Il racconto dell’isola sconosciuta

“E siete venuto qui a chiedermi una barca, Sì, sono venuto qui a chiedervi una barca, E chi siete voi, perché io ve la dia, E chi siete voi per non darmela, Sono il re di questo regno, e le barche del regno mi appartengono tutte, Piuttosto appartenete voi a loro e non loro a voi, Che volete dire, domandò il re, inquieto, Che voi, senza le barche, non siete nulla, e che loro senza di voi, potranno sempre navigare.” (p. 8-9)

isola_sconosciuta_saramagoUltimamente quando propongo a qualcuno un libro di José Saramago, capita di iniziare a vedere delle facce strane, come se gli avessi appena chiesto un prestito; un prestito oneroso peraltro. Continuo a non capire perché intorno a certi scrittori si modelli un’aurea di intrinseca difficoltà dura come il marmo, poiché Saramago non è certo più difficile di altri.

E poi cosa vuol dire difficile? L’aggettivo “difficile” per un libro o per un autore non dovrebbe nemmeno esistere: casomai bello o brutto, a seconda del gusto personale, oppure noioso, ecco, questo l’accetto (sebbene l’aggettivo “noioso” non sfiori nemmeno da lontano Saramago) ma difficile no, perché vuol solo dire arrendersi prima ancora di partire. Del resto, se per godere di un bel panorama siamo pur disposti a fare la fatica che serve per arrivare in cima alla montagna, perché per un libro dovrebbe essere diverso?

In questo breve racconto (trenta pagine, ci sono pure le figure, non avete scuse per non leggerlo… 🙂 ) Saramago ci regala una storia semplice: un uomo chiede al re una barca per andare a cercare un’isola sconosciuta. Ma andare alla ricerca di isole sconosciute non è una cosa di poco conto, né filosoficamente parlando, né da un punto di vista geografico, perché di isole sconosciute non ce ne sono più.

Da questa ultima considerazione si dipana la vicenda con tutta la maestria dell’autore portoghese il quale, giocando con la lingua e riuscendo in un breve spazio come questo a tessere anche una storia d’amore, ci incanta come solo un grande narratore di storie può fare.

Per breve che sia questa storia le parole di Saramago però non sono mai senza conseguenze. Infatti con lui va così, siamo sempre chiamati in causa: non dobbiamo farci ingannare da questo gioiellino di racconto che sembra un divertissement; in fondo la nostra vita è andare alla ricerca di un’isola sconosciuta, perché non è che si può sapere prima dove il viaggio ci può portare. Tutti, consapevolmente o no, siamo alla ricerca della nostra isola e per compiere questa ricerca bisogna partire ed allontanarsi da noi stessi, ma non solo:

“Il filosofo del re, quando non aveva niente da fare, veniva a sedersi accanto a me, mi guardava rammendare le calze dei paggi, e a volte si metteva a ragionare, diceva che ogni uomo è un’isola, ma io, siccome la cosa non mi riguardava visto che sono una donna, non gli davo importanza, voi che ne pensate, Che bisogna allontanarsi dall’isola per vedere l’isola, e che non ci vediamo se non ci allontaniamo da noi, Se non ci allontaniamo da noi stessi, intendete dire, Non è la medesima cosa.” (p.19)

È un racconto incentrato sulla ricerca di sé, perché non c’è viaggio che valga di più di quello che ci conduce alla ricerca di chi siamo realmente; coscienti di cosa siamo disposti a lasciare in porto per salpare liberi e finalmente consapevoli di noi stessi, in barba alle pretese di un mondo che ci vorrebbe plasmati a suo uso e consumo.

José Saramago, Il racconto dell’isola sconosciuta, Einaudi, 1997

Ps. Le illustrazioni a cui facevo cenno sono splendide e sono tratte dall’Atlante di Battista Agnese (1553), conservato presso il Museo Correr di Venezia

Informazioni su Aspettando il caffè

libri & sconfinamenti

  1. Non sono mai stata una grande appassionata di Saramago, ma ora mi hai incuriosita con questo libro. Lo proverò. Grazie.

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  2. Bello il paragone tra il libro e la montagna, hai reso bene l’idea. Mi piace molto il significato filosofico di questo breve racconto, lo metto in lista d’attesa. Sì lo so, è breve, ma ho altro di Saramago da smaltire, e vado avanti piano piano per gustarmelo a sorsetti. 😉

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  3. Bello questo libro. Lo leggi in poco, pochissimo tempo. Mi piace perché nella sua semplicità, con la sua atmosfera fiabesca ha… una barca di significati. 😀 Scusa il paragone orrendo, ma richiamo il tema avventuroso della ricerca.

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  4. È da un secolo che lo cerco, ma non lo trovo mai 😦

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  5. Ecco, ora spero che ci siano le illustrazioni anche nella nuova edizione della Feltrinelli 🙂

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  6. Andrea

    Devo rileggere ancora con calma. E’ tutto importante…

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