Mário de Carvalho

Mário de CarvalhoQuando ero una giovane studentessa di lingua e letteratura portoghese venne un giorno in cui mi impuntai di voler scrivere la mia tesi di laurea su José Saramago. Niente di strano in tutto questo, almeno di primo acchito. Il mio professore, uomo saggio e accademicamente preparato, conosceva i suoi polli e pazientemente mi lasciò cuocere nel mio brodo.

Non ci misi molto a rendermi conto della fregatura. Infatti il problema non erano tanto i libri scritti da Saramago (che divoravo con gioia) quanto la mole infinita di studi critici su ogni virgola apposta dallo scrittore: chiunque, ovunque, senza nemmeno essere per forza un lusitanista aveva prodotto qualcosa su Saramago ed io, in qualche modo, avrei dovuto tenerne conto.

Fu qui, mentre ormai ero sempre più sicura di riuscire a laurearmi solo verso la menopausa, che entrò in gioco l’altro docente, quello di lingua portoghese.

Durante le sue lezioni vigeva una regola non scritta che nessuno si è mai sognato di infrangere: con meno di cinque studenti la lezione si spostava d’ufficio al pub sotto la facoltà, chi arrivava tardi sapeva dove trovarci.

Penso che vi sia facile immaginare che a studiare portoghese non fossimo un’orda barbarica: già eravamo pochini in partenza, figuratevi quanti potevamo essere all’ultimo anno e fate voi il conto di quante volte abbiamo fatto lezione al bar. Ma questo non vi tragga in inganno: il professore di lingua era un uomo coltissimo, con una vasta preparazione letteraria e foriero di un forte impegno politico avendo partecipato in gioventù persino alla rivoluzione dei Garofani. Il fatto è che non amava le lezioni frontali e soffriva non poco l’apparato accademico.

Sia come sia, sicuramente ho imparato più da lui in quelle lezioni “aperte” che in tante altre noiosissime e serissime lezioni tenute da docenti impagliati.

Tra una birra e un piatto di patatine, vista la mia disperazione, mi fece il nome magico: Mário de Carvalho, segno che mi conosceva bene (sapeva che l’ironia di questo autore faceva per me) e soprattutto sapeva che mi volevo levare dai tre passi il prima possibile perché, anch’io come lui, iniziavo a dare segni di intolleranza verso il mondo accademico.

Quel nome sussurrato al tavolino del bar come fossimo stati due carbonari, fu un regalo immenso. Non mi stava dicendo di buttare alle ortiche Saramago certo che no, ma mi dava la possibilità di misurarmi con qualcosa che avrei potuto costruirmi io, in autonomia, incitandomi ad approfondire la forza narrativa di un autore che ho scoperto essere non solo ironico, ma anche estremamente colto ed impegnato, dove il suo stile in apparenza semplice, in realtà presupponeva un enorme lavoro di lima.

Mário de Carvalho nasce nel 1944 a Lisbona, frequenta la facoltà di Giurisprudenza e durante gli studi universitari si avvicina all’attività politica diventando membro del Partido Comunista Português (PCP).
Proprio a causa del suo coinvolgimento politico contro la dittatura di Salazar viene arrestato e condannato a due anni di carcere, ridotti poi a quattordici mesi  che sconterà prima a Caxias e poi a Peniche. Una volta rilasciato decide di esiliarsi prima a Parigi e poi in Svezia.
Rientrato nel suo paese dopo la Rivoluzione dei Garofani, diventa funzionario del PCP fino al 1977, occupandosi della sezione di Arte e Lettere, restando poi un militante fino al 1989 ed iscritto al partito fino al 2000. Per quasi venti anni esercita  la professione di avvocato, abbandonandola poi per dedicarsi interamente alla letteratura.

Autore versatile spazia dal romanzo al racconto, dall’articolo giornalistico al testo teatrale, ma si è anche dedicato alla redazione di sceneggiature, dialoghi e adattamenti per la televisione. Ha inoltre ricevuto numerosi riconoscimenti in patria e all’estero e, vorrei aggiungere, trattasi anche di persona dotata di un’estrema gentilezza e disponibilità verso la sottoscritta la quale, durante la stesura della tesi, ebbe occasione di tediarlo più volte con le proprie domande 🙂 .

Detto tutto questo, vi assicuro che è un vero peccato che in italiano siano stati tradotti solo due testi: il romanzo che maggiormente gli ha dato notorietà, Passeggia un dio nella brezza della sera, ambientato nella Lusitania romana durante l’impero di Marco Aurelio; e la raccolta di racconti lunghi dedicati alle guerre africane I sottotenenti. Entrambi i testi sono notevoli benché a mio avviso ce ne sarebbero almeno altri tre o quattro meritevoli di essere tradotti e che sono certa il pubblico italiano apprezzerebbe.

Se avete dimestichezza con altre lingue (in particolare col francese) vi lascio il link con tutte le opere tradotte. Da parte mia vi segnalo almeno questi titoli: A inaudita guerra da Avenida Gago Coutinho, A Paixão do Conde de Fróis, Quatrocentos Mil Sestércios seguido de O Conde Jano e Casos do Beco das Sardinheiras, riservandomi magari di recensire più avanti anche qualcuno dei titoli più recenti che ancora (!!) non ho letto.

Sito web ufficiale http://mariodecarvalho.com/

I libri in italiano di Mário de Carvalho sono pubblicati da Instar Libri (Torino), il sito web è in manutenzione ma potete visitare la loro pagina Facebook.

Informazioni su Aspettando il caffè (Stefania)

libri & sconfinamenti

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