Discorso sulla servitù volontaria

I tiranni… quanto più li si serve, tanto più si fortificano… se non gli si obbedisce affatto, senza combattere, senza colpirli, ecco che restano nudi e sconfitti, non sono più nulla (p.11)

Discorso sulla servitù volontariaQuesto testo è praticamente un classico e sono sicura che tanti di voi già lo conoscono, tuttavia avendolo ripescato fra le proposte di lettura in biblioteca (sì, ne convengo, frequento una gran bella biblioteca) non ho resistito alla tentazione di rileggerlo.

È un’opera della metà del XVI secolo ma tremendamente attuale. Flores d’Arcais, nel bel saggio che precede il testo, giustamente ci rammenta che non dobbiamo stupirci che un documento del ‘500 ci aiuti a pensare il presente poiché di fatto, lasciatemelo dire, molto poco è cambiato. Sono cambiati i nomi e le forme del potere che ci soggiogano, ma schiavi eravamo e schiavi siamo ancora.
Certo, come argomenta Étienne de la Boétie, non mancano i casi in cui il chinar della testa di fronte ad un padrone sia imposto con la forza, con le minacce e che vi si acconsenta per puro spirito di sopravvivenza. Ma nella maggior parte dei casi è l’uomo stesso che volontariamente, o senza opporre resistenza, si consegna ai suoi “padroni”.

Colui che vi domina così tanto ha solo due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di diverso da quanto ha il più piccolo uomo del grande e infinito numero delle vostre città, eccetto il vantaggio che voi gli fornite per distruggervi… Voi seminate i vostri campi affinché egli li devasti; … allevate le vostre figlie per soddisfare la sua lussuria, nutrite i vostri figli perché nella migliore delle ipotesi li mandi a combattere le sue guerre, … Vi ammazzate di fatica perché egli possa trastullarsi e sguazzare nei suoi turpi piaceri. (p. 13)

Se dunque l’atto di servire è per La Boétie “volontario”, per liberarsi da questo giogo sarà necessaria una presa di coscienza che implichi la revoca di questa volontà:

Siate risoluti a non servire più, ed eccovi liberi; non voglio che vi scontriate con lui o che lo facciate crollare, limitatevi a non sostenerlo e più e lo vedrete, come un grande colosso cui sia stata sottratta la base, cadere d’un pezzo e rompersi. (p. 14)

Il saggio benché breve è estremamente intenso e non mi sogno minimamente di potervi restituire in questo piccolo spazio tutta la sua potenza, lo spessore e la sua feroce attualità. Ma nonostante questo, almeno due aspetti vorrei condividerli con voi, sperando che questo vi incuriosisca e vi porti a leggere il resto per conto vostro;  in particolare  la parte in cui, in modo estremamente lucido, La Boétie analizza come il tiranno tenga tutti legati a sé con una lunga catena di clientelismi.

Come prima cosa, fondamentalmente, Étienne de la Boétie è un umanista e l’ampiezza del suo pensiero umanista si misura superbamente nel voler mettere l’uomo al centro del discorso sull’uguaglianza. La natura ci ha creato con lo stesso impasto e “col medesimo calco, affinché noi ci si riconosca scambievolmente tutti come compagni o meglio fratelli” (p. 15). È questa uguaglianza fondata sul nostro stato di essere umano su cui per Étienne de La Boétie si dovrebbe fondare una società in cui tutti collaborino e si aiutino secondo le proprie capacità e bisogni. Correva l’anno 1554, fate voi.

L’altro aspetto concerne il carattere volontario della servitù per il quale, secondo il discorso di La Boétie, molti uomini accordano a pochi o a molti, questo non ha importanza, il diritto di sovrastarli, di comandarli e di ridurli in servitù, ma non tutti reagiscono allo stesso modo:

Vi è poi sempre qualcuno, migliore degli altri, che, non sopportando il peso del giogo, non può trattenersi dallo scuoterlo; costui non accetta la soggezione e… non può trattenersi dal pensare ai propri diritti naturali… Proprio individui siffatti, con idee ben chiare e mente lungimirante, a differenza del popolo crasso, non s’accontentano di ciò che hanno sotto gli occhi, a portata di mano ma prestano attenzione al prima e al dopo… si tratta di individui che, avendo per natura un’intelligenza acuta, l’hanno poi anche educata con l’esercizio e il sapere. (p. 29)

Il poter appartenere sempre a questa categoria di individui è l’augurio che faccio a voi e  a me stessa.

In giro vi sono numerose edizioni ed essendo un testo antico di sicuro ne trovate anche versioni pdf e simili.
Tuttavia mi permetto di suggerirvi l’edizione di Chiarelettere (da cui traggo le citazioni) in quanto non solo arricchita dal saggio di Paolo Flores d’Arcais a cui accennavo in apertura, ma anche da un interessante testo in appendice Saggio sull’arte di strisciare ad uso dei cortigiani, anche questo davvero interessante.

Étienne de la Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, Chiarelettere, 2011

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

Un Commento

  1. Pingback: Marinai perduti | Aspettando il caffè...

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: