Metello

«S’imparano mille cose in un istante, non occorre esser stati a scuola, quando la vita ti colpisce a tradimento con le sue cattiverie: basta avere una spina dorsale che ti mantenga in piedi.»

metelloQuest’estate, tanto per non saper che fare ( 🙂 ), ho riletto Metello, per quanto sia corretto parlare di “rilettura” per un libro letto alle medie a spizzichi e bocconi, e mai realmente apprezzato fino in fondo.

La rilettura di questo classico è stata così intensa e bella che vorrei condividere qualche impressione con voi, nonché invitarvi a leggerlo se non lo avete ancora fatto, o a riscoprirlo oggi con occhi più maturi, perché ne vale la pena.

Due sono i temi dominanti nella vicenda del muratore fiorentino Metello: la crescita della sua consapevolezza politica, influenzata dagli eventi e dalle persone con cui entra in contatto, e la sua formazione sentimentale, che trova il suo culmine nel matrimonio con Ersilia.

Pratolini descrive bene la condizione dei lavoratori (e nello specifico dei muratori) dei primi del novecento scarsamente retribuiti e senza sussidi per i periodi di inattività. In più i cantieri erano delle autentiche trappole mortali dove il padrone e i suoi scagnozzi potevano fare il bello e il cattivo tempo, licenziando a loro piacimento, specialmente quelli che si comprometteva con l’attività politica.

Purtroppo da questo punto di vista Metello è un libro tristemente attuale. Certo bisogna fare le opportune e dovute proporzioni eppure, dopo poco più cento anni e alla luce di tutto quello che abbiamo intorno, sembra di aver fatto tanti passi indietro.

La descrizione della crescita politica di Metello nel romanzo è davvero molto intensa: all’inizio non vuole compromettersi e cerca sempre di mantenere una posizione equidistante, ma gli eventi e le persone che incontra lungo la strada fanno sì che egli debba esporsi in prima persona e, quando lo fa, dimostra sempre forza e generosità.

L’altro aspetto vincente del romanzo è quello amoroso: Metello è un bell’uomo, affascinante, ha numerose avventure tra cui Viola, la bella vedova della Nave a Rovezzano che oltre ad iniziarlo ai piaceri dell’amore e della vita, lo aiuta nel momento del bisogno. Ma è Ersilia, figlia di un muratore più anziano morto cadendo da un’impalcatura, che conquista il suo cuore e che al momento giusto sa, a modo suo, liberarsi delle gatte morte che girano intorno al marito.

Ersilia, benché tolleri il tradimento del Metello (ma onestamente sarebbe assurdo aspettarsi qualcosa di diverso), è il mio personaggio preferito. Forte e determinata, si rimbocca le maniche e si mette a lavorare quando lo sciopero si prolunga. In più si dimostra capace, pur senza volerne sapere nulla di quel dicono Turati o Marx, di stare accanto al marito e di sostenerlo soprattutto nel momento più difficile dello sciopero in cui i compagni vorrebbero abbandonare la lotta. Sarebbe facile per lei in quel momento criticare le scelte di Metello e spingerlo ad andare dal padrone ad elemosinare un po’ di lavoro ma non lo fa, non strettamente per ideologia politica (a cui comunque non è estranea), ma semplicemente per la profondità del loro essere coppia, in tutto anche in questo.

 “Sono le sue idee” si confidava Ersilia “Uomini come Metello, se non fossero così, non sarebbero loro…”

Infatti se qualcuno mi chiedesse perché leggere oggi Metello, risponderei che vale la pena farlo per almeno tre motivi. Il primo per vedere con i propri occhi come si costruisce un romanzo, perché Pratolini in questo senso ha ancora tantissimo da insegnare; secondo perché racconta una vicenda toccante con punte di vera commozione, in cui riesce a restituire un affresco vivo e non polveroso di quegli anni e di quelle lotte. Ed infine, terzo motivo ma non certo per importanza: perché tutta la storia è condita con una Firenze bella e popolare che c’è, c’è ancora – ve lo posso assicurare – e di cui Firenze stessa avrebbe tanto bisogno per crescere e migliorare. Forse, per non farsi abbagliare dai luccichii delle false promesse del lusso, basterebbe guardarsi alle spalle.

 

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Vasco Pratolini, Metello, Vallecchi Editore 1956

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

  1. L’ho visto citato in una di quelle catene di lettura e mi ha incuriosito… Poco dopo l’ho ritrovato nel tuo blog…
    Pare che siano chiari segnali 🙂

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