O la borsa o la vita

MendozaVi confesso che all’inizio ho avuto un po’ di difficoltà con questo libro. Non riuscivo ad entrare dentro la storia, leggevo ma mi sembrava di non andare avanti, come se le pagine mi crescessero fra le mani. Però non ho mollato: perché da Eduardo Mendoza mi aspetto di tutto tranne un libro noioso.

Infatti sono stata premiata: dopo aver tenuto duro durante le prime pagine, mano a mano che il racconto prendeva corpo e il mistero di Rómulo il Bello s’infittiva, sono iniziati a spuntare come funghi una miriade di personaggi incredibili, ciascuno con la sua parte in questo giallo esilarante, ognuno con una storia agrodolce da raccontare.

Fra di essi, in ordine sparso: un ex malvivente convertitosi al mestiere di statua vivente, un africano albino anch’egli statua vivente, un santone Yogi, un’immigrata russa convinta militante comunista, una bella di notte depressa dopo l’abbandono dell’attività, una vamp sul viale del tramonto, una spassosa famiglia di cinesi e tantissimo altro ancora, ma ricordatevi: qualsiasi altra cosa possa venirvi in mente, è niente rispetto alla fantasia di Mendoza. A suffragio di ciò segnatevi il nome del Generale Tat, cercatelo nel libro, e poi ne riparliamo.

La storia è presto detta: in una caldissima estate barcellonese il nostro eroe, un parrucchiere proprietario di un salone prossimo alla rovina, con un generoso pedigree da delinquente, viene a sapere della scomparsa di un suo ex compagno di manicomio criminale, Rómulo il Bello per l’appunto. Durante le ricerche resta invischiato nella rete di un terrorista internazionale determinato ad uccidere Angela Merkel durante la sua prossima visita in città.

Sembra surreale (sì va be’, lo è) però una volta dentro al turbinio di personaggi assurdi tutto può sembrare reale, persino che la compostissima cancelliera tedesca abbia avuto in gioventù una torbida relazione con un giovane amante spagnolo, Manolito. Niente di meno, giuro.

Satira, parodia e umorismo sono gettati a pieni mani in questo libro e ne sono la colonna portante attorno a cui ruota un giallo appassionante, sicuramente sui generis questo sia detto ad uso e consumo dei puristi del genere, ma davvero ben impostato e sviluppato.

Una volta superato quello che almeno per me è stato lo scoglio delle prime pagine, ho ritrovato con piacere la “mia” Barcellona con la sua miriade di personaggi squinternati che la popolano, forse oggi più di ieri, con la crisi alle costole e con alle spalle il miraggio di un ipotetico boom  finanziario.

Crisi, Merkel, impossibile sfuggirne alla tentazione di parlare di quanto sta accadendo in questi anni in Spagna, in Grecia, in Portogallo e da noi. Tuttavia anche qui, giù il cappello: Mendoza non assume le tipiche pose dello scrittore che ha appena scoperto come gira il mondo, no, egli sparisce completamente dietro i suoi personaggi, oppure, come a me piace immaginare, si eclissa nella voce narrante del protagonista. Insomma, è uno di noi, uno con le mani nel fango ed il sedere per terra.

Per questo le sue considerazioni socio-economiche non possono essere che le seguenti e per giunta affidate ad un anziano immigrato cinese:

“Occidente è in crisi causata da prepotenza. Guardi Europa. Per arroganza ha voluto smettere di essere fascio di province in guerra e trasformarsi in grande impero. Ha cambiato moneta nazionale per euro e lì è iniziata decadenza e rovina. Occidentali sono cattivi matematici. Buoni giuristi, buoni filosofi, mentalità logica. Però numeri non sono logici. Logica è subordinata a criteri morali, buono, cattivo, così così. Invece numeri sono solo numeri. Ora europei non sanno quanti soldi hanno in banca né quanto valgono le cose. Spendono a vanvera, combinano pasticci e chiedono prestito a Caixa” (p. 142)

Si intitola O la borsa o la vita, così come usava dire chi ti rapinava per strada. Oggi però impossibile non pensare che chi ci rapina sta sicuramente più in alto nei mercati finanziari, nelle banche e compagnia cantante. Per tutti questi signori forse bisognerebbe aggiornare la frase in un più appropriato diktat: la borsa e la vita.

Eduardo Mendoza, O la borsa o la vita, Feltrinelli 2013

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