Gli ammutinati delle trincee

«Rivelatosi come il primo epocale scontro militare-economico tra imperialismi e la più feroce contesa tra nazionalismi europei, il conflitto venne attraversato anche da una guerra sociale in grado di travalicare confini e reticolati» (p. 40)

ammutinatiCosa ci sia da “festeggiare” in quella carneficina che fu la Prima guerra mondiale, ancora mi sfugge. Del resto anche l’idea di mantenere viva la memoria, se imbalsamata nella retorica delle celebrazioni ufficiali, non serve a molto.
Per contro invece, se questo tipo di ricorrenze consentono di aprire pagine di storia dolorosamente sepolte dentro le trincee, la questione inizia a diventare più significativa ed interessante.

Gli ammutinati delle trincee indaga uno degli aspetti più scomodi della guerra, quello della diserzione, degli ammutinamenti e delle rivolte interne all’esercito italiano; tratteggiando un quadro complessivo in cui il sentimento dei soldati verso questa guerra risulta essere ben diverso da quello spirito di sacrificio patriottico che la storiografia ha promulgato negli anni.

«Se ti rivasse notizia che sono morto, non dire che sono morto per la Patria, ma che sono morto per i signori, cioè per i richi che sono stati la causa di tanti buoni giovani, la colpa della sua morte» (p. 44, testimonianza di un soldato, aprile 1917)

Questa testimonianza non è l’unica, anzi, il libro ne riporta parecchie, tanto che nel leggere le lettere o diari di quei soldati, si resta di sasso per la loro lucidità di condanna della guerra e dei meccanismi politici ed economici che l’hanno generata.
Il conflitto è sentito come fratricida, poiché il nemico è un “fratello”, se non un “compagno”, in sintesi un uomo che come loro ha forzatamente abbandonato la propria famiglia e il proprio lavoro per servire interessi altrui.

All’interno della Grande Guerra ci furono tante altre “guerre” e quella che meno ci è stata raccontata – vero nucleo centrale del libro – è la forte guerra sociale che si viveva nelle trincee, laddove nel rifiuto del conflitto e nella disobbedienza militare, esplodevano, in modo inequivocabile, i conflitti sociali che stavano attraversando il paese e che lo avrebbero scosso nel dopoguerra.
Le rivolte testimoniate nel testo sono tutte caratterizzate da un chiarissimo denominatore comune: da una parte i ceti più abbienti, nonché nobili, che ricoprivano posizioni di comando e potere di vita e di morte sui soldati, dall’altra i “trinceristi”, formati perlopiù da contadini e operai, che nel vedersi gettati in pasto al fuoco nemico, riconoscevano lo stesso meccanismo di “sfruttamento” ed “oppressione” che avevano sperimentato nelle fabbriche o nelle campagne.

«Nella realtà bellica la guerra sociale che serpeggiò nelle trincee, nelle retrovie e nelle fabbriche, con evidenti connotati di classe, mostrò ben altre caratteristiche e non attese l’esito del conflitto per mettere in discussione la disciplina di guerra e i governi nazionali, pur senza riuscire a rovesciarli e mettere fine alla strage.» (p. 40)

A tutto questo ci fu l’importante precedente della spedizione italiana in Libia (1911-12). È proprio nelle “sabbie tripoline” che è opportuno ritornare per capire in modo appropriato il sentimento antimilitaristico che riaffiorerà successivamente durante il conflitto mondiale, vedere in nuce i germi di quel conflitto sociale che emergerà nelle trincee ed infine per constatare le molte incapacità militari del Comando italiano tanto in Libia quanto negli assalti della Prima Guerra mondiale.

Questa ricerca ha il grande pregio di rimettere a posto alcuni tasselli importanti e, sgombrando il campo da molta retorica, restituisce con i fatti e le testimonianze dirette dei soldati, uno scenario un po’ più completo sulla Prima guerra mondiale sia dal punto di vista storico che sociale.
Ma non è tutto,  perché il testo apre la strada anche a molte altre riflessioni che, nutrendosi del dato storico strettamente narrato, lo superano e guardano avanti in cerca del nostro presente, puntando dritti verso la speranza di riuscire a conservare, proprio come quei soldati, il “coraggio di restare umani“.

 

 

Marco Rossi, Gli ammutinati delle trincee. Dalla guerra di Libia al Primo conflitto mondiale, BFS edizioni, 2014

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  1. Sempre interessanti le tue proposte di lettura, soprattutto dal punto di vista storico/sociale e culturale in genere. Un blog di qualità, davvero 🙂

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