Donne contro

«La Pilon Elvira è una nevrotica che, sdegnando le frivolezze dell’età e del sesso, si entusiasma per gli ideali socialisti» (p. 37)

guerrini_copertinaFinalmente, ma con colpevole ritardo, riesco a parlarvi di questo bel libro che ho letto un po’ di tempo fa.

Donne contro di Martina Guerrini recupera le biografie di dodici donne nate o vissute a Venezia e che durante il periodo fascista furono schedate all’interno del Casellario Politico Centrale (CPC)

L’autrice ha scelto di presentare le storie di queste donne in modo molto diretto, lasciando che a parlare fossero essenzialmente i documenti del CPC, riservando le sue considerazioni alla parte conclusiva del libro. Questa scelta a mio avviso risulta vincente, perché non solo permette di costruirsi autonomamente un’opinione in merito ai fatti descritti, ma permette anche di addentrarci all’interno di quel mondo a parte che era il CPC.

Attraverso la lettura dei profili biografici di queste donne, entriamo in contatto diretto con il peculiare linguaggio del CPC, dove già dalla descrizione della persona e/o dei suoi “reati” era forte la preoccupazione che fosse immediatamente chiara la necessità di schedare e l’urgenza controllare le persone in oggetto, ricorrendo, specialmente nei confronti delle donne, a giudizi di valore etico o morale.

«è di pessima condotta morale e civile e gode di cattiva fama nell’opinione pubblica. È di carattere leggero e neuropatico; di scarsa educazione; di poca intelligenza; di nessuna cultura; senza beni di fortuna; dedita all’ozio» (p. 46)

Questo è uno dei tanti esempi che si potrebbero fare di come le parole usate nelle schedature fossero volte creare un giudizio dispregiativo della persona, poiché in un’ottica tutta lombrosiana, un uomo e sopratutto una donna con simili presupposti non potevano che essere dei sovversivi e dei delinquenti. Vero è che, attraverso lo studio condotto da Martina Guerrini, emerge in tutta la sua evidenza che la preoccupazione circa la condotta morale dell’individuo fosse specifico appannaggio del sesso femminile.

Del resto per il funzionario di polizia fascista risulta impensabile che una donna possa maturare un’opinione politica in autonomia, senza subire le influenze (ovviamente negative) dei familiari maschi o del fidanzato. Allo stesso modo si reputa di dubbia moralità il fatto che una donna partecipi a riunioni in cui predomina la presenza maschile in quanto, non riconoscendole autonomia politica, il suo ruolo in simili congreghe non può che essere quello della prostituta. È inconcepibile che una donna possa essere una sovversiva, che manifesti apertamente la sua avversione al regime fascista e che possa intrattenere rapporti esclusivamente di tipo politico con propri compagni. O forse è concepibile, ma fa paura all’interno di un sistema come quello fascista in cui la donna è sottomessa sempre e comunque.

Non è un caso infatti che la presenza femminile nel CPC aumenti sensibilmente proprio durante l’epoca fascista e Martina Guerrini ci restituisce le storie dimenticate di donne che hanno manifestato apertamente il loro dissenso subendo pensanti condanne e repressioni.

Aurelia Benco, animatrice di una squadra femminile di ardite rosse a Trieste; Maria de Fanti, confinata a Ponza per propaganda comunista; Matilde de Poli, arresta e poi confinata per aver pubblicamente detto «Porco Duce, che vengano subito 100 apparecchi a bombardare Milano e tutto il regime» (p. 36); Elvira Pilon, militante socialista eletta membro del Consiglio Regionale dei Giovani Socialisti; e poi Irma Zanella, Maria Ottaviano, Maria Selvatici, Jemina Eleonora Susanna Vinay e le sorelle Zecca: Anna Maria, Luisa e Silveria; tutte sono state oggetto dell’attenzione delle autorità per il loro impegno antifascista chiaramente manifestato ben prima dell’8 settembre, e tutte hanno subito la repressione del regime.

I fili delle storie riannodati da Martina Guerrini sono tutte intese ed emergono con assoluta limpidezza proprio dalle parole assurde e sessiste di chi le schedava, o almeno, a distanza di quasi cento anni, mi auguro che quelle parole siano finalmente intese da tutti come assurde e sessiste.

 

 

Martina Guerrini, Donne contro, ribelli, sovversive, antifasciste, Zero in Condotta, 2013

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

  1. Segnalazione molto interessante, grazie! 🙂
    M.

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