Lezioni di letteratura

«Fin da molto piccolo il fantastico non era per me quello che la gente considera fantastico; per me era una forma della realtà che in determinate circostanze si poteva manifestare»

cortázarBellissimo.
Non so se è legittimo iniziare in questo modo, ma sinceramente questa lettura mi ha entusiasmato. Il libro raccoglie la trascrizione delle lezioni che Julio Cortázar tenne nell’università californiana di Berkeley nel 1980 e durante le quali l’autore argentino condusse gli studenti all’interno delle sue opere più significative, tentando di spiegare loro quale sia stato il suo percorso di autore, ma anche di uomo.

Infatti le lezioni altro non sono che l’occasione per un’ampia riflessione sulla sua poetica e sulle fasi della sua scrittura, fornendo al lettore la possibilità di compiere un percorso meta-letterario unico.
Voglio dire, leggere un’opera di valore è entusiasmante, ma avere la possibilità di entrare dalla porta principale dentro i meccanismi, le influenze o perfino le casualità, che hanno creato un testo, è un viaggio ancora più appassionante.

Le otto lezioni in cui si articola il testo prendono in esame molteplici temi e aspetti narrativi: le “fasi” letterarie di Cortázar, la musicalità del testo, umorismo, aspetti ludici ed erotismo; tuttavia, a mio personalissimo avviso, la parte del leone spetta a Rayuela e soprattutto all’analisi dettagliata dei temi e delle strutture dei suoi racconti fantastici.

Sul racconto fantastico si è scatenato un inevitabile cortocircuito: infatti la lettura di questo libro è stata per me anche l’inaspettata occasione di ritornare a riflettere sul genere fantastico, un genere che ho amato tanto in gioventù ( 🙂 ) ma che avevo un po’ abbandonato. In effetti non solo ho riletto qualcosa di Cortázar, ma ho rispolverato pure qualche pagina di altri autori “fantastici”, finendo per riprendere in mano anche La letteratura fantastica di Tzvetan Todorov, che sarà pure datato, ma resta un caposaldo.

Ovviamente il fantastico di cui sto parlando – come ben chiarisce lo stesso Cortázar nella citazione iniziale – non è evasione, non è un mondo finto, irreale, ma una diversa percezione della realtà, uno slittamento, un “potrebbe succedere che”.

Per questo non deve stupire se nei racconti fantastici emerge con forza anche l’impegno politico e sociale dell’autore. Del resto è proprio il paradosso fantastico, oppure un banale allontanamento dalle nostre percezioni sensoriali, a fornire a Cortázar il pretesto per esplorare, e quindi criticare, gli aspetti più complessi e problematici della nostra società, dimostrando che

«Non basta avere un messaggio per fare un romanzo o un racconto perché questo messaggio, quando è ideologico o politico, lo trasmettono molto meglio un pamphlet, un saggio o un’informativa. La letteratura non serve a questo, la letteratura ha altre maniere di trasmettere questi messaggi, e caspita se li può trasmettere con moltissima più forza dell’articolo giornalistico, però per farlo con più forza deve essere un’alta e grande letteratura.»

Secondo cortocircuito: la forza e la capacità di un’autentica opera letteraria di stare nel mondo reale, di aiutarci a comprenderlo meglio, fornendoci anche qualche strumento di sana e libera critica.

Vorrei concludere con un pensiero estremamente personale e forse anche banale che mi gira in testa da quando ho iniziato a scrivere questo post. Lungo tutti i capitoli c’è un fil rouge che ci accompagna: è la voce di Cortázar, limpida e riconoscibile, che mantiene uno stile proprio e affascinante – da autentico affabulatore – anche in queste “semplici” lezioni universitarie. Cortázar amava molto il jazz e sapeva, come i jazzisti sanno, che puoi padroneggiare la tecnica, trovare il tema giusto, ma se non possiedi uno stile personale, sei irrimediabilmente perduto.
Va da sé che anche questa è una lezione da tenere a mente.

 

Julio Cortázar, Lezioni di letteratura, Einaudi, 2014

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

  1. Un autore che mi incuriosisce da tempo, avendo letto in giro alcune recensioni. Ma finora mai affrontato. Se dovessi iniziarlo, forse la lettura simultanea di questo testo mi permetterebbe di entrare meglio nella sua – chiamiamola così – “poetica”? 🙂

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  2. Molto interessante, ma visto che sono molto facile ai condizionamenti penso che lo leggerò solo dopo aver letto almeno le sue principali opere.

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  3. Ecco, questo libro mi incuriosisce proprio perché trovo che Cortázar abbia una qualità unica nel raccontare con lucidità i ragionamenti e i meccanismi che sono sottesi all’opera letteraria. Questo aspetto l’ho apprezzato particolarmente in “Chi scrive i nostri libri?” e in “Correzione di bozze in Alta Provenza”. Cortázar ti fa proprio entrare dentro le sue opere: se lì, seduto di fronte a lui, la sua voce è viva e riconoscibilissima, e se ti è capitato di sentire qualche registrazione, leggi sentendo la sua erre arrotolata.

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    • Sì, sono convinta anch’io che Cortázar abbia una straordinaria capacità di lasciare entrare dentro le sue opere, non sempre i grandi autori ci riescono. “Correzione di bozze in Altra Provenza” mi è piaciuto molto, l’altro purtroppo ancora non lo letto, ma lo farò sicuramente, ormai sono prigioniera di Cortázar! Se decidi di leggere “Lezioni di letteratura” fammi sapere come ti è sembrato, ciao.

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