Elettroshock

“Con l’elettroshock è iniziato il calvario, allora hanno iniziato a farmi del male e secondo me non hanno ancora finito” (p.107)

In questi giorni ho fatto un test, poco scientifico ma credo significativo. Ho chiesto a un po’ di persone che conosco di descrivermi l’elettroshock. La maggioranza di loro ne parlava al passato e quando glielo facevo notare, domandavo se pensassero che non si facesse più. La maggior parte di loro ha risposto sì, non si fa più.

Invece, purtroppo, è una pratica ancora diffusa e soprattutto, come documenta il libro del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, è in drammatico aumento.

“In circa un decennio, in Italia, siamo passati da 9 strutture attrezzate per la TEC alle 91 operanti nel 2013” (p. 61)

elettroshockElettroshock è un libro prezioso perché, su un argomento delicato come questo, unisce un utile percorso storico alle fondamentali, ma spesso ignorate, testimonianze di chi lo ha vissuto in prima persona.

Infatti la prima parte è interamente dedicata ad un’accurata descrizione storica dell’elettroshock, dalla nascita della terapia fino alla moderna opera di rinominazione e “sdoganamento”, senza tralasciare gli esperimenti e gli abusi condotti dai nazisti e dalla CIA. Nella seconda parte invece si dà voce alle persone che hanno subito questi trattamenti sulla propria pelle e che hanno deciso di raccontare la loro esperienza.
Queste testimonianze coprono grosso modo un arco temporale che va dagli anni ’60 agli anni ’90 e vengono restituite al lettore senza filtri né commenti (del tutto superflui, credetemi), consegnandoci un’autentica ricchezza umana e sociale.

Parlo di “vittime” e persone che hanno “subito” elettroshock non ha caso: dalle testimonianze raccolte emerge che nessuno degli interessati ha espresso volontariamente il suo consenso al trattamento. Dalla voce delle persone coinvolte prende forma una pratica che poco ha a che vedere con una cura: è una storia di violenza, di trattamenti fatti con l’inganno, di valanghe di psicofarmaci, di uomini e donne a cui è stata tolta per sempre parte della loro memoria e le cui capacità cognitive sono state fortemente danneggiate.

“Sta di fatto che dopo questa terapia diverse cose della mia memoria sono state rimosse, questo è vero, però non sono stati rimossi assolutamente i fattori scatenanti e determinanti del mio stato depressivo” (p. 117)

La parte relativa alle testimonianze è fondamentale, ma altrettanto importante è la parte storica che dà al lettore gli strumenti utili per collocare la nascita e la diffusione di questa terapia e gli consente di inquadrarla nel presente. Infatti se il racconto di Cerletti circa la nascita dell’elettroshock mette i brividi, non meno drammatica è la situazione contemporanea che vede una ripresa dell’elettroshock, ormai equiparato ad un intervento chirurgico, ed applicato a nuove e più vaste categorie di pazienti. A questa rinascita contemporanea di un trattamento che molte persone considerano roba del passato, si è arrivati grazie ad una campagna promossa negli anni ’90 dalla psichiatria organicista in cui

“L’obiettivo era quello di non considerare più l’elettroshock come l’extrema ratio terapeutica ma, anzi, promuoverlo come trattamento di prima scelta per i soggetti per cui è sconsigliabile l’assunzione di psicofarmaci, come ad esempio le donne in gravidanza” (p 55).

Temo che il passaggio da 9 a 91 strutture, prevalentemente private, sia il dato che maggiormente sancisce il successo di quella campagna e del favore e della credibilità che essa ha goduto presso le istituzioni.

Se l’elettroshock è equiparato ad un intervento chirurgico, se viene proposto in gravidanza, se viene considerato trattamento di “prima scelta”, se le strutture che lo praticano spuntano come funghi e soprattutto essendosi già instaurato il pericoloso connubio che smuove denaro e rimborsi pubblici, ecco che l’elettroshock diventa una questione che ci riguarda tutti e forse conviene essere informati.

L’elettroshock è una pratica obsoleta, inutile e dannosa. Basta cambiargli nome o applicare un’anestesia per renderlo accettabile? Personalmente ho già trovato la mia risposta a questa domanda, e voi?

 

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Elettroshock,  la storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute, Sensibili alle foglie, 2014

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libri & sconfinamenti

  1. Anch’io pensavo che dopo la chiusura dei manicomi, decretata nel 1978 dalla legge 180, tale pratica non venisse più praticata. Franco Basaglia era infatti contrario, se non ricordo male. Adesso leggo in giro che esistono pareri anche a favore della TEC, soprattutto per quei casi di depressione gravissima che non si riescono a curare con i farmaci. Non sono documentata su questo argomento, ma rimango comunque sconcertata e allibita. Forse il libro che hai proposto può in effetti aiutare a fare chiarezza…

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    • Ciao Alessandra, sì hai ragione si resta sconcertati.
      In base a quelle che sono le mie conoscenze spesso queste depressioni che si intende curare con TEC sono causate (o aggravate) proprio dagli psicofarmaci…
      Su questo argomento ci vuole davvero chiarezza e tanta informazione.
      A presto

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  2. solounoscoglio

    purtroppo esistono ancora dei luoghi orribili qui in Italia dove sbattono i detenuti ritenuti psicolabili, in attesa di giudizio. è un dramma, uno scandalo dei nostri giorni se hai tempo e stomaco guarda questo :
    http://www.lostatodellafollia-ilfilm.it

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    • Verissimo, gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari sono un enorme problema di cui sembra importare a pochi. Dovevano essere chiusi a marzo, se non ricordo male, ma ancora una volta tutto è stato rimandato.
      Sono posti orribili, ti ringrazio molto per il link che mi hai segnalato, lo guarderò sicuramente.
      A presto

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  3. mirko

    Fate attenzione a ciò che scrivete e leggete . In questo momento in cui scrivo mi trovo nel reparti di psichiatria dell’ospedale di Montichiari dove sto aspettando che i medici facciano l’applicazione della Tec a mia madre.Questa terapia, indolore e senza controindicazioni,(si effettua in day hospital) è stata ed è ancora oggi l’unica in grado di curare la grave depressione che da anni mia madre vive .Dopo anni di continui ricoveri in strutture psichiatriche dove non riuscivano a trovare alcuna cura efficace ci siamo avvicinati informandoci a questo tipo di terapia ed è risultata essere miracolosa , in quanto mia madre ha vissuto negli ultimi mesi in completa autosufficienza e dignità, cosa che prima aveva completamente perso. Ora a distanza di mesi ripetiamo il ciclo di terapie , in quanto si stanno ripresentando alcuni aspetti della malattia . Mia madre è consenziente e certa che dopo l’applicazioni tornerà a star bene . Quindi chiedo gentilmente a Voi che scrivete di informarvi , perchè ci sono famiglie che stanno vivendo dei drammi , che possono essere come nel mio caso risolti .E a Voi che leggete con la speranza di trovare una soluzione al Vostro dramma vi chiedo di non farvi spaventare ma di informarvi e di andare a visitare un reparto dove si fanno queste applicazioni,valutate voi stessi e non lasciate la valutazione ad altri ,potrebbe essere per Voi la salvezza.

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    • Buongiorno Mirko, mi dispiace molto per la malattia di tua madre e per le sofferenze della tua famiglia.
      Io non sono un medico, ma in base alle testimonianze ed ai documenti che ho potuto leggere mi sono fatta una mia idea in proposito e resto fortemente convinta che l’elettroshock sia una pratica violenta e di dubbia validità scientifica. Non ricordo più chi lo ha detto, forse Basaglia, che voler guarire qualcuno con l’elettroshock è come pretendere di riparare il televisore prendendolo a calci, ed io mi sento di sottoscrivere questa metafora in pieno.
      Fai bene a sottolineare l’importanza di informarsi, perché purtroppo oggigiorno in Italia sull’elettroshock (e su come, dove e perché si pratica) se ne sa troppo poco e forse il libro in questione potrebbe esserti utile.
      Grazie per aver voluto portare la tua opinione e testimonianza, ma io continuo a credere che l’elettroshock non abbia nulla di “miracoloso”, che troppo spesso venga praticato senza il reale consenso dell’intressato e che gli effetti collaterali siano troppo alti per giustificarne la pratica.

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  4. Sabrina

    Non sono assolutamente d’accordo, la TEC oggi rappresenta una terapia di elezione per tutte quelle persone che purtroppo soffrono di depressione grave e sono resistenti ai farmaci.Io personalmente mi sono sottoposta a questo trattamento e ho ottenuto buoni risultati già dopo la prima applicazione. Purtroppo ci sono ancora troppi luoghi comuni a riguardo….

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    • Ciao Sabrina, il libro e l’esperienza sul campo del Collettivo Antipsichiatrico A. Artaud non racconta pregiudizi ma storie di vita vissuta, esattamente come la tua. Sono storie di profonda sofferenza e di abuso psichiatrico che non possono essere taciute. Io ti ringrazio per aver condiviso qui la tua esperienza ma non sono d’accordo con te e resto della mia opinione. Ciao.

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