Cosa vuoi fare da grande

“Qualcuno arrivò addirittura a pensare che, se proprio non se ne poteva fare a meno, morire a vent’anni era tollerabile, pur d’assistere all’annichilimento di quel pezzo di merda”

Cosa vuoi fare da grandeQuando frequentavo la terza media un bel giorno il professore di tecnica distribuì alla classe degli ipocriti bigliettini sui quali era scritto nero su bianco quale fosse, secondo l’egregio collegio dei docenti, la scuola superiore perfetta per noi.

Quello che mi disturbò maggiormente non fu tanto il consiglio che mi veniva dato, quanto quello che c’era scritto nel bigliettino della mia compagna di banco la quale,  in barba alla richiesta di riservatezza avanzata dal professore, mi mostrò il suo foglietto che recitava: “qualunque tipo di scelta”.
Riuscite ad immaginare l’effetto di quelle parole su un’adolescente dalla testa dura, timida ma abbastanza sveglia da capire che stava subendo un’ingiustizia?

Quel bigliettino ha segnato per forza di cose non solo la mia carriera scolastica, ma anche il mio approccio al mondo “dei grandi” ai quali dovevo sempre dimostrare di valere qualcosa, di meritare il loro consenso, poiché a me, ma non alla mia compagna di studi, era precluso il “qualsiasi tipo di scelta”. Già a tredici anni mi sembrava assurdo, adesso mi pare una cattiveria oltre che un abuso di potere.

Forse è anche questo il motivo per cui mi sono immedesimata tanto nella storia di Guido Pennisi e Gianni Serra, i protagonisti di Cosa vuoi fare da grande, due ragazzini di quelli che tanto si sa già che è colpa loro. Non importa cosa.

La vicenda narra della surreale introduzione in Italia, nello specifico in una scuola media di Milano dove studiano i nostri eroi,  del Futurometro, aggeggio straordinario che permette di predire, senza margini di errori, quali sono le capacità e le aspirazioni di un individuo, consentendogli di imboccare subito l’occupazione perfetta che gli dischiuderà le porte di un’esistenza felice.

Intorno al Futurometro gravita un mondo intero, l’universo interno della scuola italiana, tra dirigenti, professori, bidelli, stagisti, ministri e ministeri ed infine lui, Volkan, l’inventore del Futurometro e la cui parabola accademica e professionale illumina e ispira tutti i quelli che non sono nati con la camicia.

Raccontata così sembra una storia da niente, in realtà il romanzo, fondandosi su una lucidissima ironia che a tratti si veste di parodia, ci conduce ad una riflessione profonda su quanto ci prendiamo a cuore il futuro dei ragazzi, e soprattutto su quanto ci preoccupiamo del come essi affrontano le loro scelte.

Quanto tempo dedichiamo come docenti, formatori, genitori, a crescere individui liberi di pensare con la propria testa al punto da non farsi influenzare dai giudizi degli altri e riuscire a riflettere su quelle che sono le loro vere aspirazioni per il futuro?

Il romanzo di Baio e Meloni in modo estremamente divertente e pungente mette in luce proprio questo aspetto e mette il dito nella piaga delle nostre carenze.

“Rosa Tizzone, una donna impettita, dal cuore di pietra, che seminava paura e infondeva tristezza. Era come spargere il sale sui campi. Le bastava un’occhiata delle sue e qualsiasi entusiasmo si consumava per autocombustione”

Sicuramente è una storia fresca e ben scritta, un bel libro per iniziare l’anno nuovo  col sorriso sulle labbra (il secondo capitolo è quanto di più spassoso abbia letto negli ultimi tempi), ma che lascia anche spazio per chiedere finalmente a noi stessi cosa vogliamo fare da grandi. Non è una domanda da poco e non è una domanda scontata, ma arrivare almeno a darci una risposta sincera sarebbe già un bel risultato.

In questo forse può valere il consiglio di Tonino “alcolista professionista e filosofo a tempo perso”:

“Amico, non serve a un cazzo scalare le montagne,… devi pensare di arrivare al rifugio per mangiarti un panino, questo devi pensare. Le cime lasciale agli illusi. A noi interessano le bibite fresche, il pane e salame.”

Ivan Baio, Angelo O. Meloni, Cosa vuoi fare da grande, Del Vecchio Editore, 2013

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libri & sconfinamenti

  1. I piccoli Gianni e Guido, e pure i terribili gemelli Smargotti, ringraziano per la bellissima recensione.

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  2. Marina

    La tua recensione mi ha fatto venire una gran voglia di leggerlo subito. Il profilo di Rosa Tizzone è incredibile, troppo bello!

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  3. Pingback: Non accettare caramelle dagli sconosciuti – rassegna stampa | Cosa vuoi fare da grande?

  4. Pingback: Io non ci volevo venire qui | Aspettando il caffè...

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