L’esercito della salvezza

L'ESERCITO_DELLA_SALVEZZA_midMi sono munita di kindle a seguito di un paio di considerazioni: primo, quest’estate la mia valigia pesava più di un uomo morto a causa di tutti i libri infilati dentro; secondo, ho sbattuto gli occhi su un post di Dida dove con convinzione si affermava che l’e-reader è “la più grande invenzione dopo il vibratore”. Potevo restare indietro?

Adesso che ce l’ho da qualche mese (il Kindle, fate i bravi 🙂 !) e che ci ho letto sopra qualche libro, posso affermare che sì, è una stupenda invenzione, soprattutto in quanto a praticità e leggerezza è imbattibile. La gioia di potersene andare a giro per il mondo portandomi tutti i libri che mi pare è una goduria, punto. Tuttavia, se mi concedete di essere pignoletta, tra le mani mi manca il piacere fisico del libro, sfogliarlo in avanti, o indietro, capire quante cavolo di pagine ti mancano alla fine, leggere la quarta di copertina o le notizie sull’autore, cose così, da malati di mente mi rendo conto; niente che non si possa allegramente superare di fronte all’indiscutibile comodità di questi aggeggi.
Una cosa però va detta: kindle si scarica, i libri no.

Comunque sia, è proprio su Kindle che ho letto L’esercito della salvezza di Abdellah Taïa, marocchino naturalizzato francese e, come dottamente mi informa Wikipedia, primo scrittore marocchino ad aver dichiarato pubblicamente la sua omosessualità.

Il romanzo viene presentato, tanto da Amazon quanto da Isbn come romanzo di formazione, ma questo credo che sia vero solo a metà. Infatti mi pare un po’ lontano dal romanzo di formazione classico in quanto in esso, solitamente, il giovane protagonista soffre per affermare quella che è la sua natura o per realizzare i suoi sogni. In questo splendido romanzo invece il giovane Abdellah sa da subito di essere omosessuale e sebbene non debba aver avuto una vita semplice, nulla sappiamo delle difficoltà patite nel dichiararsi omosessuale e soprattutto nel farsi accettare. Per essere un romanzo di formazione mancherebbe secondo me tutta la parte di travaglio emotivo che porta il protagonista ad essere quello che è. Ma sia chiaro, questa non è una mancanza del testo, casomai è un limite dell’uso di etichette in generale.

Infatti basta staccare quest’etichetta per trovarci di fronte agli occhi un romanzo crudo, dallo stile fresco, dove la vita del protagonista si fa cronaca di altissimo livello.

Il racconto, fortemente autobiografico, narra le vicende dell’autore dalla tarda infanzia fino al momento in cui giunge in Svizzera per concludere gli studi accademici.
La sua vita si snoda fra il difficile rapporto dei suoi genitori, l’attaccamento quasi morboso verso il fratello maggiore, la difficile storia d’amore con un professore svizzero ed infine l’approdo in una terra tanto desiderata quanto ostile. Non per nulla il tema più forte a mio avviso è sicuramente il desiderio di coniugare la sua cultura di appartenenza con quella amata e studiata sui libri. Abdellah ama profondamente e studia la lingua e la letteratura francese, ma quando giunge in Svizzera, benché non sia per lui la prima volta, prova un forte senso di smarrimento, tanto che afferma:

Non avevo mai pensato che il francese potesse essere anche la lingua del silenzio

In sé non è una storia sconvolgente dopo tutto, però l’urgenza di Taïa di raccontare e di comunicare è una forza implacabile che sostiene tutto il romanzo. Anche le scene di sesso così esplicite e così gratuite, possono inizialmente stridere, ma sono perfettamente funzionali ad un autore che ci sta raccontando tutto, niente resta sospeso nell’aria.
Tutto vuole raccontarci, anche del suo amore difficile e tormentato con Jean, ed è qui che lo stile si fa particolarmente sincopato e viscerale: è una storia d’amore triste, ma di solito sono proprio quelle che si ricordano maggiormente.

Colui che ama ha tutti i diritti? La risposta è, forse, no. Ma quando l’amore è vissuto con tanta intensità, ed è così raro, merita le nostre preghiere e la nostra indulgenza.

Abdellah Taïa, L’esercito della salvezza, Milano, Isbn Edizioni, 2009

Informazioni su Aspettando il caffè

libri & sconfinamenti

  1. Forse un giorno ci proverò, ma per adesso non ho nemmeno la disponibilità economica… e poi non viaggio mai 😉

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