Marinai perduti

Marsiglia, lo sapeva, è l’unica città al mondo dove non ci si sente stranieri. (p. 86)

marinai perdutiIn questo periodo, butta alla francese, tanto vale dirlo subito.
Dopo Étienne de La Boétie, ecco l’immenso Jean-Claude Izzo, senza contare che pure il prossimo post potrebbe riguardare un autore francese, ma per ora non voglio svelare nulla di più.

Marinai perduti, dicevamo, è un romanzo del 1997 che cronologicamente si colloca dopo Casino Totale e prima di Solea, tanto per citare i celebri romanzi della trilogia marsigliese, e da noi è stato tradotto e pubblicato nel 2001.

Sicuramente un romanzo affascinante sebbene intriso di una tristezza infinita, ma la vita,  purtroppo, spesso è proprio così; e raramente riserva cose buone soprattutto se sei un marinaio rimasto ancorato a terra perché la tua nave è posta sotto sequestro per via dei debiti contratti dall’armatore.

I marinai di questo libro vivono in una specie di limbo, “perduti” poiché non possono o non vogliono ripartire, e restano nudi, senza un mare che li protegga dalle loro vite alla deriva.

Abdul Aziz, Diamantis, Nedim, ciascuno ha la sua “croce” da portarsi dietro e a cui tentano di sfuggire errando per mare, ma una volta inchiodati a Marsiglia tutti i dolori e tutti le difficoltà vengono a galla.

È un libro davvero intenso, profondo, dove si riflette sulla vita e sulle scelte spesso sbagliate, da leggere con calma e gustando le parole di Izzo come un liquore invecchiato. Un libro che sa di mare, dove si respira la libertà che il mare sa offrire, nel proposito che tutti almeno una volta nella vita ci siamo fatti, di prendere, partire e arrivederci a tutti quanti.

Oltre al profumo del mare è l’abbraccio forte di Marsiglia che sostiene le vite sgangherate dei protagonisti. Marsiglia, come sempre nei romanzi di Izzo, è protagonista della storia non è mai solo un fondale. La città è pulsante e viva nelle storie che ci racconta, tanto che abbiamo la certezza che esse potrebbero vivere solo lì e non altrove.

Non sapeva perché, ma ogni volta che entrava in quel porto aveva l’impressione di ritornare a casa. Amava i profumi di Marsiglia. Una città odorosa. Forse non di garofano pepato come aveva scritto Blaise Cendrars, ma di qualcosa di simile, un misto di basilico e coriandolo. Con una punta di pepe e cannella (p. 87)

Era tanto tempo che questo libro stava ad ammuffire sulla mia libreria, lo avevo iniziato a leggere e mai finito almeno un paio di volte, senza veramente capire perché a un certo punto smettessi di leggerlo. Poi la scorsa settimana, pungolata da mio marito che lo aveva letto e continuava a ripetermi “è bello, è bello”, ho deciso che non potevo essere da meno e l’ho finito.

È stato verso la pagina 167 che ho capito perché le altre volte non ero riuscita a finire di leggerlo. Questo libro non sta aperto. Dopo un po’ solitamente i libri cedono e si abbandonano nelle mani dei lettori, questo no: non so con che materiali sia stato stampato e rilegato, suppongo con fogli d’acciaio e fil di ferro, perché anche dopo averlo letto in due persone non c’è verso di domarlo. O forse no, è solo uno scrigno che vuol celare le tristi e difficili storie di questi marinai agli occhi di chi non saprebbe comprenderle.

Jean-Claude Izzo, Marinai Perduti, Edizioni e/o, 2001

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libri & sconfinamenti

  1. Seunanottedinvernounlettore

    Non so se sia una coincidenza o meno, ma proprio ieri ho postato una non-recensione su “Il marinaio” di Pessoa…

    Mi piace

  2. Pingback: Casino totale | Aspettando il caffè...

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