La Scapigliatura e il 6 febbrajo

“Disse bene chi paragonò la vita ad una bottoniera: a chi sbaglia il primo occhiello conviene sbagliarli tutti.”

Seifebbrajo-225x300Confesso che se avessi trovato questo libro sullo scaffale di una libreria molto probabilmente sarei passata oltre. Invece l’entusiasmo con cui mi è stato presentato il progetto editoriale di riproporre in formato digitale i testi della Scapigliatura, mi incuriosito e coinvolto.
Ma prima di parlare di questo vorrei entrare subito nel merito del romanzo.

La Scapigliatura e il 6 febbrajo (1862) è un romanzo di passione: passione amorosa e passione politica, uno di quei romanzi corposi che si leggono di gusto proprio grazie ad una trama ben costruita. Per questo motivo devo stare molto attenta a non raccontare troppo, perché non sopporto né gli spoiler né questa orrenda parola.

Il giovane Emilio intesse una relazione amorosa con Noemi, ricca nipote di un conte, sposata con un uomo monotono e monocolore. Sua cognata, spinta da cupidigia, si adopera affinché la tresca sia scoperta e Noemi resti esclusa dell’eredità del conte. Nel frattempo Milano, città dove è ambientata la vicenda, è in fermento poiché siamo prossimi alla rivolta del 1853 ed il giovane Emilio, che già aveva preso parte ai moti del ’48,  fa parte di quei movimenti sovversivi che animano la città.

Trama amorosa e romanzo ottocentesco fanno di colpo pensare al feuilleton ma, se il caldo non mi ha dato alla testa, vi assicuro che non è così. Lo stile di Cletto Arrighi (Milano 1828-1906) è straordinariamente fresco, si tiene ben lontano da tutti i cliché ottocenteschi, ed instaura un filo diretto col lettore. Ad onor del vero l’autore si dirige principalmente alle “lettrici”, in una sottile manovra ironica che intende parodiare proprio il tipo di romanzo d’appendice da cui si vuole smarcare.

La vicenda amorosa infatti, non ha nulla né di moralistico né di paternalistico: così è e così l’autore ce la presenta, fuori dallo scandalo che la società le attribuisce, egli di altro non ci parla che dei dolori, dei sentimenti e delle angosce che anche noi, in quanto uomini e donne, ben possiamo compartire.

“«Amare un altro uomo» diss’egli sempre sottovoce, «per una donna maritata non vuol sempre dire che ella non ami più suo marito, né che suo marito meriti di non essere più amato. A te non farebbe bisogno di dirle, queste cose. I due amori sono d’una natura così diversa che possono benissimo star insieme, non dirò facendosi buona compagnia, ma senza prendersi pe’ capegli.”

Ma come dicevo poc’anzi non c’è solo la passione amorosa. Emilio Digliani è coinvolto nelle cospirazioni contro gli Austriaci e, nonostante un suo iniziale dissenso, quando scoppia la rivolta non può fare a meno di scendere in strada.
Infatti, fin dal titolo, è evidente che gli eventi storici sono questione centrale, così come la descrizione dell’impegno politico di Emilio è un aspetto fondamentale del personaggio, al punto che solo la passione politica può mettere in ombra l’amore per Noemi.

Tuttavia, se la storia d’amore da un punto di vista narrativo funziona perfettamente, a livello storico-politico ho riscontrato qualche sconnessione in più in quanto, a mio modesto avviso, non tutto nella descrizione del fermento della Milano di quegli anni fila liscio come l’olio.
L’urgenza di descrivere quel periodo così turbolento a volte rischia di tradursi in terreno sdrucciolevole e il contesto storico rischia di non risultare perfettamente fuso con la vicenda amorosa. D’altro canto anche le contrapposizioni e le tensioni tra mazziniani e movimenti di ispirazione socialista non sono sempre evidenti. Certi tentennamenti e dubbi di Emilio si comprendono solo se a monte si possiede un’infarinatura anche minima della vicenda storica; se il lettore ne è completamente digiuno, alcuni passaggi rischiano di essere un tantino oscuri.

Comunque sia il romanzo resta assolutamente godibile ed è ricco di riflessioni non solo sulla tormenta vicenda umana della bella Noemi, ma riserva spunti e massime che calzerebbero perfettamente anche ai giorni nostri. Questo è possibile grazie soprattutto al disincanto degli Scapigliati e al loro bisogno di ribellione che li rende straordinariamente moderni. Si tratta di una generazione che ha già avuto le sue delusioni ma non per questo può rinunciare a mettersi in gioco, fosse anche per l’ultima volta.

 

Cletto Arrighi, La Scapigliatura e il 6 febbrajo, Ellera Edizioni, 2013 (edizione digitale)

Ringrazio di cuore la redazione di Ellera Edizioni per aver contagiato anche me con la loro passione per la Scapigliatura. Ho già recuperato Penombre di Emilio Praga il cui primo verso («Noi siamo figli dei padri ammalati») mi ha letteralmente incantato. Il viaggio di scoperta continua…

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

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