I Savoiardi

“Camminava tranquillo, con le mani dietro la schiena, sembrava senza colpa e senza rimorsi e avrebbe potuto anche morire subito senza avere alcun rimpianto.
Non poteva quindi esser il re, pensò Bresci.” (p.45)

Pagnini_I-SavoiardiDopo aver letto con vero piacere Questa striscia di terra, la casa editrice SoleOmbra mi ha segnalato, sempre di Maria Pagnini, I Savoiardi da loro pubblicato nel 2004, ma recentemente edito da Guanda.
Lì per lì sono stata un po’ titubante perché le parole del risvolto di copertina (che vogliono dire tutto e niente, si sa) non riuscivano a conquistarmi. Poi però è bastato incappare nella dedica (a Lorenzo Bresci) e leggere qualche riga dell’incipit per capire che forse la quarta di copertina restava un po’ sul vago… 🙂

I Savoiardi, ovviamente, racconta le vite dei quattro re d’Italia dalla loro nascita fino a quando hanno esalato l’ultimo respiro. Ma già il titolo impone una sosta.
Pensateci un attimo, il libro non s’intitola I Savoia ma I Savoiardi, proprio come i biscotti friabili che si usano per fare il tiramisù. Già questo dettaglio potrebbe bastare per farvi capire quanto fine ma al contempo graffiante sia l’ironia dell’autrice la quale, ci tiene a precisare, non ha inventato nulla e del resto, come avrebbe potuto? A pochi autori sarebbero venute in mente le “gesta” che invece i Savoia hanno compiuto di loro spontanea iniziativa.

Quattro capitoli, uno per ciascun re, una carrellata in cui vengono messi in luce gli aspetti meno regali dei quattro sovrani, le loro debolezze, il loro scarso intereresse per il bene del paese, nonché poca o punta voglia di governarlo.

Dei re-biscotti che si sbriciolano con nulla e che una volta inzuppati, che sia nel latte o nella storia poco importa, diventano straordinariamente morbidi e inconsistenti.

Domina il libro uno sguardo sempre in agguato, pronto a cogliere con ironia feroce ogni sfumatura ed ogni incertezza dei quattro sovrani. Si tratta di uno spirito ironico non addomesticato, forse ruvido ma sicuramente genuino. Uno di quegli spiriti che mal sopportano i padroni, figuriamoci i re.

In particolare sono due i momenti in cui quest’uso dell’ironia è più evidente: l’assassinio di Umberto I e il racconto della fuga di Vittorio Emanuele III con Umberto II.
In entrambi gli episodi c’è una frase che viene ripetuta al re di turno e che funziona da puntello narrativo; parole semplici ma chiare: “Guardi che lei non lo può fare”.
Guardi che lei non lo può fare” di prendere a cannonate la povera gente che sciopera e ha fame, dice Bresci.
Guardi che lei non lo può fare” di abbandonare il paese in mano ai tedeschi, pensa e dice un autista del re.
Ed infine “Guardi che lei non lo può fare” di scappare via insieme a suo padre come un quindicenne spaventato, pensò, ma non disse, l’Italia intera.

“I carabinieri di Coiano avevano schedato Gaetano Bresci come pericoloso, perché scriveva sui muri: «Abbasso».
Allora, quando regnava Umberto I, era reato, e lo resterà con tutti i re d’Italia e un po’ anche col governo di Badoglio.
«Abbasso a chi?» gridava il re mentre passava in carrozza per le città, perché non c’era città dove non ci fosse scritto «Abbasso»…
A Prato avevano organizzato uno sciopero, anche quello era reato. E un corteo: reato. E un giornale che diceva quanto spendeva il re: reato. E che Umberto I aveva un’amante, perché i Savoia non erano uomini fedeli: stra-reato” (p. 36)

Bresci torna dall’America convinto che tocchi a lui dire a quel re “Guardi che lei non lo può fare” e sono davvero struggenti i passi dedicati al suo stretto rapporto col fratello Lorenzo il quale, corre l’obbligo di ricordare, seppur innocente, fu perseguitato ed incarcerato a causa del gesto di Gaetano.

Ma come già accennato sopra, anche Vittorio Emanuele III incontra un uomo che durante la fuga gli dice “Guardi che lei non lo può fare”. Si tratta del suo autista che proprio durante la fuga centra una pensilina nei pressi del Verano e scende di macchina per dire al re che se vuole fuggire dovrà farlo senza di lui.

Un libro davvero bello, un po’ fuori dai canoni e che vi consiglio di leggere, non fosse altro per vedere come Maria Pagnini con intelligenza e ironia mette a posto un bel po’ di cose del nostro passato.

Tuttavia, per essere onesti, c’è una cosa che proprio non mi è piaciuta ed è stata la prefazione di Gramellini che un po’ mi ha deluso e che almeno su un punto mi ha proprio sconcertato.
Si domanda Gramellini: “Però Umberto I che male ci ha fatto? Non sarà stato un portento di intelligenza e personalità. In compenso aveva dei baffi bellissimi e una moglie che dato il nome ad una pizza…”.
Forse Gramellini dimentica i morti che il re coi baffi bellissimi aveva sulla coscienza.
Non credo che sia sufficiente avere dei baffi bellissimi per “salvarsi” dal giudizio storico, così come sono convinta, con buona pace di Gramellini, che il fatto che i Savoia non fossero toscani è sicuramente il male minore.

 

Maria Pagnini, I Savoiardi, Guanda, 2013, 1 ed. SoleOmbra, 2004

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

  1. Interessante! Avrei bisogno di una piccola precisazione: fatti, manie, abitudini e difetti dei Savoia riportati nel testo sono rigorosamente documentati, oppure l’autrice ci ha lavorato un po’ sopra di fantasia? Perché nel primo caso questo libro potrebbe interessarmi per degli studi che devo fare.

    Mi piace

    • Ciao Alessandra, le informazioni sono tutte documentante e dal punto di vista storico il libro è molto preciso. L’autrice infatti si occupa anche di storia ed ha all’attivo, oltre alla narrativa, anche pubblicazioni riguardanti il periodo della Seconda Guerra mondiale e della Resistenza fiorentina.
      Ti auguro buona lettura allora!
      ps. Sembrano studi interessanti… 🙂

      Mi piace

  2. Maria Pagnini

    L’editore Guanda ripubblicando i “Savoiardi” non ha fatto un buon lavoro. In effetti la quarta di copertina non è accattivante, la prefazione di Gramellini era meglio se non c’era. Condivido tutto. Mi piace questo blog.
    Maria Pagnini

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: