Vita del signor de Molière

«A ragione il mio eroe […] ebbe in seguito a dire che tutte queste regole aristoteliche sono in sé una vera assurdità e che esiste una sola e unica regola: per scrivere dei drammi ci vuole talento.»

bulgakov_molièreHo iniziato a leggere questo libro per il semplice motivo che non avevo trovato in biblioteca quello che stavo cercando, ma nel giro di un pomeriggio mi ha totalmente conquistata.

All’inizio, ma giusto le prime dieci pagine, si ha quasi l’impressione di leggere l’enciclopedia dal momento che sotto i nostri occhi scorrono dati poco più che biografici sulla vita di Molière. Sennonché, dopo pochissimo, il signor Poquelin, in arte Molière, si anima, prende forma sulla pagina e non è più il Molière storico che conosciamo noi, ma un suo alter ego letterario. Egli diventa un “personaggio” a tutti gli effetti e il fatto che a questo personaggio capitino le stesse avventure del Molière in carne ed ossa, è solo un incidente di passaggio.

Come Bulgakov realizzi questa magia, non sono riuscita a capirlo, del resto ero troppo presa dalla lettura per starmi a preoccupare di questo. In effetti il romanzo si può tranquillamente ascrivere alla categoria di quei libri da cui è difficile staccarsi e a cui non vedi l’ora di ritornare.

Tuttavia, durante la mia lettura appassionata, una cosa l’ho pur notata: Bulgakov si avvale uno stratagemma quasi banale che però a mio avviso è tanto geniale quanto efficace per indirizzare il lettore da un Molière “reale” verso un Molière “letterario”.
Inizialmente Bulgakov, nel descrivere del nostro eroe, utilizza solo il suo vero cognome, Poquelin, mentre quando il drammaturgo decide di assumere il nome d’arte di Molière, Bulgakov ovviamente si adegua, ma lo fa lasciandosi scappare di quando in quando un “de” davanti al nome dello scrittore, proprio come avviene nel titolo.

Sembra poco, una cosuccia da niente (forse pure coerente storicamente, questo io non lo so), ma questa piccola variazione eponimica produce un salto e proietta dritti dentro un altro mondo. Qui non si narrano le gesta del Molière attore e drammaturgo, ma le peripezie del personaggio chiamato “signor de Molière”; ed è proprio quel “de” che segna tutta la distanza che passa tra una biografia ed un’opera letteraria propriamente detta.

Molière ebbe una vita tutt’altro che semplice. Era figlio di un modesto commerciante ma nonostante il suo status, decise ugualmente di abbandonare “l’azienda di famiglia” per dedicarsi al teatro, cosa che nel seicento era piuttosto mal vista. Giusto a titolo di esempio, basti ricordare che all’epoca la chiesa ancora considerava il teatro – e la vita girovaga dei teatranti – una cosa immonda, tanto che gli attori venivano seppelliti in terra sconsacrata, sempre che non avvenissero repentini pentimenti sul letto di morte.

Molière, anzi il signor de Molière, durante la sua carriera conobbe alterne fortune: a partire dalle aspre difficoltà iniziali riuscì a conquistarsi un posto fra le compagnie parigine, arrivando a conquistare il consenso del Re Sole. Ma il favore del protettore di turno o del Re non fu mai stabile, né realmente figlio del riconosciuto valore delle opere di Molière, perché ieri come oggi il patrocino del potere ha a che fare con ragioni che esulano dall’arte e spesso il prezzo da pagare è assai alto.

«”Volubili sono tutti i potenti della terra” disse Molière a Madeleine “Questo è quanto consiglierei ad ogni comico di tenere bene a mente. Sei nelle grazie di qualcuno? Allora arraffa subito tutto quello che puoi. Non perdere tempo, batti il ferro finché è caldo. E vattene tu per primo, non aspettare che ti sbattano fuori afferrandoti per la collottola!”»

Molière patirà per tutta la vita il fatto che il suo lavoro e la sua compagnia fossero appese ad un cenno del capo del re e questo romanzo in modo estremamente acuto porta avanti un’amara riflessione sull’uso da parte dei potenti della censura, nonché della loro inclinazione a oscurare, ostacolare e bandire quel che non si allinea alla loro visione del mondo.

«Facciamo notare che Molière provò per la prima volta ciò che in seguito – possiamo anticiparlo – gli toccherà provare spesso. Non vale la pena descrivere il suo stato d’animo. Chi non si è visto proibire una commedia subito dopo il suo felice debutto, non potrà mai capirlo, e chi ha subito questa esperienza, non ha bisogno di spiegazioni.»

Chi ha provato l’esperienza di vedersi proibire un’opera? Chi ha subito quest’esperienza e può comprendere lo stato d’animo di Molière?
Tanti, ma fra questi ci fu sicuramente proprio Bulgakov che, come sappiamo, dovette scontrarsi continuamente con il regime stalinista, i cui metodi contro gli oppositori (intellettuali o meno) sono tristemente noti.
Non occorre che stia qui a raccontare la biografia di Bulgakov (1891-1940), basti solo ricordare che subì la prima perquisizione nel 1926, mentre a partire dal 1929 le sue opere furono messe al bando e sostanzialmente non potè pubblicare più nulla. Le continue vessazioni, censure ed intimidazioni gli causarono momenti di grande sconforto, e gli fu sempre impedito di uscire dall’Unione Sovietica.
Nel romanzo il parallelo fra il Re Sole e Stalin è davvero evidente e forse questa “similitudine” fece sì che Bulgakov sentisse così vicino a sé Molière non solo come artista ma anche – e chissà forse soprattutto – come uomo.

 

Michail A. Bulgakov, Vita del signor de Molière, BUR, 1992, 20022

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libri & sconfinamenti

  1. Mi piacerebbe molto leggerlo

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  2. Uhmmmm mi sa che lo acquisterò presto!
    Grazie 🙂

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  3. È sempre bello riscoprire le “opere minori” degli autori più noti 🙂

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