoluzione sociale, ed invece non succede un bel niente, grazie a realtà come la famiglia Zoli “un nucleo cattolico medio-borghese cioè il classico elemento frenante allo sviluppo della società“.

La storia è ambientata in Cadore dove il giovane Zoli, sposandosi bene ed investendo con scaltrezza il suo denaro, diventa un personaggio di spicco all’interno della piccola comunità locale; una società essenzialmente contadina e fortemente cattolica.
Zoli è un personaggio emblematico del nostro recente passato: un uomo che ha saputo convivere col fascismo, trarne beneficio, ma senza mai sporcarsi le mani con esso. Egli ha ben chiaro come muoversi per mantenere il proprio potere, la sua posizione sociale e il suo denaro; e se, una volta finita la guerra, per conservarsi fosse necessario diventare democristiani, così sia.

Vale tutto, purché non vengano mai meno i sacri valori della famiglia cattolica e su questo punto, sulla morale e sul senso della famiglia, si toccano vette altissime innevate di sprezzante ironia.

Oltre alla vicenda narrata – assolutamente godibile per altro – quel che nel romanzo lascia senza fiato è l’incredibile galoppata storica e il modo in cui i passaggi storici cruciali sono descritti con estrema accuratezza e sintesi. In effetti non può che sorprendere la lucidità con cui un ragazzo di 25 anni nel 1964 riesce con chiarezza ad individuare le cause dell’immobilismo del nostro paese ed è in grado di “ridicolizzare”, in modo così acuto e mai sopra le righe, la buona famiglia cattolica italiana.

L’ambientazione cadorina è accurata e le incursioni in quel di Venezia hanno un fascino innegabile; ma non sono da meno neanche le descrizioni delle “manovre” dedicate all’arrivo del gerarca di turno o del Duce.
Tuttavia, non posso fare a meno di segnalare, l’impressione profonda che mi ha lasciato la breve incursione su Cagliari, città che Zoli si trova ad attraversare a guerra appena conclusa.
Infatti, Zoli ha dei possedimenti in Sardegna e, finita la guerra, va a controllare quello che ne resta. Benché la Sardegna non sia che una parentesi all’interno del romanzo, le due pagine in cui si percorre una Cagliari spettrale, devastata dalla guerra, popolata da miseria, fame e malattie, mi hanno quasi commosso, ed io non ho di certo la lacrimuccia facile.

Questo bel libro ha solo un difetto, temo che sia difficilmente reperibile. Il romanzo è uscito nel 1964 e – spero di sbagliarmi – da allora non è stato più ripubblicato.
Nel giro dei libri usati sicuramente qualche copia si trova ancora, e pure in qualche biblioteca ben fornita, ma sospetto che per lo più non sia un’impresa facile.

Personalmente ho avuto la fortuna di leggerlo perché mi è stato regalato da un amico che non solo è un abile cacciatore di tesori librari, ma possiede anche un impareggiabile fiuto per tutti quei libri che Karl Kraus definirebbe così: «Fra i vecchi libri, rari sono quelli che, in mezzo all’incomprensibile e al troppo comprensibile, hanno conservato un contenuto vivo.»

Piergiuseppe Murgia, Il buoncostume, Sugar Editore, 1964

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libri & sconfinamenti

  1. Questo sarebbe andato bene per il Giro 🙂
    Non lo avevo mai sentito nominare…

    Mi piace

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