Il Casinò e il Ponte.

Alone on the riverChecco è senza dubbio una di quelle persone.

Ti fai il culo, ti impegni, ti vesti come uno scalmanato.
Cazzo quanto costano i gingilli tecnologici, tutti con nomi altisonanti e materiali hi-tech, pomposamente pieni di X e K.
Poi arriva Checco e ti fa sentire un bancario che osserva ossessivamente il calendario per calcolare, a mano e senza gingilli, i giorni che mancano alla pensione.

Ho sempre ammirato chi fa di una passione la propria professione. Ma Checco ha fatto molto di più, vi ha costruito intorno uno stile di vita.
Essenziale, scarno, aspro. Tutto ciò che contiene la parola “vita” ha sempre, immancabilmente, un sovrapprezzo.
Che follia.
Checco è stato, per me come per la maggior parte dei kayakers italiani , il “Maestro”. Colui che ti inizia. Punto.
Un corso circa vent’anni fa nella splendida Valsesia, sotto il Monte Rosa. Un’altro, breve, la scorsa estate sulle Alpi francesi, per festeggiare il mio “rientro”.

Fino allo scorso fine settimana, sul fiume di casa, per un inaspettato corso intensivo. Il programma prevedeva due giorni in fiume e teoria con una serata dedicata alla proiezione del film della sua ultima spedizione in Nepal.

Venti anni prima, quando ancora pensi di poter diventare esattamente quello che desideri, parlavamo solo di kayak, spedizioni e avventure.
Venti anni dopo, sigillati dentro il furgone, con lo scorrere della valle verdeggiante ai lati, parlavamo invece di quello che siamo diventati, del trauma della separazione, della meraviglia dei figli, delle avventure strappate con le unghie agli obblighi quotidiani della vita.

La valle del fiume Lima è un inno alla nostalgia. L’ombra sbiadita di quello che fu, un luogo che ha conosciuto lo splendore a ventiquattro carati con la nobiltà inglese che si recava a Bagni di Lucca per le sue rinomate terme. Il delirio di quei tempi aveva portato alla costruzione del casinò più grande d’Europa e di un ponte , “il Ponte delle Catene”, che mima senza abbassare lo sguardo il Tower Bridge di Londra, ma su un torrente largo appena trenta metri.
Dentro quel furgone io e Checco non eravamo da meno. Un ponte e un casinò in una valle sbagliata.

La serata della proiezione è stata organizzata in pompa magna. Non eravamo i duemilacinquecento spettatori del Festival del Film di Montagna di Parigi che aveva proiettato la pellicola appena dieci giorni prima, ma in quanto a calore e coinvolgimento non eravamo da meno. L’agriturismo sul pendio della valle, un vecchio borgo in pietra serena interamente ristrutturato, si era tirato a lucido per la serata. Presente anche il sindaco e alcuni assessori con le signore vestite da serata a dar lustro all’evento, la vallata ancora una volta era al centro del mondo.

Himalaya. Checco per celebrare i propri cinquant’anni ha organizzato una spedizione internazionale, cinque kayakers professionisti di quattro nazionalità diverse, per scendere un fiume nella sua interezza, un evento mai tentato precedentemente in Nepal.
Nove giorni di trekking con portatori per i kayak e tre passi a 5.400 metri per giungere all’imbarco. Diciannove giorni di discesa in piena autonomia, cibo e attrezzature incluse, con un dislivello totale di 4.400 metri e 540 km di lunghezza. Le canoe pesavano più del doppio del peso normale e il cibo era rigorosamente razionato.
Temperature a -25C le prime notti, la fame come compagna e un fiume che nella sua maestosità ha lasciato impietriti i canoisti più esperti in sala. Nessuna possibilità di recupero, nessun contatto con il mondo esterno.
Il titolo del film, emblematico : “Alone on the River”.
Mi ha colpito particolarmente una parte del film, più delle onde di cinque metri spumeggianti e delle vette bianche e maestose che si stagliavano nel cielo azzurro.
L’effetto magico con il morphing delle facce dei cinque kayakers prima e dopo la spedizione. Una transizione rapida ma che evidenziava uomini diversi, non tanto per i chili persi nello sforzo, per le barbe incolte e la pelle arsa dal freddo. Erano uomini profondamente differenti, uomini che per diciannove giorni hanno condiviso un percorso estremo e remoto, immersi in un fiume, in una valle e, soprattutto, nei propri pensieri.
Uomini che hanno provato insieme sotto un cielo stellato uguale per tutti, un’emozione unica. Un’emozione che, contrariamente al sentire comune, può valere anche una vita.

Alla fine della serata il mio amico Daniele, proprietario di una compagnia di rafting, mi svela finalmente la sorpresa che mi aveva annunciato la mattina.

“Abbiamo usato una tua foto per i nostri volantini promozionali”. E me la mostra sorridente.
“Quanti ne avete stampati?”
“Ventimila”
“Avete rimosso l’adesivo sulla mia canoa ‘– kayak + figa‘?”
“…No…”

Io, invece, non cambio mai. Resto sempre e comunque un coglione.

 

ALONE ON THE RIVER – Trailer

Quanto siamo disposti a mettere sul piatto per una vera passione?

 

 

 

 

Informazioni su Mr. Incredible

In fondo siamo tutti degli eroi, basta avere il tempo di scoprirlo.

  1. La vera passione è riferita all’adesivo, naturalmente.
    Ciao, Cicci!

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    • Bischera. L’adesivo é proprio per ricordarmi di non eccedere con le mie passioni.
      Ma non funziona, aspetto i Google Glass, almeno lo slogan mi passa davanti agli occhi come uno spot durante le partite…

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  2. Saluto e fusa alla padrona di blog.

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  3. Pingback: Il Casinò e il Ponte. « noisuXeroi

  4. E’ una domanda retorica la tua.. perché quanto sono disposta a mettere sul piatto per una VERA passione la risposta è me stessa.

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    • Vero, anche se non sempre le contingenze quotidiane ci consentono di mettere sul piatto proprio tutto.
      Al momento per la mia “passione” metto sul piatto diverse ore di sonno perse 🙂
      Poi sentiamo che ne dice Mr. Incredible…

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      • Come la penso é descritta qui : http://noisuxeroi.com/2013/07/08/eroi/ .
        Quello che non ho scritto é che alla fine della proiezione io avevo una domanda. La stessa che si é fatto il protagonista del mio post a quota 6.700 la notte durante una ascensione invernale di un 8.000:
        “Che cazzo ci sto facendo qui?”
        Ma mi é sembrata troppo intima , forse avevo paura della risposta. Comunque non meritavo conoscerla. Sono domande alle quali si deve rispondere dentro di noi, e la risposta che conta, quella vera, é quella che fa capolino in quel preciso istante. Non in vetta o dopo il traguardo con l’alloro in testa.
        Purtroppo la vita é una coperta corta, qualsiasi sia la nostra scelta una parte di noi , chiunque di noi, resta a nudo.
        Almeno é democratica …

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    • Io non ne conosco molti che puntano tutto.
      Almeno se si escludono le sale giochi.
      Ma su di te ci avrei scommesso. Aspetto il video del salto in paracadute.

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  5. solounoscoglio

    i miei piatti sono conditi di passione, chettelodicoaffà? 😉

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  6. woo

    eh. la passione anche quella vera spesso si scontra con la vita reale. con la sopravvivenza, con la sussistenza. con il lavoro, con la serenità delle persone che su di te fanno affidamento. Purtroppo a volte conciliare e difficile. Purtroppo a volte vince la sussistenza.

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