Poesie d’amore di Ricardo Reis

Chiedi poco: avrai tutto
Chiedi nulla: sarai libero.
Lo stesso amore che provano
Per noi, ci vuole, ci opprime.

Poesie d'amore di Ricardo ReisEra ora che in questo blog si parlasse di Pessoa, dopo tanto averlo citato, pensato e alluso. Per dirla con un proverbio portoghese, basta parlare di corda nella casa dell’impiccato: veniamo al dunque.

La scelta di questa raccolta è avvenuta realmente per caso, anche perché nella sconfinata e molteplice (è il caso di dirlo) produzione di Pessoa fare una scelta è davvero complicato.

Questo libro è caduto fra le mie mani qualche settimana fa, perciò ve ne parlo, ma prima di iniziare vorrei esprimere qualche perplessità circa la traduzione dei testi, con la speranza che nessuno mi prenda per uggiosa.

I testi non sono tradotti male, tuttavia in più di un’occasione ho registrato delle libertà a mio avviso eccessive, così come un tentativo di voler rendere alcuni passaggi più difficili di quello che realmente sono. Penso che dopo il rigore e la bellezza delle traduzioni di Tabucchi, tradurre Pessoa sia un’impresa difficile per tutti, tuttavia non bisogna né desistere né tradire l’autore.

Va da sé che questa è solo la mia opinione e che non ho intenzione di denigrare il lavoro di nessuno, ma se qualcuno ha piacere di confrontarsi con me su questo tema mi scriva pure e fornirò tutti gli esempi relativi al mio disaccordo. Pubblicarli qui, adesso, non avrebbe senso.

 ***

Fra tutti gli eteronimi di Fernando Pessoa, Ricardo Reis, gode di una certa notorietà, non fosse altro che per il romanzo di José Saramago, tuttavia temo che a livello poetico sia sconosciuto ai più.

Ah, non prendetemi per pazza se parlo di Ricardo Reis come un poeta in carne ed ossa, perché di fatto lo è stato; basti ricordare che Ricardo Reis fu il direttore della rivista neoclassica “Athena” sulle cui pagine si tenne un acceso dibattito con Álvaro de Campos (altro eteronimo), che non risparmiò nemmeno attacchi personali.

Partiamo dal titolo: Poesie d’amore di Ricardo Reis. Pur comprendendo la preoccupazione commerciale dell’editore, la parola “amore” rischia di essere ambigua, per cui mi sento in dovere di dirvi fin da subito di non aspettarvi testi da cartiglio dei baci perugina. Se pensate di trovarci qualcosa di utile da spendere con la ragazza che vi piace, lasciate perdere perché non è il tipo di amore che avete in mente voi.

Ricardo Reis, nato a Porto nel 1887, monarchico convinto e per questo motivo esule in Brasile, è alfiere di una poesia neoclassica: scrive odi, canzoni e sonetti, su temi di stampo oraziano, mentre nei contenuti ritroviamo i motivi esistenziali cari a Pessoa.

Infatti la poesia di Ricardo Reis non è una semplice imitazione di quella di Orazio poiché i moduli oraziani sono inseriti in un contesto moderno, dove si possono trovare elementi tipicamente novecenteschi come il tedio e la fatica di vivere.

L’ineluttabile scorrere della vita (panta rei), la certezza della morte spingono a cogliere l’attimo che viviamo (carpe diem) pur senza cadere vittime delle passioni violente le quali, secondo la visione epicurea, sono la causa di tutti i mali.

Per questo motivo per Ricardo Reis ed i suoi illustri predecessori, è l’atarassia l’unica via di salvezza: ovvero un distacco dalle passioni che conduce ad un’imperturbabilità dell’animo.

Ecco che anche l’amore è chiamato ad obbedire a questa condotta:

Piacere, ma con parsimonia,
Lidia, ché la sorte non gradisce
che glielo si strappi di mano
Sottraiamo furtivi dall’orto-mondo
i depredandi pomi.
Non svegliamo, ove dorme, l’Erinne
che ogni piacere frena.
Come un ruscello, muti passeggeri,
godiamo di nascosto.
È invidiosa la sorte, Lidia. Stiamo zitti

(traduzione di A. Tabucchi, in “Una sola moltitudine”, Adelphi, 1984)

Ovviamente si tratta di una poesia preziosa, da centellinare, con punte di riflessione altissima su come non valga la pena avvelenare la nostra breve vita con odi, rancori e gelosie. Francamente ho simpatia per Lidia e Neera (le interlocutrici femminili) a cui il poeta chiede di mettere da parte le passioni violente e concentrarsi sulla bellezza e sulla ricerca della serenità d’animo poiché “sia che godiamo, sia che non godiamo, passiamo come il fiume” ed insegna loro a “Non mettere più tristezza che un sorriso/nel modo in cui vivi”.

Il mondo di Ricardo Reis oscilla fra “sossego” e “desassosego”, due parole care alla poetica di Pessoa, rispettivamente “quiete” e “inquietudine”, e benché il poeta neoclassico indichi la strada per risolvere l’inquietudine derivante dal male di vivere, talvolta nei suoi componimenti (alcuni non inclusi in questa raccolta) emerge un retrogusto amaro, che ci porta a pensare che l’atarassia epicurea sia stata più desiderata che realmente conquistata.

 

Fernando Pessoa, Poesie d’amore di Ricardo Reis, Passigli Editori, Firenze, 2007

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  2. Ilaria

    Bellissima analisi,complimenti!!
    Perdona l’ignoranza,ma c’è differenza tra questo libro e quello che nel titolo non reca la parola amore?
    Ilaria

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    • Ciao! Grazie per i complimenti 🙂
      A quale libro ti riferisci? Se stai parlando di “Poesie di Ricardo Reis” (Passigli), non saprei dirti perché non ce l’ho. Tuttavia immagino che questo sia una selezione più ampia delle poesie di Ricardo Reis (che non parlava solo d’amore, anzi!). Se desideri avvicinarti a questo eteronimo ti consiglio di prendere la raccolta tematicamente più ampia perché sicuramente di darà un quadro più completo della poetica di Ricardo Reis.
      A presto, ciao!

      Mi piace

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