Livorno ribelle e sovversiva

“La prepotenza muterebbe nome, e si chiamerebbe vigliaccheria, se si esercitasse sempre contro gente rassegnata a subirla” (p.40, in La parola dei socialisti, 22 maggio 1921, «Una differenza»)

livornoLivorno ribelle e sovversiva di Marco Rossi è un libro che scorre rapidamente, ben scritto e molto accurato sia nella documentazione sia nella ricostruzione storica dell’esperienza breve ma significativa, degli Arditi del popolo livornesi i quali, saldandosi con altre forme di resistenza, contrastarono duramente al fascismo incipiente.

Non so voi, ma personalmente circa gli Arditi del popolo, prima della lettura di questo appassionante testo, avevo notizie più mitiche che storiche, e leggendolo mi sono resa conto di quanto ignorassi circa le vicende di coloro che si opposero da subito al regime fascista.

Di fatto, almeno questa è la mia sensazione, si glissa molto sul fatto che la resistenza al fascismo sia iniziata ben prima dell’organizzazione partigiana e che tanti, comunisti, socialisti, anarchici e quanti altri, si opposero con ogni mezzo alla violenza, alla prepotenza e all’usurpazione dei diritti umani perpetrati dai fascisti.

Il testo mette in luce come a Livorno, attorno agli Arditi del popolo, confluirono varie anime politiche della resistenza cittadina e massiccia fu la presenza degli anarchici. Questo non deve stupire, poiché nel primo dopoguerra la presenza anarchica in città era notevole, al punto da mettere in difficoltà il neonato Partito Comunista che, almeno per i primi anni, dovette accontentarsi di un’unica federazione provinciale insieme a Pisa.

Grazie a questa congiuntura nel biennio 1921-22 a Livorno fu messa in campo una vera e propria resistenza di fronte alle provocazioni e alle violenze dei fascisti che indubbiamente godettero dell’appoggio dei ceti medi, delle forze dell’ordine e della Chiesa. Tale resistenza, nel biennio preso in esame da Rossi, prese le sembianze di una guerra civile, tanto che nell’estate del 1922 vi furono forti tensioni e scontri, a cui seguirono violente repressioni da parte delle forze dell’ordine.

Non è un caso l’ultimo capitolo si intitoli «La caduta di Livorno» perché di questo si è trattato alla fine: Livorno fu letteralmente espugnata e Rossi ci ricorda come i fascisti livornesi, oltre all’appoggio dell’apparato statale di cui beneficiarono, dovettero mettere in campo circa 820 camerati provenienti da tutta la Toscana per riuscire a venire a capo della rossa (e rossonera, non dimentichiamo) Livorno.

Ma non ci volle solo la forza e la violenza, il libro di Marco Rossi ricostruisce perfettamente anche il quadro politico cittadino e nazionale, all’interno del quale vennero instaurandosi spaccature che aprirono ulteriormente la strada alla sconfitta della resistenza.

Molto interessante ho trovato anche tutta la parte dedicata alla descrizione dei quartieri della città e dei ceti sociali in cui maggiormente prese campo la resistenza antifascista: queste descrizioni sono veramente molto vivide, tanto che sembra quasi di trovarsi fra le strade della Livorno degli anni ’20.

L’esperienza degli Arditi del popolo fu breve, in quanto subito messi fuori legge e immediatamente si abbatté su di loro la mannaia delle repressione e del confino, ma non per questo ce li dobbiamo, o possiamo, dimenticare. Così come non possiamo dimenticare l’apporto fondamentale delle donne che si adoperarono attivamente durante quegli anni sostenendo una doppia lotta contro il fascismo e le violenze sessiste che da esso si generavano.

L’esperienza livornese descritta da Marco Rossi dovrebbe essere il nostro personale promemoria di come tanti, a Livorno come altrove, si siano spesi per la libertà e onestamente guardarsi indietro e vedere come questi uomini fieramente si sono opposti alla prepotenza fascista, rinfranca il cuore.

La foto di copertina che ritrae Errico Malatesta circondato da anarchici Ardenzini appare a prima vista solo un documento storico; finito il libro, vi assicuro, quell’immagine cambia immediatamente prospettiva e gli occhi di quegli uomini sembrano domandare a noi oggi cosa resta del loro sacrificio.

Marco Rossi, Livorno ribelle e sovversiva. Arditi del popolo contro il fascismo 1921-1922, BFS Edizioni, 2013
http://www.bfs.it/edizioni/

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libri & sconfinamenti

  1. 819 erano sicuramente pisani …
    😉

    Ps. scusa ma non ho trattenuto il commento poco letterario e molto pisese. Mi perdoni?

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