Sonetto presente

la terra da dove vengo è dove abito
il paese a cui appartengo è stare qui.

Targa posta a Lisbona sulla casa di Ary dos Santos

Targa posta a Lisbona sulla casa di Ary dos Santos

Ascoltai questa poesia per la prima volta in un disco che raccoglieva canzoni del periodo della Rivoluzione dei Garofani, e da allora ne sono innamorata.
Questa poesia era il primo brano di quel disco e, ancora oggi, non riesco a pensare a questo testo separandolo dall’accorata declamazione fatta proprio da Ary dos Santos (1937-1984).

Per questo motivo, prima di iniziare a dire qualsiasi cosa, mi sembrava giusto partire da qui:

 

Non ditemi più nulla sennò muoio
qui in questo luogo dentro di me
la terra da dove vengo è dove abito
il paese a cui appartengo è stare qui.

Non ditemi più nulla sennò parlo
e io non posso parlare io sto in piedi.
In piedi come un poeta o un cavallo
in piedi come chi deve essere chi è.

Qui nessuno mi dice quando mi vendo
se non quelli che io amo quelli che io intendo
quelli che possono essere come me.

Qui nessuno mi mette i piedi in testa
perché è dal basso che mi viene addosso
la forza de luogo che sarà mio.

 

Il nome di Ary dos Santos, “il poeta del popolo”, è fortemente legato al 25 di aprile, tuttavia, al di là del contesto storico in cui è sorto questo componimento, credo si possa affermare abbastanza tranquillamente che il grido che sorge da questi versi non ha patria, non ha epoca e s’indirizza al mondo e agli uomini in modo universale.

Del resto la poesia stessa inizia con un’affermazione che più ampia non potrebbe essere: “la terra da dove vengo è dove abito/il paese a cui appartengo è stare qui”; questo a significare non solo che la sua patria è ovunque, ma che in questo preciso momento è qui che bisogna stare, è qui che è necessario lottare.

Nelle due quartine si insiste sulla profonda consapevolezza del poeta che ciò che lo circonda non è più tollerabile né sopportabile e le parole (quasi certamente false) che sente intorno a sé, gli causano sofferenza e indignazione.
Egli, pur minacciando di parlare a sua volta, sente che forse la parola non è sufficiente a distruggere queste bugie e sceglie quindi di manifestare il suo dissenso restando in piedi.

In questo stare in piedi, gesto in fondo così naturale (“come un cavallo”), racchiude tutta la forza morale di un dissenso, l’incredibile immediatezza di una metafora.
Lo starsene con la schiena dritta, non inchinarsi davanti a nessuno, starsene in piedi “come un poeta”, come deve stare “chi è”, ovvero come colui che ha preso coscienza di se stesso e non può più fare altrimenti.

Il poeta è fermo nella sua decisone di non accettare più ordini da nessuno: e se sarà necessario un sacrificio, forse “vendersi”, può accettarlo solo se proviene o va a vantaggio dei suoi, di tutti quelli che nella lotta e nella sofferezza sono a lui affini.

 

Soneto presente, testo portoghese con traduzione a fronte.
Il testo qui proposto segue fedelmente l’audio, la poesia riportarta nella raccolta a stampa presenta alcune piccole divergenze.

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