XC-Men

di Paolo Roverani

Photo by Aquaman

Photo by Aquaman

La verità è che io sono nato accompagnato da una paura.
Tutti lo siamo, chi nasce con la paura di restare solo, chi con quella di invecchiare povero o chi, ma solo i più fortunati, cresce con il terrore di veder scadere i punti della Coop senza avere ritirato le pentole.
Ognuno ha la sua, attaccata dalla nascita come un gemello siamese.

La mia paura è sempre stata quella di svegliarmi di soprassalto un sabato assolato. Andare ad aprire il cassetto del canterale e infilarvi la mano fino a metà braccio, tastando ossessivamente per tutta la sua larghezza per scoprire, all’improvviso, che quel giorno non ho più un sogno da indossare.
Il vuoto.
Un sogno è la tua tuta da super-eroe, un antidoto sopravvalutato per provare a scrollarti di dosso quell’odioso parassita che ti trovi attaccato dal primo istante. Una cazzutissima tuta multicolore da indossare nei momenti di emergenza.

Il mio sogno è sempre stato quello di volare.
Dal primo istante.
In aereo, in elicottero, con la fantasia… non importa. Bastava volare.
Ero arrivato a collezionare miglia aeree, VIP lounge degli aeroporti e status come francobolli. A riconoscere ogni silhouette di velivolo in cielo e ad avere la camera da adolescente tappezzata esclusivamente di libri con le ali.
Fin quando, volando sopra le Dolomiti per recarmi a Monaco, Parigi o Francoforte, con la faccia spiaccicata sull’oblò reso opaco dal mio fiato, capii nitidamente che non volevo solo volare.
Volevo una cosa ben definita.
Volevo volare SULLE Dolomiti.

Passano gli anni, le responsabilità prendono un nome e cresce la paura del cassetto vuoto. Ma prima o poi, in questa vita scorretta come una bilancia rigorosamente fuori tara, arriva inaspettatamente il colpo di scena.

Ci siamo dati il nome di XC-Men.
XC-Men è la crasi partorita da una mente perversa e fantasiosa di X-Men e X. C.
X.C. nel gergo dei “pilotoni” significa Cross (X) Country (C) ovvero la capacità di spostarsi con il parapendio senza sapere dove andare a finire. In pratica una metafora della vita con un bel panorama.
Ma soprattutto è un gruppo di amici con il desiderio di volare che supera ampiamente le proprie capacità. L’unico super-potere che ci riconosciamo è la straordinaria predisposizione a prenderci per il culo per le nostre disavventure vantandoci di spiattellarle su FB con tanto di video e foto.
Ogni XC-Man ha un “nick” o è in fase di riceverlo.
C’è Elektro. Il nome deriva dalla sua propensione a centrare con ottimismo i cavi dell’alta tensione a 15.000 volts lasciando senza corrente un’intera contrada con la vela in fiamme.
Magneto. Indossa un casco come il cattivo di X-Men, irrequieto ed esuberante come il giovane supereroe tanto da dire sempre, per primo: “Io… vò!”.
Aquaman, che indossa un’improponibile maschera subacquea perché gli dà fastidio l’aria in volo.
Luc Raino, detto “Liuc” perché ha la vela che sembra la bandiera dell’Ucraina. E di questi tempi non sono colori facili da portare in cielo.
Wolf, che come il personaggio in smoking di Pulp Fiction si trova a sistemare i casini, spesso imputabili al suo splendido mezzo assemblato da lui.
Ci sono i due Simoni, Marchino, Gianni –tutti personaggi in attesa di un nome – e per finire io: “Pulmino”. Il nick mi è stato affibbiato dal nostro Guru dell’Aria, Warte, pare per le mie dimensioni ingombranti e la scarsa propensione a dare la precedenza in volo. Fatti assolutamente non confermati anche se non privi di fondamento.

Sabato splendeva il sole di primo mattino, ma non mi sono svegliato di soprassalto per verificare il contenuto del cassetto. No.

Il mio sogno era lì, vestito con l’uniforme delle grandi occasioni, proprio davanti a me. Il Sasso Lungo, il Sass Pordoi e il Sella allineati di fronte a noi, sugli attenti e il petto gonfio.
Piloti da mezza Europa si sono ritrovati al Col Rodella, in Val di Fassa, per volare in questo paradiso di rocce, prati e foreste considerato uno dei migliori spot al mondo per il volo libero.  Furgoni nuovi e sponsorizzati affiancati ad altri provati dagli anni e da molte avventure. Tutti insieme sotto lo stesso cielo, campioni, pilotoni e… gli XC-Men.

La ricerca di verticalità è sempre stato il mio personalissimo – e scomposto- modo di avvicinarmi a Dio. Che fosse con i ramponi, le bombole, la bici o gli sci o una vela sopra la testa non importa.
Quando fai quello che ami, lì, in quel momento, hai temporaneamente riportato quel cazzo di bilancia nel punto di equilibrio.

In decollo non mi sono posto questi dilemmi, potevo solo sentire la pesantezza del mio respiro attraversare il casco e il passamontagna.
La vela dietro di me, la Marmolada davanti… sentirsi al centro di due grandi passioni non capita tutti i giorni.
La solennità del momento era percepita da tutta la combriccola, una sana tensione serpeggiava nel gruppo. Centinaia di vele appoggiate a terra, altrettante in volo. La montagna aveva magicamente acquisito i mille colori delle loro livree.

“Vado…”
Una delle cose incredibili di questo sport è come ti arrivi energia fino ai moschettoni che ti sorreggono … dal nulla. Di fronte a te esiste solo aria, trasparenza, il vuoto. Eppure questo nulla ti prende e ti porta su, su, su.
Su, dove tutto cambia.

Comodamente seduto su una poltrona sentivo il ronzio della cinepresa che proiettava pezzi della mia vita.
Ogni montagna che mi trovavo a osservare dall’alto era un ricordo preciso, una compagnia, un’avventura o un’emozione. Le riconoscevo tutte, che fossero lontane o vicine.
Il Sasso Lungo, il Sella, l’Antelao, la Tofana d Rozes, il Gruppo del Tessa, il Gruppo del Cevedale, le Dolomiti del Brenta, il Pelmo …
Stavo volando sopra le Dolomiti.

Per più di un’ora sono rimasto attaccato al nulla, toccando i tremila sopra la Forcella del Sassolungo e trovarmi a gridare dentro la radio, come un coglione: “Sono a treeeemiiiiiilaaaaaaaaaaa”. L’uso sconsiderato del walkie talkie è una pratica diffusa presso gli XC-Men così come i meritatissimi cazziatoni che ci vengono puntualmente rivolti.

La legge di gravità prima o poi prevale e i piedi devi tornare a poggiarli a terra, con tutto il peso che questo comporta. Io tendo ad atterrare di culo, è uno stile molto personale e poco praticato, ma ancora una volta sono riuscito nell’impresa.
Sorrisi da ebete in chiunque si togliesse il casco, il silenzio di chi continua a volare intorno alla propria vela stesa a terra, stanca. Un prato affollato e indaffarato ma irrimediabilmente muto.
Il cuore e l’adrenalina correvano ancora, ho preso il telefono dalla selletta, mi sono nascosto dietro un piccolo capanno porta attrezzi e non ho resistito al desidero di fare l’unica cosa che aveva veramente senso in quel momento… condividere.
Ho chiamato chi poteva capire, per fare volare anche coloro a cui tieni.
“Calmati, respira” mi è stato detto.
“Non ci penso nemmeno” ho pensato di rimando.
Poi ci siamo radunati, pronti per ripartire come dei ragazzini appena scesi dalla giostra preferita.

Realizzare un sogno è un po’ come terminare un libro che hai amato dal profondo.
Provi piacere nella sua ricerca, vieni rapito nella lettura ed estasiato nel finale. Ma nel momento esatto che lo lasci cadere sul comodino ti chiedi spaesato: “E ora? … che cazzo faccio?”.
E tutto riparte da capo.

Francamente non so se potrò eguagliare il libro che ho appena terminato.
Non so insomma se avrò altre occasioni per aprire ancora una volta quel cassetto del canterale un sabato mattina.
Ma di una cosa sono certo.
Quello che conta non è montare sulla giostra ma fare in modo di avere sempre, da qualche parte, il gettone per poterlo rifare.

Paolo RoveraniQuando i tuoi tre figli continuano a ripeterti: “Babbo non fare cose pazze” significa che qualcosa nella tua vita è andato irrimediabilmente storto.
Il problema è che ne vado orgoglioso.

Informazioni su Collaboratori di Aspettando il caffè

libri & sconfinamenti

  1. Mizzica Paolo, io che invece soffro di vertigini, di palletico e claustrofobia tanto da sopportare male pure l’aereo, sento il mio cuore fare pluf anche solo immaginandomi la situazione! 🙂
    Via, a te libri e cassetti non si svuoteranno mai abbastanza.

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    • Pulmino

      Condivido, la novità è che per fortuna da un pò di tempo è tutto un metti e leva.
      E le mie cassettiere sembrano quelle di una farmacia, tante ma soprattutto profonde. Ora non fare le tue solite battute che qui siamo ospiti, mi raccomando …

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  2. Eh sì, leggendolo una buona dose di vertigini sono venute pure a me! 🙂

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  3. Pingback: XC-Men | noisuXeroi

  4. non pensavo l’avresti fatto. di svelare che sei clark kent, intendo, non di parapendiare a tremila. su questo aspetto, come già ti scrissi nei giorni scorso, ho provato e ne ho goduto in abbondanza (e mi rode che il corso abbia tanti e tali costi, mannaggia. ragion per cui mi son buttato sul kayak 😉 )

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  5. Hai tutta la mia stima.

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