Ogni uomo è una razza

Interrogato circa la sua razza rispose:
– La mia razza sono io, João Passarinheiro.
Invitato a spiegarsi, aggiunse:
– La mia razza sono io stesso. La persona è un’umanità individuale. Ogni uomo è una razza, signor poliziotto. (p. 9)

mia coutoL’esperienza più bella che ho fatto durante i miei studi universitari, è stata sicuramente la possibilità di conoscere la letteratura africana di lingua portoghese già che, in tempi ancora non sospetti, il nostro professore si ostinava a chiamare il suo corso “letterature di lingua portoghese” spiegandoci e insegnandoci con i fatti, che per i portoghesi il concetto di lusofonia è piuttosto ampio.

Sebbene il portoghese, lingua europea forgiata dalle zucche degli europei, al pari delle altre lingue conquistatrici sia per sua natura inadatta o incompleta per descrivere il mondo e soprattutto l’immaginario africano, per me è stato sorprendente vedere come gli scrittori africani siano riusciti a modellare la lingua, piegarne le asperità e riuscire a sintetizzare figure altrimenti inspiegabili a chi non ha dimestichezza con quegli immaginari.

Ogni uomo è una razza è un fortunato libro di racconti dello scrittore mozambicano Mia Couto (Beira, 1955) pubblicato per la prima volta nel 1990 dalla portoghese Caminho, tradotto in moltissime lingue (in italiano per Ibis nel 2006 con ristampa nel 2008) e recentemente riproposto anche dalla casa editrice brasiliana Companhia das Letras.

La bellezza e la fortuna del libro è presto detta: undici racconti che su piani diversi esplorano “il diverso” con tutti i preconcetti che l’accompagnano.
Ovviamente c’è il pregiudizio razziale del bianco verso il nero, ma anche del nero verso il bianco. Il diverso però non si ferma solo al colore della pelle: la preclusione si annida anche nei diversi stili di vita o nelle deformazioni fisiche, fino a sfiorare la superstizione.

La gobba era la miscela di tutte le razze, il suo corpo attraversava molti continenti. La famiglia se n’era andata, non appena l’aveva consegnata nella vita. (p. 15)

Mia Couto esplora in questi racconti la sofferenza della diversità e ci conduce nel suo Mozambico attraverso una lingua che con estrema dolcezza riesce a plasmare a suo piacimento, conferendo ai racconti una dimensione talvolta onirica.

Sono storie che pur intrise di attualità, sono sempre in bilico verso una dimensione altra, imbevuta delle concezioni animistiche africane, ma che allo stesso tempo non vuole cedere mai il campo allo stereotipo.

Questo soprattutto mi ha sempre colpito nei lavori di Mia Couto: la lucida percezione della realtà e delle sofferenze della sua terra e delle sue genti, che si combina con elementi africani autentici, rifugge sempre lo stereotipo, poiché esso è solo un’altra forma di pregiudizio.

La storia di un uomo è sempre mal raccontata. Perchè la persona è, per tutto il tempo, ancora nascente. Nessuno segue un’unica vita, tutti si moltiplicano in diversi e mutabili uomini. (p. 29)

.

Mia Couto, Ogni uomo è una razza, Ibis, 2006, 2008

Nota: traggo le citazioni dall’edizione Caminho del 1990, la traduzione è mia non per presunzione ma perché non ho l’edizione italiana sotto mano.
Invece l’immagine di copertina è tratta dell’edizione Companhia das Letras del 2013, anche qui non per spocchia, ma perché l’immagine dell’edizione italiana proprio non mi piaceva. 🙂

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