L’inquilino

«Un velo di nebbia sfilacciata vagava per le strade buie del quartiere. Un freddo cane. Ma finalmente mi sentivo libero. […] Continuai a camminare senza una meta precisa, ripensando al passato, dissotterrando dalla memoria tutte le storie finite male.»

l'inquilinoAntefatto

Sapevo che prima o poi sarei caduta tra le maglie della scrittura di Marco Vichi.
Ho perdurato tanti anni nella mia stupida e infantile resistenza, dovuta principalmente al fatto che mia madre, da un bel po’ di tempo a questa parte, legge quasi esclusivamente solo i suoi libri.
Fin qui niente di strano, tutti abbiamo i nostri autori preferiti, ma mia mamma è un fiume in piena: se c’è un autore che le piace non la ferma niente e soprattutto ci tiene a fartelo sapere. Così, prima ancora di riuscire ad aprire un libro, conoscevo già molte storie, i personaggi mi erano talmente familiari che ero ormai convinta che il Commissario Bordelli fosse un parente nostro, ed il povero Marco Vichi mi era venuto a noia prima di cominciare.

Poi, qualche mese fa, mi sono sentita una perfetta idiota perché tutti intorno a me leggevano lo scrittore fiorentino più amato del momento ed io no. Allora ho preso l’unico libro che mia madre ancora non avesse letto e mi ci sono buttata dentro, finendo anch’io col restare incantata.

Il libro

Non si dovrebbe mai aprire la porta agli sconosciuti – ce lo insegnano da piccoli – figuriamoci tirarceli in casa. Ma le ristrettezze economiche possono sovvertire molti principi morali, per questo Carlo, il nostro eroe, accetta di subaffittare una stanza del suo appartamento a Fred, tipo che fin dalla prima occhiata appare strampalato e poco raccomandabile.
L’antipatia di Carlo per questo strano tipo è praticamente immediata, del resto i due uomini non potrebbero essere più diversi: Carlo è piuttosto introverso, mentre Fred è uno sbruffone da manuale e che, nonostante il suo aspetto non proprio attraente, ha un successo inspiegabile con le donne, dettaglio che mette ancora più di malumore Carlo.

La storia inizia a complicarsi e a tingersi di sfumature giallo-nere, quando nel quartiere dove vivono Carlo e il suo nuovo inquilino, iniziano ad essere uccise delle vecchiette. Tuttavia il “giallo” non è poi così importante, quello che conta – e che secondo me preme maggiormente all’autore – è narrare l’impasto umano della vicenda, gli uomini e le donne che si muovono in questa scalcagnata periferia fiorentina, con le loro difficoltà, incongruenze, bassezze ma anche slanci di amore. Detto in altre parole e soprattutto per quanto riguarda la figura del protagonista, il giallo altro non è che il pretesto per scavare dentro il suo male di vivere.

Trabocca dal libro la mia Firenze, quella vera, fatta di viali di notte, periferie, inverno, negozietti di quartiere, nebbiolina, umidità, e popolata da personaggi incredibili spesso inghiottiti da profonde solitudini, in una parola: autentica.

Come già accennato sopra, il contrasto fra le personalità di Carlo e Fred raggiunge il suo apice proprio nel diverso modo di vedere ed amare le donne. Non voglio rovinare la lettura a nessuno, penso solo che a molte di noi farebbe piacere ogni tanto incontrare uno come Carlo, chissà se in giro ce n’è ancora qualche esemplare, visto che il libro è del 1999.

Al di là di tutto però, sono rimasta ammaliata dallo stile fresco e immediato del libro che non sembra risentire per nulla degli anni che passano. La lettura è stata estremamente scorrevole e piacevole; una scrittura la cui apparente semplicità non deve assolutamente ingannare, perché con una frase è capace di scavare abissi o graffiare con acutissima ironia.

Insomma, mi vergogno di essere arrivata ben oltre i “fochi” (tardi, per i non fiorentini), ma non importa: siamo alla fine di novembre e Firenze sta apparecchiando un altro dei suoi uggiosissimi inverni; avrò tanto tempo nella mia periferia, lontana – per fortuna – dal luccichio impazzito del centro storico, per mettermi in pari con gli altri romanzi e per fare pace anche con il Commissario Bordelli.

 

Marco Vichi, L’inquilino, Guanda, 1999

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libri & sconfinamenti

  1. I tuoi articoli sono piacevolissimi, interessanti e anche divertenti. Li leggo sempre volentieri. Complimenti. Buona giornata 🙂

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  2. Vichi è uno dei migliori giallisti italiani. Bordelli, poi, è unico.

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    • Ciao e benvenuta! Questo è il primo romanzo che ho letto di Vichi e mi è piaciuto davvero molto. Ne ho un altro sul comodino che attende e spero di leggerlo presto, sicuramente scrive bene e le sue storie sono molto coinvolgenti.

      ps. detto fra di noi, Marco Vichi odia essere definito “giallista”! A presto 🙂

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