Lorca, il poeta dice la verità

lorcaCi sono artisti che vengono sopraffatti dalle proprie esistenze e di loro resta più il ricordo delle loro vite sgangherate o oppresse piuttosto che il valore delle loro opere. Intendiamoci, per alcuni questo non può che essere un bene, per altri invece questo rischia di mettere in secondo piano importati esperienze artistiche.

Federico García Lorca ((Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Víznar, 19 agosto 1936) con la sua fine cruenta è diventato, giustamente, uno dei simboli delle barbarie del regime frachista; ciò nonostante quet’aspetto rischia talvota di prevalere sul suo immenso valore artistico. Lungi da me voler insinuare che Lorca sia sottovalutato, peste mi colga, dico solo che tutti conosciamo (e questo è un bene, sia chiaro) la sua biografia, molto meno i suoi componimenti poetici o le sue opere teatrali. E questo è un peccato, un grande peccato.

Infatti, anche solo prendendo in considerazione il Lorca poeta e tralasciando il resto, si dischiude davanti a noi un patrimonio inestimabile.

Tanti aspetti fanno di Lorca un grande poeta, ma voglio dirvi subito che in lui ho sempre ammirato la sua perfezione formale, la grande padronanza della tecnica; che ci cimenti con un sonetto o con un romancero (forma spagnola che proviene dalla tradizione orale), poco importa: è un metronomo.
I suoi versi non solo godono di una perfezione formale straordinaria, ma anche di una capacità di scelta linguistica inarrivabile. Per questo tengo sempre a mente il suo manifesto poetico riassunto da questa frase “Si es verdad que soy poeta por la gracia de Dios – o del demonio-, también lo es que lo soy por la gracia de la técnica y del esfuerzo.” (trad. “Se è vero che sono poeta per grazia di Dio – o del demonio-, è anche vero che lo sono grazie alla tecnica e allo sforzo.”).

Ovvero, gli artisti ispirati dal cielo sono un bluff, non esistono. Senza sforzo, senza apprendere le tecniche adeguate e senza un esercizio e un lavoro continuo non si va da nessuna parte. Anche Picasso affermava qualcosa di simile quando sosteneva che “Non c’è niente di più difficile di una linea.”.

Detto ciò, capite bene quale sia il motivo per cui, fra tutte le opere meravigliose di Lorca, ho scelto un sonetto: una forma ultra classica con regole ferree, fiore all’occhiello della poesia italiana, ma magistralmente interpretato anche sul suolo iberico da autori come Garcilaso, Lope, Góngora, Quevedo, tanto per dirne alcuni.

I sonetti dell’amore oscuro, da cui traggo il componimento che segue, sono le ultime poesie di Lorca prima di essere ucciso e si collocano cronologicamente fra il 1935 e il 1936. La raccolta contiene solamente undici sonetti ed ignoriamo se il poeta avesse in mente una raccolta più ampia, tuttavia quelli che ci sono giunti bastano e avanzano per collocare Lorca tra in grandi sonettisti di sempre.

Federico García, Lorca El poeta dice la verdad

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