Lui simula un’emozione

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[play on Local Natives – Heavy Feet]

l’hanno visto comprare fiamme del corpo da un vecchio orologiaio in Via Pozzo e Pendolo, un led in cambio di luce da fuoco. dopo però l’hanno visto comprare lacrime di gioia da quel costruttore di pennelli, quello che usa fogli in vetro resina per il manico e fili elettrici scoperti per la punta. un urlo in cambio di una goccia. spesso torna a casa senza voce, altre volte si accorge di aver preso le gocce sbagliate. usciva la mattina presto per elemosinare sguardi dolci, quelli di coppie di innamorati che romanticamente restavano a fissare il cielo e ad aspettare l’alba, ad aspettare che il sole faccia brillare loro gli occhi e restringere le pupille con la luce dall’amore. alcune volte riusciva anche a raccattare sguardi impietositi. se ne stava alla stazione ad aspettare i treni che tornassero dai viaggi inaspettati, restava lì sperando di udire suoni di ossa, quelle che scricchiolano, quelli degli abbracci forti, quelli che sciolgono gli animi e raddrizzano la spina dorsale. adorava guardare il cielo, aspettava gabbiani migrare, osservava gli stormi creare, udiva sciami d’api attaccare alberi primaverili indifesi e non tutelati. vestiva con abiti firmati, le firme le raccoglieva ogni giorno alle tre, se ne stava al porto a fermare passanti, alcune volte qualcuno firmava con una ics. lavorava al negozio di voci registrate usate, alcune cassette erano mute. è un fan della pioggia, delle nuvole grigie e dei venti forti. viaggia con barche fatte in carta, si sposta su fiumi d’acqua che compaiono lungo le strade di campagna. va a pesca di plancton ogni domenica d’autunno, lo fa nel parco dietro casa. a colazione sbriciola pane tostato e lo mangia briciola per briciola mentre passeggia sul corso  allegramente, si sposta saltellando tra una piastra dispari ed un’altra. dorme poco e quando lo fa, prima di mettersi a dormire su quel cumulo di vecchie lettere ricevute da lei, quella lei che non ha mai dimenticato e che spera ogni notte di sognare, va a specchiarsi su un cucchiaio da cucina. mette play su una cassetta muta presa al negozio dove lavora, si riscalda con le fiamme prese dal vecchio orologiaio e fa scorrere lungo il suo volto, le altre lacrime, quelle prese per sbaglio.

 

di Hydor Tesla

10 Comments

  1. il 28 febbraio 2013 era al Tunnel di Milano il caro Taylor Rice… e il suo gruppo 🙂 e da qualche parte devo ancora avere la loro scaletta musicale… il mio compagno ha tentato di portar via le bacchette del batterista ma è stato tranciato in due da un Gorilla …:-( se stiamo parlando del Local…

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