Fondamenta degli incurabili

“Nel mondo in cui viviamo, questa città [Venezia] è il grande amore dell’occhio. Dopo, tutto è delusione” p. 89

fondamentaLo prometto, dopo questo libro la smetto di parlare di Venezia.
Ad eccezione però dei giorni in cui “esta febre de Além, que me consome[1].
Ovvero tutte quelle volte in cui vorrei sfuggire dalle prigioni quotidiane di compromessi, vuoti a rendere e buon viso a cattivo gioco.

Per questo arriva il momento in cui ci si stanca e, non potendo fare di più, rifugiarsi fra le parole di un poeta può confortare, figuriamoci poi la prosa poetica di Brodskij che ci trasporta dentro una Venezia acquatica ed invernale, di cui dire che ho nostalgia è poco e banale.

Comunque sia, non chiamiamo recensione questo post, sarebbe eccessivo, accordiamoci per un più onesto “pensieri in ordine sparso” su Fondamenta degli Incurabili e andiamo avanti.

Il libro, forse vale la pena di ricordalo, descrive la città di Venezia attraverso lo sguardo del poeta e drammaturgo (nonché saggista) Iosif Brdodskij (Leningrado 1940 – New York 1996) e gli venne commissionato dal Consorzio Venezia Nuova nel 1989.

Libro piccino ma immenso, letto e riletto più volte soprattutto in vista di viaggi a Venezia, o come accennavo sopra, quando sono colta dal tremendo desiderio di volerci tornare, di mandare al diavolo il mondo e perdermi fra le calli e l’odore del mare.

L’acqua, già padrona della città, pervade ogni parola del libro, nelle descrizioni, nelle metafore, in ogni sillaba, al punto che a tratti pare davvero di sentirne il profumo, o di toccare i muri bagnati.

Se come scrive Brodskij la felicità ha un odore, senza dubbio il profumo del mare è quello che più vi si avvicina.
Felicità evidentemente figlia della libertà, poiché l’acqua simbolicamente col suo movimento fluido e come strumento per eccellenza verso l’altrove, incarna il nostro desiderio di libertà. Senza peso, senza catene, liberi di andare verso un’altra sponda: “Homme libre, toujours tu chériras la mer!”[2] … se per caso occorresse ricordarlo.

Fondamenta degli incurabili (nome effettivamente tratto dalla toponomastica cittadina) è una dichiarazione d’amore per Venezia. Ma gli incurabili siamo noi, perché incurabile è la nostra nostalgia, il nostro desiderio di altrove, aggravati dalla cocciutaggine con cui li alimentiamo, senza nessuna intenzione di guarire.

Nello sciabordio dell’acqua, fra le parole di Brodskij sento l’eco lontano della voce di Pessoa. Purtroppo non ho elementi critici sufficienti per sapere se effettivamente ci sia un legame testuale fra i due; in realtà sono più propensa a pensare che forse sono io che sento Pessoa ovunque. Evidentemente, a ciascuno il suo fantasma.

Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili, Adelphi Edizioni, 1991


[1]  “questa febbre d’Oltre che mi strugge” Pessoa, Mensagem.

[2]  “Uomo libero, sempre avrai caro il mare!” Baudelaire, L’uomo e il mare, in I fiori del male

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

  1. Pensare che Venezia è la città d’origine della mia famiglia e io non ci sono mai stata; ciò nonostante non posso fare a meno di provare un’immensa nostalgia di fronte alle immagini che spesso mi sommergono proprio come questi pensieri in ordine sparso. Sarà il legame di sangue o il fantasma che è toccato?
    Eva 🙂

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