L’oblio

L’oblio non è una vittoriaFreedom_by_miss_sic
sul male né su niente
e se è la forma velata
di burlarsi della storia
per questo c’è la memoria
che si spalanca
in cerca di qualche luogo
che restituisca il perduto
non dimentica chi finge oblio
ma solo chi può dimenticare

 

 

Quanto tempo era che non si parlava d Mario Benedetti in questo blog! Va bene, ormai è inutile nascondersi, si è capito che è fra i miei poeti preferiti… 🙂
Ho scelto questa poesia perché molto brevemente si parla di memoria e di oblio un tema che per tanti aspetti mi è caro.

Non fatevi ingannare dalla semplicità e dalla brevità del testo, in realtà si toccano una miriade di sfumature diverse. L’oblio riguarda tanto la grande storia quanto la vita privata di ciascuno di noi e al contempo può essere disgrazia o benedizione.
Sicuramente la perdita della memoria storica è un tarlo che corrode il nostro presente e avvelena il nostro futuro; ma quante volte abbiamo desiderato poter archiviare pagine dolorose della nostra vita senza riuscirci?

È bella l’immagine della memoria che si spalanca, quasi fosse una porta, una finestra, che si apre con un soffio di verità e dice al mondo “ehi, sono qua”. Questo naturalmente mi fa pensare a tutte le storie piccole o grandi del nostro passato che riemergono con il loro carico di dolore o di stupore. Come dice il poeta la memoria va cercando un “luogo che restituisca il perduto” che rimetta a posto le cose, se possibile. Purtroppo non sempre è possibile e qui la memoria mostra il suo volto più duro perché purtroppo è vero che dimentica solo chi può dimenticare.

 

Piccolo aneddoto senza importanza:

Qualche settimana fa il mio babbo ha imbiancato casa e sposta un mobile, spostane un altro, saltano fuori gli anelli di fidanzamento dei miei nonni, anno 1945.
Mio nonno si era sempre fatto un cruccio di non aver potuto comprare degli anelli d’oro, ma erano entrambi di famiglia contadina ed era da poco passata la guerra, i mezzi erano quel che erano e gli anelli furono d’argento. A causa di questo “dispiacere” finirono poi dimenticati in cima ad un armadio ma mai realmente archiviati tanto è vero che questa storia io me la sono sentita raccontare fin da piccola.

Così ho deciso di far ripulire l’anello della nonna, che purtroppo non c’è più, e l’ho mostrato al nonno. Stentava a riconoscerlo e quando gli ho chiesto il permesso di tenerlo, perché adesso per me d’argento o no aveva un valore enorme, ho visto i suoi occhi tornare a quell’ottobre del ’45 e l’ho visto contento.Ha sorriso e ha detto sì naturalmente. Anche quel benedetto anello d’argento adesso non era più una vergogna, aveva trovato il suo posto e poteva essere finalmente dimenticato.

 

Ah, la poesia di Mario Benedetti è tratta dalla raccolta Yesterday y mañana, la traduzione (veloce, veloce) è mia.

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

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